Atac, inchiesta sui permessi sindacali: «Duravano anche un anno intero»

Lunedì 31 Luglio 2017 di Valentina Errante
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Oltre 11.000 ore di permessi in più rispetto a quanto previsto dagli accordi aziendali. È andata così nel 2015 in Atac, con costi enormi per l'azienda. L'inchiesta della procura di Roma, che ha ipotizzato la truffa per quindici persone ma il numero potrebbe ancora crescere, in base all'ultima informativa consegnata in procura, riguarda vere e proprie assenze non giustificate da parte dei dipendenti dell'azienda dei trasporti finita sull'orlo del crack. Le indagini del pm Nicola Maiorano, delegate al nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza, riguardano i permessi di distacco sindacale per periodi lunghi un trimestre o, addirittura, l'intero anno. Gli accertamenti erano partiti dopo la denuncia dell'ex dg Marco Rettighieri, che si era presentato in procura a maggio 2016 segnalando tutte le criticità dell'azienda. Dagli appalti per le forniture a quelli per la gestione delle mense, fino ai permessi sindacali, utilizzati da molti dipendenti anche per fare doppi lavori.

IL DOSSIER
Un dossier, quello consegnato al procuratore Giuseppe Pignatone, depositato anche alla Corte dei Conti e all'Anac di Raffaele Cantone, che stanno ancora eseguendo le verifiche.
Uno studio firmato dall'audit manager Simona Tomeo e agli atti dell'inchiesta puntualizza «le richieste di permesso per le ore eccedenti la spettanza sono state autorizzate dal responsabile delle relazioni industriali Luca Masciola o dal direttore risorse umane Giuseppe Depaoli (entrambi licenziati) con una mail o con l'apposizione di una sigla sulla richiesta». Tre dipendenti, per tutto il 2015, risultavano «in distacco continuativo senza alcuna giustificazione». In quell'anno le assenze sarebbero costate 4,3 milioni di euro, con una perdita calcolata di 320mila euro.

IL FASCICOLO
Il fascicolo sulle vacanze giustificate con permessi sindacali si intreccia con quello relativo agli impiegati dell'azienda con doppio lavoro, coordinato sempre dal pm Maiorano. La procura punta a verificare se gli impiegati che disponevano di tanto tempo avessero anche trovato altri ingaggi. Intanto in nove rischiano il processo per gli appalti assegnati per chiamata diretta tra il 2013 e il 2015. Gli unici anni non coperti da prescrizione, perché andando a ritroso nel tempo la stessa procedura è stata applicata sin dal 74.

IVA EVASA
Il pm Maiorano, che ha proceduto sempre sulle denunce di Rettighieri, ha chiuso le indagini per nove persone, tutti ex vertici dell'azienda, con l'ipotesi di abuso d'ufficio. Le commesse riguardano la gestione delle mense, affidata in esclusiva e senza gara dal 2011 al 2015 all'associazione Dopolavoro, controllata dai sindacati, che ha registrato un volume d'affari vicino ai 30 milioni di euro. Dalle indagini è emerso che l'Associazione avrebbe anche evaso l'Iva per quasi un milione, così dalla Finanza è partita una segnalazione a Equitalia, dal momento che la cifra è troppo bassa per costituire una contestazione penale. Secondo gli accertamenti, che hanno quantificato il danno, l'azienda avrebbe perso oltre otto milioni.
Sono ancora in corso, invece, le verifiche sulla fornitura delle gomme, le indagini riguardano una commessa da otto milioni di euro che, però, Atac avrebbe pagato due volte nello stesso anno.
 

Ultimo aggiornamento: 1 Agosto, 16:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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