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Il fallimento della Coop Risparmio 76 “sepolto” in Tribunale

Il fallimento della Coop Risparmio 76 “sepolto” in Tribunale
di Emanuele Faraone
3 Minuti di Lettura
Domenica 19 Luglio 2020, 02:21

RIETI - Non è il primo episodio e non sarà di certo l’ultimo. Ma la “giustizia-lumaca” che spesso inchioda i fascicoli processuali nei cassetti diventa, nel tempo, un pesante fardello per le parti. In fondo al tunnel sembra ancora lontana la luce della vicenda giudiziaria relativa al fallimento della Coop Risparmio 76 inabissatasi in Procura e che, da anni, non riesce ad uscire dalle sabbie mobili con tanti risparmiatori reatini ancora in attesa di un equo indennizzo dal 2012-2013.

Fu un terremoto anche politico quando la Guardia di Finanza notificò cinque gli avvisi di garanzia ad altrettanti indagati (consigliere, presidente, Ad, direttore e rappresentante legale) con l’ipotesi di reato di truffa e appropriazione indebita. Emergenza Covid-19 a parte a pagare lungaggini e ritardi tra i tanti risparmiatori coinvolti (oltre 30 quelli costituite parti civili titolari al tempo di libretti di risparmio) anche una coppia di reatini (lui G.R., lei R.S.) che - attraverso il loro legale Fabrizio Di Paolo - stanno tentando di ottenere quanto loro dovuto: interessi e danni morali. Il parossismo tempistico della locale Procura in questa vicenda non è irrilevante: a circa otto anni dai fatti denunciati - sei dalla prima richiesta di rinvio a giudizio e un anno e otto mesi dall’effettiva conclusione delle indagini riaperte dopo il rinvio degli atti alla Procura di Rieti per riformulazione capi d’imputazione - tutto è ancora al palo.

Procedura al palo. Una vicenda che vede da anni i due coniugi persone offese e parti civili in riferimento allo stato di insolvenza della Coop Risparmio 76 che ha arrecato gravi ripercussioni e conseguenze morali e materiali sulla vita della coppia nonostante la stessa Coop 76 abbia poi provveduto al ristoro della somma che marito e moglie avevano messa in deposito. Dopo la lunga attesa e numerose istanze, la coppia ha sollecitato una lettera alla Procura a nome dell’avvocato Di Paolo, affinchè venga al più presto esercitata, di nuovo, l’azione penale o in alternativa conoscere il motivo del lungo immobilismo giudiziario. Formalmente il procedimento si troverebbe in fase di indagini preliminari tuttavia queste sono state svolte prima della richiesta di rinvio a giudizio degli imputati (26-11-2014).

Inoltre, il rinvio degli atti alla Procura (11-10-2017) era avvenuto al solo fine della semplice riqualificazione giuridica dei reati scaturita dall’acquisizione della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza della Coop 76 (reato di bancarotta in luogo dei rati di truffa e appropriazione indebita). A ciò va ad aggiungersi (e a gravare) anche il fatto che, in seguito a richiesta di avocazione delle indagini rivolta alla Procura generale presso la Corte d’appello di Roma, la Procura reatina aveva informato, oltre otto mesi fa, circa l’imminente conclusione delle indagini. Ma è ancora lockdown.

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