Torrente a Rieti con la Sicula:
«Cernigoi? Speriamo non mi
castighi, che bravo Palma,
Delli Carri è tutto suo padre»

Venerdì 8 Febbraio 2019 di Roberto Panetta
Vincenzo Torrente ai tempi del Gubbio

RIETI - Adda passà ’a nuttata! Sperando che il nuovo giorno sia migliore. Torrente è un fiume in piena e dice basta alla maledizione. Da quando è arrivato alla guida della Sicula Leonzio, 13 dicembre scorso, ha visto abbattersi tanta sfortuna nella sua squadra, sia a livello di risultati che di infortuni. Uno dietro l’altro ha perso pezzi importanti. Prima ha fatto crack il tendine d’Achille del bomber Ripa in allenamento, poi il crociato del ginocchio di Bollino contro il Trapani (ritornato dal Bari nel mercato di gennaio, si è fatto male alla seconda apparizione con la maglia dei bianconeri) e, ancora, il piede malandato di Juanito Gomez che continua a dare tormento. Solo per citare l’ultimo periodo. Il recente-passato ci dice che Vincenzo Torrente, da un paio di mesi, è tornato in panchina dopo un anno e mezzo di inattività.

Mister, come è nata la possibilità di allenare la Sicula Leonzio?
«Mi ha convinto la serietà della società, l’entusiasmo e la grande voglia di fare del presidente Giuseppe Leonardi. Mi ricorda un po’ Gubbio, un ambiente tranquillo dove si può fare calcio e lavorare molto bene, con giovani interessanti».

In Umbria ha compiuto un’impresa, con il doppio salto dalla C2 alla B, lanciando un giocatore di talento come Juanito Gomez che poi è esploso col Verona. È stato lui ad averla convinta a venire in Sicilia?
«La sua presenza è stata molto importante. Appena mi hanno contattato, la prima persona che ho chiamato è stato Juanito che mi ha parlato molto bene della società».

Gomez sarà della partita contro il Rieti? Un giocatore imprescindibile…
«Di certo giocherà, vedremo se dall’inizio o meno. Purtroppo appena sono arrivato si è fatto male, subendo un colpo al piede alla prima partita, con me in panchina, con il Catania e l’ho riavuto a disposizione solamente domenica per uno spezzone di gara contro la Cavese. È il giocatore simbolo, fondamentale per la squadra».

Il suo 4-3-3 è un vero e proprio marchio di fabbrica…
«È il mio modulo preferito. Quest’anno ho utilizzato anche il 3-52 o il 3-4-3, dipende anche dai giocatori a disposizione. Da quando sono arrivato purtroppo non ho mai avuto la squadra al completo. Ora ho recuperato Gomez, Rossetti e D’Amico e per la prima volta a Rieti ho una più ampia possibilità di scelta».

Come mai questa squadra va a singhiozzo (solo 3 pareggi in 6 partite con lei in panchina, senza considerare la gara col Matera, ndr)?
«Come le dicevo è un’annata disgraziata. Contro la Virtus Francavilla, due giornate fa, avevo 10 giocatori infortunati e due terzini hanno dovuto giocare come mezzali. Domenica scorsa contro la Cavese siamo riusciti a perdere, in casa, una perdita incredibile».

Ma lei in serie C che cosa c’entra?
«Me lo domando anche io - ride - Avevo una grande voglia di tornare ad allenare, sono stato fermo un anno e mezzo dopo l’esperienza a Vicenza in B. Si è presentata questa occasione e non ho resistito. Contratto fino a giugno, poi valuteremo insieme».

Come è possibile che nessuno ha chiamato Torrente…
«A dire il vero lo scorso anno, a stagione in corso, avevo trovato l’accordo, verbale, con Cosenza e Pisa. Tutto fatto ma poi, all’atto finale, hanno cambiato le carte in tavola ed è saltato tutto.  E le dirò di più: ho detto no al Catanzaro perché avevo l’accordo verbale con il Cosenza. Questo è il calcio, se stai troppo fuori dal giro poi non è facile rientrare. Quest’anno ci sono stati contatti con qualche compagine del girone A, di fascia media, ma non ho accettato».

E ora il Rieti di Capuano, che conosce molto bene il vostro bomber Miracoli avendolo allenato alla Samb. Ha chiesto consigli al suo giocatore per battere Eziolino?
«I calciatori hanno un modo diverso di vedere le partite rispetto a noi allenatori, siamo noi che dobbiamo dare loro i giusti suggerimenti».

Capuano potrebbe aver preparato una gabbia apposta per lui…
«Miracoli è un giocatore di categoria, una vera garanzia. È un mio pupillo sin da ragazzino, l’ho allenato a Genova con gli Allievi e l’ho convinto a seguirmi nel mercato di gennaio. Quest’anno in B a Brescia non ha potuto mai giocare per via della rottura del perone, per tornare al top ha bisogno di giocare e domenica alla prima partita ha già segnato un gol».

Che cosa sa di questo Rieti?
«I laziali sono una squadra rinnovata, hanno una struttura aggressiva e bisogna fare molta attenzione alle palle inattive. Capuano è molto esperto e conosce a memoria la categoria; un ottimo motivatore, molto bravo nella fase difensiva, con buone idee offensive. Conosco il portiere Costa, l’ho fatto esordire a Vicenza in B contro lo Spezia, fece un’ottima partita».

Chi toglierebbe agli amarantocelesti?
«A me piace molto il centrocampista Palma. In Delli Carri rivedo le caratteristiche di suo padre Daniele, mio compagno di squadra al Genoa: forte fisicamente, bravo di testa, attento e veloce. E poi occhio a Cernigoi: l’ho avuto a Vicenza e fisicamente è molto forte, speriamo non mi castighi».

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