Mafia capitale, i confini dei reati. I partiti voraci e lo spettro del commissario

di Cesare Mirabelli
3 Minuti di Lettura
Giovedì 4 Giugno 2015, 22:29 - Ultimo aggiornamento: 5 Giugno, 00:01

Dalle cronache giudiziarie era già emerso che vi fosse un contesto di malaffare nella gestione dei centri di accoglienza. Ora il «ramificato sistema corruttivo indirizzato a favorire un cartello di imprese», oggetto delle indagini della magistratura, ha assunto le connotazioni ancor più inquietanti della denunciata «esistenza di una struttura mafiosa operante nella Capitale, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali». L’iniziativa penale colpisce per il numero delle persone arrestate, e per le funzioni di alcuni di essi nelle assemblee elettive del Comune di Roma e della Regione Lazio. Il denunciato collegamento tra una associazione di tipo mafioso e la pubblica amministrazione locale della Capitale, sino al coinvolgimento del livello politico rappresentativo, tocca un ambito di particolare rilievo.

Al di là dei pur gravi aspetti penali, la corruzione per ottenere appalti e trarre vantaggio nelle forniture di beni o servizi corrode la stessa funzione dell'amministrazione, ne ferisce l'imparzialità ed intacca il buon andamento. Egualmente leso è lo sviluppo dell'economia: è violata la concorrenza tra le imprese, reso maggiore il costo dei servizi gravati da oneri impropri, scoraggiati gli investimenti in un contesto opaco. Quando il sistema corruttivo coinvolge chi è eletto in organi rappresentativi, risulta minata la stessa fiducia dei cittadini nelle istituzioni, che è alla base della democrazia.

In questa prospettiva si manifesta una svolta nella impostazione delle indagini della procura di Roma, non più frazionate per singoli episodi, ma dirette a ricostruire un quadro d'insieme del sistema corruttivo, sia pure in un ambito circoscritto. Tuttavia, con il rischio che siano singoli o ripetuti episodi di malaffare perpetrati dagli stessi soggetti, a divenire perciò solo associazione criminale introdotta nella pubblica amministrazione.

L'iniziativa penale, in quest'ambito, può avere effetti istituzionali. In presenza di una associazione qualificata di tipo mafioso, che ha collegamenti con amministratori e rappresentanti politici, le disposizioni in materia di sicurezza pubblica e le leggi sull'ordinamento degli enti locali prevedono lo scioglimento del consiglio comunale “conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso”. Tuttavia per giungere allo scioglimento di assemblee elettive non è sufficiente la commissione di singoli reati: occorre che emergano “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso”, o che si manifestino forme di condizionamento che alterano il procedimento di formazione della volontà degli organi e compromettono il buon andamento o l'imparzialità dell'amministrazione. Difficile immaginare che l'attività corruttiva quale è stata sino ad ora delineata, certamente grave ma circoscritta, presenti un tale impatto da condizionare organi e attività di un comune così complesso come quello di Roma, con le modalità e nella misura richiesta dalla legge per lo scioglimento del consiglio. Ciò non toglie che possa essere avvertita l'esigenza di disporre una indagine amministrativa, per accertare la esistenza dei presupposti previsti dalla legge e che costituisce il necessario presupposto per un eventuale provvedimento di scioglimento del consiglio da parte del Ministro dell'interno.

Piuttosto, questa vicenda mostra ancora una volta come sia essenziale il buon funzionamento dell'amministrazione per prevenire ogni fenomeno corruttivo e ridurre i rischi di inappropriatezza nella gestione delle risorse pubbliche, togliendo spazio ad ogni iniziativa criminale. Un antidoto per la corruzione è costituito da procedure amministrative semplici e trasparenti, gestite da funzionari professionalmente qualificati, al servizio esclusivo della Nazione, come vuole la costituzione, e non partecipi di gruppi clientelari basati su solidarietà di interessi. Questo presuppone autorevolezza e credibilità di quanti esercitano funzioni politiche elettive, anche a livello locale, e pone questioni non marginali sulle modalità della loro selezione.