Giandavide De Pau, chi è: la parabola del “Biondo” dalle cene con Senese all’allevamento di asini

Dal narcotraffico alla vendita di Rolex. Coinvolto anche in una violenza sessuale

Giandavide De Pau, il killer delle prostitute a Roma: la parabola del Biondo dalle cene con Senese all allevamento di asini
di Valeria Di Corrado
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Domenica 20 Novembre 2022, 00:06 - Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 09:32

«Io me vado a mangià... vado a mangià da Assunta Madre con Michele». L’uomo accusato di aver accoltellato a morte giovedì scorso tre prostitute in pieno giorno e in pieno centro a Roma, in preda a un delirio causato dal mix di cocaina e psicofarmaci, alcuni anni fa sedeva al tavolo dei migliori ristoranti della Capitale a fianco del boss della camorra Michele Senese, “o’ pazzo”. Giandavide De Pau «può essere senz’altro annoverato tra i più fidati collaboratori di Senese e, di riflesso, tra i più influenti sodali del cartello criminale», spiega il giudice delle indagini preliminari che il primo dicembre 2020 ha ordinato il loro arresto, insieme ad altre 26 persone, nell’operazione “Alba Tulipano” dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma (il processo di primo grado è ancora in corso). Dopo essere uscito di galera, invece, si era dedicato - come riferiscono i familiari - all’allevamento di asini in Abruzzo e alla vendita di Rolex. Nel suo passato anche un episodio di violenza sessuale e due ricoveri in strutture psichiatriche, a Montelupo Fiorentino.

«Il fatto che abbia svolto la mansione di autista per conto di Michele Senese è sintomatico del livello di stima di cui il medesimo gode da parte del capo», precisa il gip nel tracciare il profilo criminale di De Pau, noto nell’ambiente criminale come “Davide il biondo”. Basti pensare che c’era lui al volante dell’auto il 30 aprile del 2013 quando, a due passi da corso Francia (a Roma nord), Senese incontrò Massimo Carminati, l’ex militante di estrema destra coinvolto nell’indagine sul “Mondo di mezzo”. 

Giandavide De Pau, chi è il presunto killer delle prostitute di Roma: ex autista del boss Michele Senese, incontrò Massimo Carminati

«SPINGE LA COCAINA A ROMA»

Oltre alla cena nel ristorante di pesce frequentato dai vip “Assunta Madre”, a maggio del 2013, qualche mese dopo si era seduto sempre con “zio Michele” al tavolo di un altro ristorante ai Parioli, come ha riferito un collaboratore di giustizia che ha definito De Pau colui «che fa la cocaina, che spinge cocaina a Roma». Un business redditizio, come lui stesso ammetteva in un’intercettazione, spiegando che con un investimento di 80 mila euro era in grado di percepire rendite mensili di 12.000 «senza fare un c...o». Due anni fa, quindi, era finito in carcere con l’accusa di far parte del “cartello” di Senese, nel quale aveva un ruolo di spicco anche Fabrizio Piscitelli, ex ultras della Lazio. L’ascesa di Diabolik è stata poi stroncata dall’agguato mortale del 7 agosto 2019 nel parco romano degli Acquedotti.

«TANTO TE LO AMMAZZO»

De Pau gestiva in proprio l’acquisto e la vendita di stupefacenti (tra cui cocaina pura al 98%) nelle piazze di spaccio del Tiburtino, San Basilio e Tivoli. Chi non pagava veniva minacciato a morte: «Tanto te lo ammazzo». Diceva di esser pronto a «deturpare il viso (del debitore, ndr) per tutta la vita». «Poi scateno addosso l’inferno.. i morti li ho fatti solo io (...) Dopo divento freddo, non mi altero più, dopo io prendo e faccio in modo che la gente muoia». O ancora: «Gli vuoi bene alla tua famiglia? Ti faccio ammazzare a tutti!». Il presunto killer delle prostitute è indagato anche per il tentato omicidio dei fratelli Ivano e Damiano Esposito ad Acilia, per un debito da 11mila euro per il quale era pronto «a sopprimerli», e per aver “ordinato” la gambizzazione di Gianluca Alleva, detto “Pisellino”. 

 

De Pau aveva anche a disposizione una pistola 7,65 e faceva da tramite con i nuovi sodali da presentare al boss della camorra, come avvenne con Nikola Todorovic l’8 giugno 2013, in occasione di una festa organizzata da Manolo Monterisi nella sua abitazione di Montecompatri (in provincia di Roma), era arrivato Senese in compagnia del suo fidato autista. «Un signore rasato, occhiali, allegro, la gente correva a salutarlo e abbracciarlo - lo aveva descritto Todorovic - Monterisi mi disse: è zio Michele, amico mio intimo, lui comanda tutta Roma, qualsiasi cosa passa prima da lui e poi va avanti». È in effetti, le indagini degli ultimi anni hanno dimostrato come Senese sia il “perno” attorno al quale ruotano, o comunque sono costretti a rapportarsi, quasi tutti i criminali romani. 
 

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