ROMA

Airbnb, protesta dei Comuni «Va tassato il volume d'affari»

Venerdì 14 Febbraio 2020 di Camilla Mozzetti
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Nella Capitale il guadagno di società e persone fisiche raggiunge la media di 850 euro al mese
 Il ministero dei Beni culturali è pronto a calare il suo “asso” nella stretta sulle locazioni brevi (quelle inferiori ai 30 giorni ndr) annunciando con il disegno di legge sul Turismo la trasformazione in impresa per i singoli o le società che affittano più di tre case sfruttando anche il sistema Airbnb. Ma quali saranno i riflessi nella Capitale e, soprattutto, in che modo viene recepita questa proposta da chi a Roma si occupa di gestire il Turismo? La materia è complicata proprio perché nella città Eterna il comparto delle locazioni brevi segue un canale tutto suo che difficilmente può trovare analoghi in altre località turistiche e città d’arte.

Ieri il tema è stato ampiamente discusso dall’assessore al Commercio con delega al turismo Carlo Cafarotti che a Napoli ha incontro i suoi omologhi: gli assessori competenti che seguono l’argomento per i comuni di Bologna, Milano, Firenze e Napoli. A cosa si è arrivati? Alla stesura di una lettera da inviare al ministro Dario Franceschini con una serie di specifiche e chiarimenti perché se nel complesso sono tutti d’accordo sull’esigenza di riconoscere come imprenditore colui il quale trae profitto dalle locazioni brevi (chiedendone poi anche il dovuto in termini di tasse), sono necessarie - soprattutto per la città di Roma - norme stringenti.

Questa la riflessione di Cafarotti: «Come verranno valutate ad esempio le notti vendute o il volume d’affari?» perché ad esempio è più che mai verosimile trovare a Roma un soggetto o una società che sfruttando un solo appartamento, magari nel pieno centro storico, raggiunge a fine mese un fatturato più alto di chi ha due o tre appartamenti in zone più periferiche. Di conseguenza si potrebbe riconoscere come impresa anche una singola realtà.

Il punto in sostanza è focalizzare l’attenzione non tanto sulle proprietà quanto sul volume di affari che generano. «Nel disegno è compresa anche la residenza?», continua a domandarsi Cafarotti. Se fosse così andrebbe bene l’impianto del ministero ma se invece proprio la residenza venisse omessa quante sarebbero le persone fisiche o le società che possiedono o prendono in affitto per locarle poi ai turisti più di tre appartamenti? Si rischierebbe - analizzano anche gli uffici del dipartimento turistico capitolino - di non imprimere una vera e propria stretta. Come invece servirebbe alla Capitale considerati i numeri, ad oggi disponibili, sugli appartamenti e le case destinate agli affitti brevi che invadono diverse piattaforme di gestori, a partire da Airbnb. Nella riunione interassessorile di ieri si è discusso anche di questo: come contestualizzare i “properties manager”, ovvero i gestori immobiliari. 

Su Roma proprio Airbnb ha raggiunto numeri da capogiro. In tutta la Capitale infatti si contano 29.436 annunci e di questi il 64% (e cioè 18.843) riguarda case e appartamenti. A Firenze il numero si ferma a 8.640, a Bologna a 2.333, a Milano a 12.809 e a Napoli a 4.223. Insomma, Roma gioca la parte del leone, il prezzo medio per notte si attesta sui 98 euro e il tasso di occupazione non scende mai sotto il 24% mentre il fatturato mensile stimato supera i 600 euro per singolo appartamento. Nel centro storico la situazione si amplifica: si contano, infatti, 10.497 appartamenti per affitti brevi con prezzi medi a notte di 121 euro e un fatturato mensile medio di 850 euro. Quanto vanno bene? Il tasso di occupazione è del 28%. Il Campidoglio finora è riuscito ad approvare un regolamento per ottenere il pagamento della tassa di soggiorno anche da chi sfrutta determinati gestori per promuovere le locazioni brevi ma di fronte alla nuova proposta del ministero «il discrimine tra imprenditoriale e non - conclude Cafarotti - è un punto critico».
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