Santa Rufina si stringe intorno al dolore della famiglia di Edoardo Tabbo, il diciottenne morto in moto lungo la Terminillese

Santa Rufina si stringe intorno al dolore della famiglia di Edoardo Tabbo, il diciottenne morto in moto lungo la Terminillese
di Daniela Melone
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Domenica 27 Novembre 2022, 00:10

RIETI - E’ troppo piccolo il palazzetto dello sport di Santa Rufina, la frazione del comune di Cittaducale dove il diciottenne Edoardo Tabbo viveva, per accogliere i tanti che si sono voluti stringere attorno alla sua famiglia, straziata dal dolore. Il Comune guidato dal sindaco Leonardo Ranalli ha proclamato il lutto cittadino e gli esercizi commerciali hanno sospeso le attività. A celebrare le esequie c’è il parroco, don Emmanuele, con lui don Lorenzo Blasetti, suo predecessore, don Marcello, dalla vicina parrocchia di Vazia e padre Franco, amico del papà del giovane che giovedì ha perso la vita sulla Terminillese. 

Le parole di padre Franco. «In questi casi il silenzio è la cosa migliore – suggerisce il frate – La vicinanza sia davvero con il cuore e non solo di circostanza». «Francesco, il papà di Edoardo, l’ho avuto come studente», ricorda don Lorenzo Blasetti, a lungo parroco di Santa Rufina, già in passato al fianco della famiglia del giovane, colpita da un altro grande lutto, la scomparsa prematura del nonno di Edoardo, Gianfranco e poi di un cugino del papà. Accanto all’altare decine e decine di corone di fiori. Mentre le suore di Santa Chiara provano le canzoni, un’ora prima della funzione il palazzetto già inizia a riempirsi di gente. Ci sono gli amici dei nonni di Edoardo, le amiche di sua sorella Ludovica, i vicini di casa, un paese intero che vuole mostrare la propria vicinanza. 

La mamma di Marco Tosti. «Sembra un film già visto», commenta qualcuno ricordando un altro grande lutto vissuto dalla comunità di Santa Rufina, la morte del giovane Marco Tosti, quattro anni fa. E’ proprio Roberta, la mamma di Marco, la prima ad abbracciare Cristina, la mamma di Edoardo che scende dal carro funebre. All’arrivo del feretro, annunciato dal rombo delle moto degli amici, don Emmanuele non trattiene le lacrime. «Non è la prima volta che vivo momenti di inaudita sofferenza – dirà nell’omelia il parroco – ma stavolta è difficile parlare. Avvertiamo un profondo smarrimento, siamo sgomenti e senza parole. Che dire di fronte alla bara di un giovane buono, brillante, generoso, che stava aprendosi alla vita? Qualsiasi cosa io dica, sembra inadeguato. Con lui se ne va un pezzo della nostra vita, niente sarà più come prima. Dio è l’unico che può riuscire ad illuminare il buio di oggi, in cui ogni famiglia sente Edoardo come un figlio per il quale versare lacrime di profondo dolore. Ci stringiamo in un unico, forte abbraccio, che tenta di far sentire un po’ meno soli i cari di Edoardo». 

L'esortazione. «Se le vostre lacrime cadranno per terra diventeranno fango – ha aggiunto poi rivolto ai familiari del giovane – ma se le saprete offrire a Dio saranno perle preziose. Non fermatevi a pensare che Edoardo non c’è più. Abbiate la certezza che un giorno ci ritroveremo e non ci lasceremo. E’ un arrivederci, non un addio». Al termine della celebrazione è il papà a prendere la parola, rivolto in particolare a chi non conosceva suo figlio: «Era una bella persona, educato, rispettoso. Quanto ci divertivamo in pista, ascoltava i consigli di Walter e Carlo, eravamo tutti felici. Ciao papà!»

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