Rieti, per Luca Urbani un mondiale
sfortunato: «Pessimo meteo»

Luca Urbani
di Giacomo Cavoli

RIETI - Quando si tratta di volo a vela nell'Europa dell'Est, nulla è più tristemente vero di pessime condizioni meteorologiche correttamente immaginate. E per farlo non serve tenere d'occhio le perturbazioni del periodo, ma basta affidarsi all'esperienza di chi, come Luca Urbani, delle speranze di godere di belle condizioni in quelle zone ne ha ormai fatto l'unica scommessa persa della sua vita.
 

Una meteo così instabile - dall'8 al 21 luglio scorsi - da mettere a rischio persino il numero minimo delle giornate di volo necessarie per rendere valida la partecipatissima 35esima edizione dei campionati del mondo in programma a Ostrow Wielkopolski, in Polonia, settima partecipazione mondiale di Urbani nella sua carriera volovelistica. A fare da contorno, il record assoluto di presenze per una manifestazione iridata di volo a vela, con 132 piloti e 28 nazioni in gara per le sole classi Club, Standard e 15 Metri, altri tre azzurri in gara oltre Urbani e la seconda parte del Mondiale - riservata alle classi 20 Metri, 18 Metri e Open - di scena in questi giorni a Hosin, in Repubblica Ceca, spina nel fianco anche per i numeri della Coppa Internazionale del Mediterraneo, in partenza a Rieti dal primo di agosto, letteralmente decimata nelle partecipazioni dalla precedenza dei due appuntamenti mondiali.
 

POCHI VOLI, TANTA CONCORRENZA

Su 14 giorni di competizione previsti dal regolamento internazionale, ne sono andati a segno la metà, sette, gli altri spazzati via dal consueto cocktail di pioggia, nuvole e vento da far rischiare incidenti. «Di giornate di riposo ce ne siamo prese parecchie, ed è stato deprimente» è il laconico commento di Urbani: con un discreto sbilanciamento verso le assegnazioni di speed task (due soltanto i giorni volati con aree task), il mondiale polacco non è stato fra i più fortunati per il medico reatino, 32esimo finale in classe Club, a bordo di uno Standard Cirrus, stavolta indicato come guida per il compagno di classe Simone Selvini (29esimo classificato), il 27enne milanese (già protagonista ai campionati mondiali Juniores in Australia nel 2015) alla sua prima esperienza mondiale e che, insieme al 24enne romagnolo Giacomo Dall'Olio, rappresenta il concreto tentativo di ricambio generazionale del team azzurro.
 

«Tutta la squadra italiana non ha brillato per risultato» ammette Urbani: oltre a lui e Selvini in classe Club, la partecipazione di Vittorio Pinni e Guido Dalla Rosa nella Standard e Thomas Gostner per la 15 Metri.

in sette giornate utili di gara, Urbani è difficilmente riuscito a staccare la quota dei primi 30 della classifica giornaliera: 29esimo al primo giorno, poi 36esimo al secondo e, a seguire, nelle successive cinque giornate, 37°, 33°, 36°, di nuovo 37° e 32° nell'ultimo volo.

«Forse sarebbe andata un po' meglio se, dopo l'ultimo pilone della prima giornata, io e Simone Selvini non avessimo commesso degli errori e abbassato la media oraria di volo, che ci ha relegato nella stessa parte di classifica con la quale abbiamo poi concluso - recrimina Urbani - Avremmo potuto chiudere la prima giornata forse persino fra i primi cinque migliori della Club e allora avremmo avuto speranza di un piazzamento finale migliore».
 

Per avere invece un'idea dell'affollata partecipazione del Mondiale, è sufficiente un altro racconto, l'ultimo di Urbani: «Basta guardare anche soltanto anche l'ultima giornata di gara - indica Urbani - Simone Selvini ha tenuto una media oraria di volo di 95 km orari, io di 94. Lui si è piazzato 15esimo, io 32esimo: per un solo chilometro orario di differenza, diciassette posizioni in più. Questo è il segno della grande partecipazione e del livello, alto, dei piloti in gara».
 

IL SETTIMO MONDIALE

 Le partecipazioni europee, nel curriculum di Urbani, sono otto, una in più di quelle mondiali: in Europa, l'esordio avvenne proprio a Rieti nel 1982 nella classe dei 15 Metri - che per il Vecchio Continente rappresentò la prima edizione assoluta - poi arrivò la Finlandia nel 1988 (in 15 Metri), di nuovo Rieti nel 1994 con la classe Libera (sua miglior prestazione in un Europeo grazie al settimo posto, e primo fra gli italiani della sua classe), nel 1998 in Polonia per la Libera, nel 2002 in Ungheria, sempre in Libera, nel 2010 la Slovacchia nella classe World degli alianti PW-5, nel 2015 ancora a Rieti e l'ultima nel 2017 a Moravská Třebová, in Repubblica Ceca.
 

Il suo esordio mondiale fu invece nel 1997, in Turchia, primo campionato mondiale ideato per la World Class e prima edizione dei Giochi Mondiali dell'Aria. Urbani c'era a Bayreuth (in classe Libera), in Germania, nel 1999, quando a diventare campione del mondo fu Giorgio Galetto; poi nel 2001 in Sud Africa (Libera) e nel 2008, ottavo classificato nella World Class dei mondiali di Rieti, nel 2010 a Prievidza, in Slovacchia (World Class) e nel 2013 ad Adolfo Gonzales Chaves, località della provincia di Buenos Aires, in Argentina, «dove sarei dovuto andare anche nel 1981, quando fui convocato per il mio primo mondiale - racconta - La guerra delle Falkland costrinse poi a spostare il mondiale in Germania, ma io non andai comunque: avevo 24 anni e nessuna intenzione di rinunciare alla mia sessione di laurea. E' una di quelle cose di cui mi pento ancora oggi». Poi, in ordine di tempo, l'ultima, poco fortunata partecipazione in Polonia.

Lunedì 30 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 09:14

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