La Caritas si mobilita per aiutare le donne vittime di violenza: «Denunciate»

La Caritas si mobilita per aiutare le donne vittime di violenza: «Denunciate»
di Franca Giansoldati
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Martedì 7 Giugno 2016, 17:03 - Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 19:04

Città del Vaticano - Aiutare, sostenere, incoraggiare le vittime di violenze domestiche a trovare la forza di reagire. “Le prime a tutelarsi devono essere proprio le donne”. Le statistiche dicono che solo una violenza su dieci viene denunciata. Le vittime faticano a uscire da una gabbia che paralizza, di cui ci si vergogna. Il fatto è che la violenza domestica ha mille facce. Non ci sono solo le botte, i calci, i pugni a fare da deterrente e bloccare ogni tentativo di reazione. Esistono anche le minacce verbali, le crudeltà psicologiche, gli abusi quotidiani che si consumano nella soggezione. “Noi lavoriamo per rompere quello stato di isolamento in cui tante donne si trovano. Dobbiamo imparare ad agire senza giudicarle, senza dire loro: ma come hai fatto a sopportare tutto questo, e restare accanto anni a un uomo del genere?”. Via Casilina Vecchia ore 9, nella parrocchia di Santa Giacinta, dove c'è la Cittadella della Carità, con tanto di supermercato solidale per chi non riesce arrivare alla fine del mese. Sono presenti psicologi, assistenti sociali, medici, suore, mediatori familiari, operatori di case famiglia gestite da ordini religiosi. A dare il benvenuto è monsignor Enrico Feroci che sintetizza: “Le donne devono esigere più rispetto. C'è una mentalità corrente che va cambiata”.

Per la prima volta la Caritas si è attivata per promuovere la prima di una serie di lezioni operative rivolte a strutture cattoliche e organismi laici impegnati nel settore (“una piaga ancora sommersa” dicono). Ci sono tutti. Telefono Rosa, le Asl, “Casa internazionale dei Diritti umani delle donne”; il centro anti-violenza “Maree”. Il fenomeno delle denunce per violenze domestiche a Roma è in aumento. A sentire gli operatori che raccolgono gli Sos delle vittime, si tratta di un aumento crescente, non tanto perché aumentano i casi, ma perché sempre più donne trovano la forza di reagire, di mettere a fuoco la loro situazione, spezzando l’isolamento psicologico.

“A volte sono le famiglie stesse, specie in ambienti sociali di un certo livello, a scoraggiare le denunce. C'è ancora molta vergogna sociale” aggiunge Cristina Manzara della Casa di Christian, una delle strutture che garantiscono un riparo per le emergenze, a chi fugge da un marito o a un compagno violento. E’ una  piaga sociale. “Dal mio osservatorio posso dire che in genere le straniere che si rivolgono a noi hanno più coraggio, sono più determinate. Le donne italiane si rivelano più fragili, sono più condizionate da tanti fattori e spesso sopportano in silenzio situazioni insopportabili e pesantissime. Come se non avessero percezione della gravità degli abusi”. Suor Erma delle Serve di Maria Riparatrice ha vent'anni di esperienza alle spalle. Racconta storie di dolore ma anche di rinascita. “Dobbiamo lavorare sulla prevenzione. Come? Insegnando alle ragazze a tutelarsi, a difendersi, a comprendere i segnali della violenza”.
 
 

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