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Rom borseggiatrici, daspo per bus e metro: in caso di nuova violazione scatta il carcere

Rom borseggiatrici, daspo per bus e metro: in caso di nuova violazione scatta il carcere
3 Minuti di Lettura
Venerdì 23 Novembre 2018, 08:06

IL CASO
C'è chi è costretto controvoglia a prendere i mezzi pubblici ogni mattina per andare a lavoro. E chi invece con forza deve starne lontano. Per il bene della collettività. Come le tre giovani ladre di etnia rom, arrestate lo scorso mercoledì alla fermata della metro Barberini dopo l'ennesimo furto: se vorranno rimanere in libertà dovranno tenersi ad almeno 200 metri di distanza dalle stazioni della metropolitana di Roma. In caso contrario, per loro si apriranno immediatamente le porte del carcere, come intimato dal giudice monocratico Riccardo Rizzi, che ieri mattina ha disposto nei confronti delle tre una sorta di Daspo Urbano, che ricalca in buona parte le disposizioni già introdotte dall'ex ministro degli interni Marco Minniti. Norme che l'attuale ministro Matteo Salvini vorrebbe estendere anche ad altri ambiti della sicurezza.
I FATTI
A fermare le tre giovani ladre, una 30enne e due 26enni di origine bosniaca, sono stati mercoledì mattina, intorno all'ora di pranzo, i carabinieri della stazione Vittorio Veneto, che hanno colto in flagranza di reato le tre rom che avevano appena «ripulito» un ignaro turista giapponese derubandolo del portafoglio con dentro 660 euro. Per ingannare la vittima, che non si era accorta di nulla, le tre donne avevano messo in pratica uno dei trucchi classici del borseggio da metro: in due da dietro avevano iniziato a pressare l'orientale, mentre da davanti, una terza complice, come si legge nel capo di imputazione «ne ostacolava la discesa e celando la sua mano sotto una borsa riusciva ad aprire il borsello della vittima e ne asportava il portafoglio». Individuate dai militari in borghese, le tre ragazze sono state arrestate per furto aggravato «per aver agito su un mezzo di pubblico trasporto», poi ieri mattina si sono ritrovate a piazzale Clodio per la direttissima, dove, una volta in aula, hanno evidenziato il loro stato di indigenza: «Per sopravvivere facciamo lavori saltuari, a volte ci capita di fare la raccolta di rifiuti». Dopo aver sfogliato il corposo elenco di precedenti, quasi tutti furti commessi a bordo di mezzi pubblici, il pm d'aula Filomena Angiuni ha chiesto gli arresti domiciliari per le tre ladre, considerando anche la specifica reiterata infraquinquennale per due di loro. Il giudice monocratico, però, ha voluto concedere un'ultima opportunità alle tre donne, giovani, ma già madri di diversi figli. Nei loro confronti, infatti, ha disposto un divieto di avvicinamento ai luoghi del reato che ricalca il Daspo Urbano, la norma che dispone l'allontanamento per «chiunque ponga in essere condotte che impediscono la libera accessibilità e la fruizione delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale». Le tre donne, che già erano sottoposte all'obbligo di firma quotidiano, da oggi dovranno firmare due volte al giorno presso una caserma dei carabinieri. Ma soprattutto, se vorranno evitare il carcere in attesa del processo, dovranno tenersi a distanza di almeno 200 metri da ogni stazione della metropolitana, teatro di numerosi borseggi. Unica concessione il bus per la scuola.
Marco Carta
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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