Coronavirus a Roma, le regole per i negozi che riaprono: obbligo di sanificazione e controlli a campione

Coronavirus a Roma, le regole per i negozi che riaprono: obbligo di sanificazione e controlli a campione
di Lorenzo De Cicco e Giuseppe Gioffreda
6 Minuti di Lettura
Giovedì 16 Aprile 2020, 09:15 - Ultimo aggiornamento: 09:16

«Vogliamo aiutare le imprese nella fase di ripartenza, ma nei controlli saremo severi», assicura Carmina Mancino, capo dell'Ispettorato del lavoro di Roma. Le direttrici sono tre: «Sanificazioni; rispetto delle distanze di sicurezza; contingentamento». Il resto, spiega la dirigente, verrà definito nei prossimi vertici con la Prefettura, a cui martedì notte è arrivata la circolare del Viminale che invita, in tutta Italia, a mettere in campo sia la Guardia di Finanza che gli ispettori del lavoro per accompagnare con controlli serrati la graduale riapertura del Paese. Nella Capitale le Fiamme gialle già erano state coinvolte nelle verifiche sulle imprese, per ordine del prefetto Gerarda Pantalone. Ora toccherà anche agli ispettori del lavoro, che avranno il compito, insieme alla Polizia locale, di concentrarsi sulle attività produttive e commerciali. Saranno verifiche a campione, si partirà da librerie (apriranno lunedì), cartolerie, negozi di abbigliamento per bimbi e falegnami (si stanno via via riattivando dal 14), oltre agli alimentari. Obiettivo: evitare assembramenti e accertare l'utilizzo di mascherine e guanti, quando necessario.

Coronavirus, smantellato traffico illegale di mascherine: 400mila importate illecitamente
Coronavirus, la Lombardia vuole riaprire tutto il 4 maggio. Il governo: «È un errore»

La Regione intanto lavora a un piano che fisserà le regole per ciascuna categoria d'impresa. Si chiama Lazio Sicuro e porterà alla formulazione di un decalogo valido per tutti e a regole specifiche per ogni comparto. Oggi a mezzogiorno si riunirà il primo tavolo, convocato dal vicegovernatore Daniele Leodori, a cui parteciperanno esperti del Sistema sanitario regionale, di Gemelli e Spallanzani e dell'Inail. Nel pomeriggio, l'incontro con la Camera di commercio.

ACCORDO PER LA CIG
Nelle bozze che circolano alla Pisana già si notano i primi paletti: per tutti varrà, oltre all'ingresso contingentato, l'obbligo di guanti e mascherine per i dipendenti a contatto col pubblico e la sanificazione dei circuiti di areazione, a cominciare dai grandi store dell'arredamento. Per bar e ristoranti, si parla di turni per mangiare, con coperti ridotti, e tavoli mono-uso, impiegabili solo da un cliente a cena o a pranzo. Alle casse, si va verso l'utilizzo di barriere rimovibili, per esempio in plexiglass. Nei negozi di abbigliamento, ma anche nelle librerie, saranno i commessi a selezionare e portare la merce ai clienti, che non potranno toccarla. Addio (o arrivederci) allo sfoglio del libro tra gli scaffali. C'è il dubbio di come e se far provare i vestiti scelti, le regole sono ancora da fissare. Per l'estate, si pensa all'accesso al bagnasciuga solo su prenotazione del lettino, ma c'è l'incognita delle spiagge libere. Sempre a tema imprese, ieri la Regione ha aderito alla convenzione con l'Abi: le banche potranno anticipare i soldi della cassa integrazione ai lavoratori in crisi.
Per Agostino Messineo, professore di Medicina del lavoro all'ospedale Sant'Andrea-La Sapienza e presidente dei Medici del Lavoro del Lazio, «nella ripartenza sarà decisivo fare in modo che i luoghi di lavoro non diventino possibili focolai. È importante che le imprese siano controllate sia sulle distanze di sicurezza che sui dispositivi di protezione. Se un'impresa viola le leggi ordinarie sul lavoro oggi rischia una contravvenzione, ma se poi si riscontra un contagio di Covid 19 correlato a quell'infrazione, il reato diventa penale».

Coronavirus Fase 2, come ripartire: orari di lavoro scaglionati e bus con metà posti. E il nuovo decreto slitta

RISTORANTI
Turno unico per i tavoli

​Obiettivo principale, con la riapertura dei ristoranti, sarà quello di garantire il rispetto delle distanze tra i clienti e ridurre quindi al minimo i rischi di contagio per gli avventori e per gli operatori dei locali. Oltre all’utilizzo per questi ultimi di tutti i dispositivi di protezione individuale (dalle mascherine ai guanti, così come avverrà per tutti gli uffici al pubblico) sono allo studio una serie di misure che riguardano espressamente il servizio in sala. Tra queste il “monouso” dei tavoli. In pratica ogni locale dovrebbe utilizzare i singoli posti a disposizione una sola volta a serata. Una volta utilizzato il tavolo, il ristoratore non potrà più far accomodare allo stesso ulteriori clienti. In questa maniera il numero dei coperti per il pranzo o per la cena sarebbe drasticamente diminuito. Altra ipotesi allo studio è che gli ambienti dei locali vengano utilizzati a scaglioni: alcuni coperti sarebbero disponibili solo in una determinata fascia oraria, il resto in un’altra.

STABILIMENTI
Al mare solo su prenotazione

In spiaggia con mascherine e i vigili - insieme agli uomini della guardia costiera - a controllare le distanze di sicurezza. E di certo, a prescindere dalle proposte di utilizzo di box in plexliglass sul bagnasciuga, sarà fondamentale garantire che tra gli ombrelloni ci sia uno spazio congruo. Un’ipotesi presa in considerazione è che prima di partire in direzione spiaggia sarà opportuno (se non obbligatorio) prenotare un posto per sé - ed eventuale seguito - in riva al mare. L’accesso agli stabilimenti non potrà avvenire, dunque, se non su prenotazione. Questo per evitare eventuali resse agli ingressi delle strutture. Ovviamente i proprietari di queste ultime avranno l’obbligo di garantire la sanificazione dei lettini e delle sdraio dopo ogni uso. Stesso discorso per le cabine, che potranno essere utilizzate solo da una persona alla volta, con una turnazione prestabilita. I gestori degli impianti, per non perdere la stagione, si sarebbero già organizzati con una serie di iniziative a riguardo.

ABBIGLIAMENTO
Vietato toccare i capi esposti

All’interno dei negozi, oltre a evitare gli assembramenti, diventerà necessario ridurre al minimo, se non eliminare del tutto, i contatti con la merce esposta. Ad esempio dove si vende abbigliamento non sarà consentito ai clienti di prendere personalmente, scegliendo tra i vari capi esposti, il prodotto da acquistare. Nella scelta dovrà tassativamente essere coadiuvato dal personale dell’esercizio che, munito dei dispositivi di protezione, potrà “toccare” in tutta sicurezza la merce e consegnarla poi al cliente. Sicuramente il negoziante dovrà garantire l’ingresso contingentato degli avventori. Un po’ come accade, dall’inizio dell’emergenza, nei supermercati, nei negozi di alimentari e in quelle tipologie di attività che sono rimaste aperte. Tra le misure al vaglio anche l’imposizione di una qualche forma di “protezione” dei registratori di cassa, in modo tale che quando il cliente andrà a pagare entri il meno possibile in contatto con l’esercente.

LIBRERIE
Volumi dati dal personale

Avrebbero potuto riaprire i battenti, insieme ai negozi per i bambini e le cartolerie, già subito dopo Pasquetta. Ma proprio perché la Regione ha ritenuto necessario limare ulteriori misure di sicurezza, le librerie potranno ripartire soltanto da lunedì prossimo. Come per gli altri esercizi commerciali saranno soggette al contingentamento degli ingressi e all’utilizzo, da parte degli operatori, dei dispositivi di protezione personale. Molto probabilmente, comunque, gli appassionati di lettura dovranno cambiare le proprie abitudini. Non sarà infatti consentito sfogliare il volume prescelto, ma soltanto guardarlo per poterlo scegliere. Una volta individuato il libro preferito il consumatore potrà farselo consegnare dal libraio, rigorosamente munito di guanti. Ovviamente questa disposizione sarà finalizzata a ridurre la possibilità di contagio che potrebbe derivare dal contatto di molte persone con lo stesso oggetto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA