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Strage nella casa di riposo, ira dei figli: «Abbiamo saputo dal web, nessuno ci aveva detto del Covid»

Strage nella casa di riposo, ira dei figli: «Abbiamo saputo dal web, nessuno ci aveva detto del Covid»
di Camilla Mozzetti e Riccardo Tagliapietra
3 Minuti di Lettura
Domenica 17 Gennaio 2021, 00:06 - Ultimo aggiornamento: 10:51

«Stavo andando al lavoro, mi ha chiamato mio cognato e mi ha detto che era successo qualcosa all’ospizio dove stava mamma». Giovanni parla pacato, lo sguardo rivolto in basso. Sta aspettando che qualcuno gli dia qualche notizia. La madre da un anno è ospite di Villa dei Diamanti. Non è l’unico ad attendere. Al suo fianco la figlia di Maria Laura Minelli, una delle vittime, scoppia a piangere quando un carabiniere con un cenno del capo la fa precipitare nel buio. «Ero seduta a tavola quando ho sentito la notizia e sono corsa qui», aveva detto poco prima di accasciarsi disperata, sorretta dalla figlia. Quei pochi parenti che sono arrivati davanti alla casa in via Montegiove a Lanuvio, cercano di capire. Qualcuno viene dirottato agli ospedali dove sono stati portati i feriti, a Tor Vergata, al Santa Maria Goretti di Latina, all’Umberto I. Ma anche qui le notizie arrivano confuse. Perché inizialmente non si sa esattamente dove siano stati portati gli anziani rimasti intossicati.

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La rabbia

«Sono arrabbiato, perché nessuno mi dice dove è finito mio padre», spiega un altro parente. Ma la rabbia vale soprattutto per chi ha appreso dalle notizie rilanciate in rete che il proprio genitore era risultato positivo al Covid. Il 13 gennaio scorso, infatti, dopo che è stata accertata la positività su un operatore l’Asl Roma 6 ha avviato le indagini sugli ospiti della struttura e gli altri dipendenti e nove degli anziani ospiti erano risultati positivi e in mattinata avrebbero dovuto essere trasferiti in strutture ospedaliere. «Nessuno ci ha avvisato - spiega la figlia della signora Minelli - non sapevamo nulla».

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Le omissioni

Non è l’unica che non sapeva. Altri spiegano che a loro non era stato ancora comunicato nulla, anche se il contagio oramai sembra essere diventato il minore dei mali, perché anche i ricoverati sono tutti gravi. Qualcuno però sapeva. «Nella struttura - ha spiegato l’Unità di Crisi della Regione - erano in corso le indagini epidemiologiche per un caso di positività riscontrato il 13 gennaio su un operatore socio-assistenziale. Operatori e ospiti erano stati tutti sottoposti a tampone il giorno seguente e ieri sera si è avuto riscontro di 3 operatori risultati positivi e 9 ospiti positivi». Eppure nessuno pare avesse avvisato i parenti degli ospiti, almeno non tutti.

 


Alla villa arriva un altro parente. «Mia mamma è ricoverata qui», dice a un militare. Il carabiniere cerca nella cartella che tiene in mano il suo nome. Scorre con la penna l’elenco degli ospiti dove sono segnati quelli che sono sopravvissuti. Trova un nome, gli chiede di attendere. L’uomo rimane appeso alla speranza. L’espressione del carabiniere si rasserena per un attimo. «Sua madre non è qui, è all’ospedale a Tor Vergata». La commozione allenta la tensione. «Grazie, grazie», dice prima di risalire in auto, lui, almeno, con la speranza di rivederla.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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