Casal Bruciato, la roccaforte rossa tradita si aggrappa all'ultradestra

Giovedì 9 Maggio 2019 di Lorenzo De Cicco

«La verità è che state a buttà un cerino sulla benzina. I problemi di Casal Bruciato? Tutti. Ne dica uno, ce l'abbiamo. Un mio amico, Maurizio, ha un figlio di 10 anni e un altro disabile. Da vent'anni chiede la casa popolare, come hanno fatto questi a scavalcarlo? Me lo dica. Io di destra? No, sono per la giustizia». Stefania (cognome, «scriva Rossi»), disoccupata «come quasi tutti, qui», non si smuove dal cancello di via Satta. Sta lì da ore, un tiro di Camel dopo l'altro. Ha visto la Raggi entrare e uscire dalla casa assegnata ai rom, ha visto «i ragazzi di CasaPound». Gli «unici», dice, «che ci stanno». E alle loro collette alimentari, «solo per gli italiani», vengono a prendersi il pacco «pure quelli che votavano Pci, perché quando non hai niente, quando non c'è niente tranne la rabbia, ci si aggrappa a tutto».

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Casal Bruciato, ex roccaforte rossa, 22mila abitanti, palazzoni incastrati tra le buche della Tiburtina e le corsie veloci dell'autostrada Roma-L'Aquila, ora si aggrappa all'ultradestra, abilissima a sobillare l'insofferenza degli ultimi. La sede del Pd - e prim'ancora dei comunisti - è in via Diego Angeli, nello stesso comprensorio di alloggi popolari dove un'altra famiglia rom si appena accasata. «Ma la sezione è quasi sempre chiusa», assicura chi abita nei dintorni. Della scritta Partito democratico, si vede solo la P. Lucchetto serrato, la vetrina è foderata con le pagine ingiallite di un Corriere dello sport. Accanto un cartello: «Compriamo immobili in zona velocemente». Magari servirà. «Abbiamo problemi economici, come tanti circoli - dice il responsabile, Cosimo Demasi - Non è più come col Pci. I rom? Non si possono spostare dalla mattina alla sera, è ovvio che qualcuno poi reagisce... Purtroppo quando la gente è frustrata si affida a questi movimenti, a CasaPound, pensando che li aiuteranno a risolvere i problemi, invece li cavalcano e basta».
 

I problemi di Roma, qui, li trovi tutti. I cassonetti cappottati e stracarichi di pattume; le strade crivellate dalle buche; i giardini dei bimbi ridotti a grovigli di vegetazione informe; le corse dei bus depennate dall'oggi al domani. E pazienza per i pendolari. «Abbiamo i topi ovunque, gli unici che se ne occupano sono i gabbiani», dice sconsolato Mimmo Giannetto, anni 69, da 37 parrucchiere a Casal Bruciato.
Ci si incontra tra le panchine sbeccate di piazza Balsamo Crivelli. Agli anziani, due anni fa, hanno tolto pure i bagni del centro dove si gioca a scopone e tressette. «E così è diventato tutto un orinatoio, la gente la fa in mezzo agli sterpi. Che gli costava, al Comune, tenere aperti i gabinetti?», si sfoga Guido Cerqua, classe 1924, ex poliziotto. «È questo il vero problema, i disservizi, mica i rom», assicura Franca Umbro, avvocato, 58 anni. «Se mandi qui i nomadi, metti disagio su disagio. Come a Torre Maura. E la situazione si fa esplosiva. Ma non siamo un quartiere fascista. O razzista. È che in mezzo a questo degrado non c'è nulla, non una biblioteca, non un cinema». Aggiunge la sorella, Antonia: «Casal Bruciato è un quartiere di sinistra, cioè era. Il problema è il poco lavoro. I pochi soldi». Marco Napoleoni, disoccupato pure lui, abita nelle case popolari di via Angeli. «Pago 100 euro di affitto. Ho votato Raggi, non so se lo rifarei. Certo, peggio di così è difficile...». Nel 2016 i grillini accarezzavano il 70%, altri tempi.

LE SPARATORIE IN STRADA
C'è un senso di insicurezza con cui tocca convivere. I pregiudicati scontano i domiciliari negli alloggi del Comune. Er Mitraglia è stato freddato in mezzo alla strada un anno fa. «E accanto alla Conad - ricorda qualcuno - nel 2015 uno è stato sparato con cinque colpi, da un motorino».
Ci sono anche i nomadi italiani, «siamo Sinti, giostrai», che vivono nei bungalow di via Spellanzon. Da 40 anni. «I rom stranieri sanno solo rubare. E la gente è spaventata. A noi ci conoscono, ci rispettano», dice il capofamiglia. «Ha ragione Salvini».
Chi non si aggrappa alla destra, si appella alla Madonna di Casal Bruciato, l'altarino di piazza Crivelli, col rosario delle 19.15 e i lumini di Padre Pio. «È la mamma di tutti», c'è scritto a penna in un foglietto incorniciato. Anche dei rom.
 

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