Tajani: «Basta ai senza regole delle Ong. Accettino a bordo il personale Frontex»

Lunedì 25 Giugno 2018
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Tajani: «Basta ai senza regole delle Ong. Accettino a bordo il personale Frontex»

«L’Europa è a un bivio. O prende il toro per le corna e affronta una volta per tutte il problema dell’immigrazione con una strategia a breve, medio e lungo termine, o rischia di essere travolta e cadere in una crisi profonda per incapacità di svolgere un ruolo politico. Nel 2050 ci saranno 2 miliardi e mezzo di africani, nel 2100 cinque miliardi. I governi dei singoli Stati smettano di pensare ai piccoli interessi elettorali e affrontino insieme la sfida a livello europeo». È questo l’appello che lancerà in questi giorni al Consiglio UE il Presidente del parlamento Europeo, Antonio Tajani.

In concreto, che cosa bisogna fare?
«A breve termine impedire l’arrivo in Europa di nuovi migranti economici. Ci vuole un accordo con la Libia, difficile perché non è una realtà statuale unica. Poi gli hotspot, piattaforme fuori dall’Unione Europea per filtrare i richiedenti asilo, nei Paesi nordafricani e nei Balcani, investendo la stessa cifra messa dalla UE per la Turchia: 3 miliardi più 3. Poi va stabilizzata la Libia e lanciato un piano Marshall per l’Africa del Nord con 50 miliardi di euro, almeno i 7 previsti più altri 40, per far crescere l’area e contrastare le situazioni di instabilità e terrorismo. A luglio andrò in Libia e Niger».

Che cosa dovrebbe decidere il Consiglio UE?
«Un programma per il blocco delle frontiere esterne. Le Ong che operano nel Mediterraneo vanno censite e devono tutte avere a bordo un militare europeo di Frontex o italiano, non è possibile che vadano e facciano come vogliono, raccogliendo persone e favorendo il traffico di clandestini. Vanno autorizzate o fermate. L’Europa le deve controllare. E attenzione alla frontiera orientale, a Grecia e Macedonia del Nord: si può aprire una rotta albanese».

In Europa volano gli stracci…?
«Litigare e insultarsi non serve a niente, se non a prepararsi alle elezioni politiche. Francia o Italia non conta. Sta prevalendo ovunque una mentalità da campagna elettorale permanente. Anche i governi ‘populisti’ alla fine devono trovare le soluzioni. L’Italia eviti di isolarsi. L’Italia si difende non con la violenza verbale ma con la forza al tavolo delle trattative. Non c’è solo l’immigrazione. Qual è la linea del governo sull’Unione bancaria, monetaria…? Vedo posizioni diverse. Meno parole, più fatti. La partita della tutela dell’interesse italiano non si gioca a Roma ma a Bruxelles, è lì che si deve andare a combattere. Eccessi di aggressività rischiano di essere controproducenti. Che il premier dia l’idea di avere due vice che decidono per lui rischia di indebolire il Paese. Già abbiamo perso l’Ema perché ci siamo isolati. Adesso rischiamo pure sui fondi per l’agricoltura: ci saranno tagli...».

Non è solo l’Italia a volere le frontiere chiuse…
«La politica di chi è per la linea dura è perniciosa per l’Italia. Intanto ci dovremo tenere tutti gli immigrati e rifugiati. Possiamo chiudere i porti ma la spinta migratoria continuerà, gli scafisti si riorganizzeranno, arriveranno fino in Italia. Neppure l’esercito romano riuscì a bloccare l’immigrazione da Oriente. E se chiudiamo le frontiere intrrne, come il Brennero, sarà un disastro per l’economia. La fine del mercato interno. Le nostre imprese vivono di esportazione, sono le principali fornitrici dell’industria tedesca. milioni di posti di lavoro sarebbero a rischio».

L’Europa stessa è a rischio?
«Certo. Le sfide sono due. C’è l’immigrazione e c’è l’economia: la riforma dell’Eurozona. L’Europa non può restare ferma. Senza decisioni politiche comuni non ci saranno vincitori. Solo perdenti. Prima bisogna trovare una intesa sugli hotspot esterni, poi su dove mandare i rifugiati che sono solo il 7 per cento dei migranti. Gli altri vanno rimandati nei Paesi d’origine. Ma servono soldi: creare campi dove possano stare sotto egida Ue e Onu, con ospedali, medici, alimenti per i bambini. Può farlo solo l’Europa, non l’Italia o la Francia. I migranti stanno continuando ad arrivare, non basta fermare due Ong. Non si tratta di essere buoni o cattivi. Per anni la Ue ha sottovalutato il problema, finché non è esploso in Germania. A minacciare l’esistenza dell’Europa è l’immigrazione, non il conflitto Russia-Ucraina».

E la riforma di Dublino?
«La base migliore è quella del Parlamento Europeo, che coniuga fermezza e solidarietà interna. Il migrante arriva e viene inserito nell’elenco dei richiedenti asilo, altrimenti rimpatriato ma anche per questo occorrono accordi coi Paesi di provenienza. E soldi. Queste le cose da fare. Gli annunci servono a poco, italiani o francesi. C’è troppa propaganda e troppo poca soluzione dei problemi».

Che cos’altro stiamo sottovalutando?
«Il terrorismo. Tra i migranti si stanno infiltrando i foreign fighters. Questa partita non l’abbiamo ancora vinta definitivamente».
Marco Ventura

Ultimo aggiornamento: 14:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA