Santa Maria in Trastevere risplende tra angeli e santi: il restauro-evento

Martedì 28 Novembre 2017 di Laura Larcan

Sembrano le città invisibili di Italo Calvino, composte di sogni e desideri, la Betlemme e la Gerusalemme che ora risplendono sulle ali della facciata di Santa Maria in Trastevere, con le loro torri, le mura, le porte possenti scandite con forza prospettica in architetture viola, verdi, gialle e azzurre. Colori e figure perduti nell'oblio del tempo, sotto le devastanti colature di piogge acide e polveri inquinanti, e oggi tornati a far battere il cuore. E non sono i soli, perché l'antica basilica icona del rione trasteverino, dall'orgoglio medievale intriso dell'ambizione di Innocenzo II che la volle nel XII secolo splendente dell'oro dei mosaici e maestosa con le colonne delle Terme di Caracalla, sta per svelare tesori davvero dimenticati e, forse, quasi del tutto sconosciuti. L'occasione arriva con il complesso intervento di restauro diretto e sostenuto dalla Soprintendenza speciale di Roma, iniziato nel gennaio scorso (impresa esecutrice R.o.m.a.), che ha incartato di ponteggi l'intera facciata, dal portico al timpano.


Un'autentica impresa che sta riportando ad una inedita leggibilità dal basso un apparato decorativo di cui s'era persa memoria e che sarà rivelato al grande pubblico in primavera. I secoli, per la facciata della basilica, hanno significato rifacimenti: da Carlo Fontana nel 1702 a Vespignani (metà dell'800) quando si decise di riempire tutte le porzioni della facciata con pitture ad affresco che simulassero il mosaico. Una finzione di puro virtuosismo pittorico che doveva echeggiare il grande mosaico del 1100, con il corteo delle vergini, Maria e Gesù Bambino (dove spiccano tre figure oggi attribuite a Pietro Cavallini). Ogni livello della facciata ha ora i suoi tesori. Sopra il portico, tra le tre finestre, ecco che sembrano riverberare le finte tessere di un mosaico (tre centimetri di lato), tra palme, pecore e città. «Un fondo d'oro zecchino che doveva dare l'effetto di ampliamento del mosaico medievale - racconta Elvira Cajano, direttore del restauro - Pulendo, siamo riusciti a togliere l'ossidazione e a riportare alla luce la foglia d'oro».

LA SQUADRA DI DORATORI
Un documento rinvenuto negli archivi racconta che l'oro venne steso da una squadra speciale di doratori. «La difficoltà è stata quella di calibrare gli interventi - sottolinea Cajano - sulle parti dove la tessitura cromatica era sparita, abbiamo dato un fondo di acquerello color ocra che potesse riequilibrare la composizione». Il timpano offre oggi il picco della sorpresa. Il Cristo in trono, papa Pio IX con la veste bianca, gli angeli, gli evangelisti. «Abbiamo ritrovato le incisioni originali delle figure e siamo riusciti a ricostruire tutto il disegno perduto», dice Cajano indicando i dettagli di volti che, a guardare le foto d'epoca, sembrano ricomparire dal nulla. Fondamentali sono state le analisi: i rilievi e le termografie per identificare materiali e colori antichi. «Questo intervento è un'azione decisa per la riqualificazione di uno degli angoli più belli e caratteristici di Roma - commenta il soprintendente Francesco Prosperetti - quella Piazza Santa Maria in Trastevere precipitata nel degrado della movida, che purtroppo investe tutta questa parte della città vecchia. Restituire il decoro alla facciata di questa chiesa è un fatto di rispetto per la città, e un invito a vivere questo quartiere in modo più consapevole della suo valore».
 

Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 17:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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