Mafia Capitale, il Papa: vicende gravi, serve conversione per una Roma più giusta

Mercoledì 31 Dicembre 2014
8
«Le gravi vicende di corruzione emerse di recente richiedono una seria e consapevole conversione, un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale». Papa Francesco evoca l'inchiesta sulla mafia a Roma al termine del Te Deum. Un intervento che segue la condanna della corruzione fatta da Bergoglio a novembre.



«Senz'altro le gravi vicende di corruzione, emerse di recente - ha detto - , richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale, come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale, dove i poveri, i deboli e gli emarginati siano al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro agire quotidiano».



Per il Papa «è necessario un grande e quotidiano atteggiamento di libertà cristiana per avere il coraggio di proclamare, nella nostra città, che occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, che occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli!». «Abbiamo paura della libertà e, paradossalmente, preferiamo più o meno inconsapevolmente la schiavitù. La libertà ci spaventa perchè ci pone davanti al tempo e di fronte alla nostra responsabilità di viverlo bene. La schiavitù riduce il tempo a 'momentò e così ci sentiamo più sicuri, cioè ci fa vivere momenti slegati dal loro passato e dal nostro futuro».



Non costringere i poveri a «mafiarsi»: è l'appello lanciato da Francesco. «Quando in una città i poveri e i deboli sono curati, soccorsi e aiutati a promuoversi nella società, essi si rivelano il tesoro della Chiesa e un tesoro nella società. Invece, quando una società ignora i poveri, li perseguita, li criminalizza, li costringe a 'mafiarsì, quella società si impoverisce fino alla miseria, perde la libertà e preferisce l'aglio e le cipolle della schiavitù». «I poveri, gli emarginati debbono essere al centro delle nostre preoccupazioni, del nostro agire quotidiano. Occorre difendere, servire i poveri e non servirsi dei più deboli».




Benigni «Diceva qualche giorno fa un grande artista italiano che per il Signore fu più facile togliere gli israeliti dall'Egitto che togliere l'Egitto dal cuore degli israeliti», ha poi detto nell'omelia. Papa Francesco non ha fatto il nome di Benigni ma lo ha citato implicitamente riferendo alcuni passaggi del recente spettacolo sui Dieci Comandamenti andato in onda su Rai Uno. L'artista toscano aveva dedicato passaggi del suo show alla liberazione degli israeliti dalla schiavitù dell'Egitto.



Gli ebrei erano stati «liberati materialmente dalla schiavitù, ma durante la marcia nel deserto con le varie difficoltà e con la fame - ha detto il Papa nell'omelia del Te Deum - cominciarono allora a provare nostalgia per l'Egitto quando mangiavano cipolle e aglio; si dimenticavano però che ne mangiavano al tavolo della schiavitù. Nel nostro cuore - ha aggiunto il Papa - si annida la nostalgia della schiavitù, perchè apparentemente più rassicurante, più della libertà, che è molto più rischiosa. Come ci piace essere ingabbiati da tanti fuochi d'artificio, apparentemente belli ma che in realtà durano solo pochi istanti! Questo è il regno del momento!».
Ultimo aggiornamento: 1 Gennaio, 16:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani