Dolori allo stomaco e sangue dalla bocca, ma al pronto soccorso nessuno lo visita

Pronto soccorso dell'ospedale de Lellis (Archivio)
di Emanuele Laurenzi
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Lunedì 26 Settembre 2022, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 23:30

RIETI - Abbandonato al pronto soccorso del de Lellis per quasi 10 ore nonostante «sputasse sangue». Senza nemmeno una parola da parte di medici o infermieri. Circondato da persone che chiedevano di essere visitate e che, per tutta risposta, sono state costrette a subire l’atteggiamento irrisorio del personale in servizio. Alla fine non gli è restato altro che tornare a casa, con la frustrazione e il dolore, scegliendo di correre in un ospedale romano perché il quadro clinico nel frattempo era peggiorato. 

Va oltre l’incubo quanto è accaduto sabato all'ospedale de Lellis di Rieti ad un 55enne reatino che, ieri, è stato costretto a ricorrere alle cure del Gemelli e che ora si trova sotto osservazione al policlinico romano in attesa di conoscere gli esiti degli esami clinici. 
«Non c’è stato un minimo di interesse per quelle che sono persone. Quando si porta un’automobile a riparare, il meccanico ha più rispetto e considerazione delle macchine di quanto ne abbia avuto il personale del de Lellis per chi stava in fila al pronto soccorso», ha commentato amareggiato l’uomo, mentre viaggiava verso Roma aggiungendo: «Lì non ci torno di certo».

Codice verde. L’incubo era cominciato alle 9.30, quando l’uomo era arrivato al pronto soccorso dopo aver riscontrato alcuni problemi. «Avevo una perdita di sangue dalla bocca – racconta il 55enne – che arrivava dallo stomaco. A questo si erano aggiunti dolori e, nella preoccupazione, sono andato al pronto soccorso. Lì mi è stato assegnato un codice verde. La cosa mi aveva lasciato un po’ di perplessità, ma mi sono adeguato anche se ho notato subito che qualcosa non andava».

«C’era anche un uomo con un taglio al dito – prosegue nel racconto il reatino – perdeva sangue e doveva essere medicato con dei punti, ma lo avevano lasciato lì, in attesa. A me hanno fatto il test per il Covid e poi nulla più. Dopo un paio d’ore mi sono avvicinato alla guardiola perché avevo notato qualcosa di strano sul display». Tra le persone in attesa, infatti, non risultava nessuno in codice verde. «Ho chiesto spiegazioni e mi hanno detto che era normale e che c’erano due codici rossi».

Irrisi e abbandonati. Passano ore, ma nessuno si fa vivo. «Eravamo abbandonati – racconta l’uomo – con persone che si lamentavano. Ci hanno detto che erano in servizio soltanto due medici». In un momento così delicato, arriva anche la beffa con il personale che ha iniziato ad irridere le persone in attesa. «Mentre eravamo lì – prosegue il reatino – ad alta voce il personale ha detto più volte: “oggi sono tutti qui a fare le visite, visto che di sabato non ci sono i medici di famiglia”. Una cosa che mi ha sconvolto, perché non stavo bene». Alle 18.30, dopo quasi 10 ore, l’uomo abbandona il de Lellis e se ne va a casa. 

«Sono stato costretto a fare così – conclude – e ritengo che il problema sia organizzativo, prima ancora che professionale. Sarebbe bastata una parola, un minimo di conforto, un cenno di considerazione verso chi sta male. Magari non ho niente, ma mi sento ancora male e sono stato costretto ad andare a Roma e sono ancora sotto osservazione. Una cosa è certa: lì non metterò più piede».

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