Napoli, giovane chiede un certificato all'anagrafe e scopre di essere sposato a una straniera

Sabato 5 Novembre 2016 di Pierluigi Frattasi

Chiede al Comune un certificato di stato civile e scopre di essere sposato da due anni con una donna extracomunitaria. Ma lui è celibe. E alla sede della IV Municipalità di Gianturco scoppia il caos. Le carte finiscono in Procura. Il Municipio avvia un'indagine interna. Gli «007» di Palazzo San Giacomo passano al setaccio il fascicolo. Emergono «gravi carenze istruttorie». La documentazione appare incompleta o «non del tutto conforme alle procedure».

Scatta un'inchiesta lampo che nel giro di un mese porta alla sospensione temporanea dal servizio dell'impiegata che ha istruito e celebrato il presunto matrimonio, per «comportamento superficiale e negligente» in qualità di ufficiale di stato civile, «non verificando, tra l'altro è scritto nel provvedimento - prima della celebrazione del matrimonio, che la richiesta di cambio di domicilio fosse andata a buon fine, celebrando, quindi, un matrimonio non di competenza territoriale di questa municipalità».

Con l'aggravante, per di più, del danno d'immagine per il Comune, «in quanto il cittadino ha denunciato alle autorità di non aver mai contratto matrimonio». Pena lieve, tuttavia, per l'impiegata: solo 3 giorni di stop, senza stipendio. «Sia per il principio della proporzionalità della sanzione è spiegato nella determina dirigenziale - sia perché nei due anni precedenti non risultano altri procedimenti disciplinari a suo carico».

La dipendente si è mostrata anche «profondamente dispiaciuta per quanto verificatosi, avendo sempre informato il suo operato alla massima diligenza e trasparenza». Precisando anche come «in quel periodo l'Ufficio di Stato civile fosse in sofferenza di organico per il decesso di un collega e per l' assenza prolungata, per malattia, del responsabile dell'ufficio» e che lei avesse anche problemi familiari.

Data l'entità della sanzione, a firmare la sospensione è lo stesso direttore della Municipalità. Una storia assurda, soprattutto per il povero cittadino, che da celibe, scopre, invece, tutto ad un tratto, di avere una moglie a cui badare. Tutto inizia il 4 ottobre scorso, quando negli uffici della IV Municipalità si presenta l'avvocato dello «sposo» che dichiara che il proprio assistito sarebbe venuto a conoscenza dagli atti dello stato civile di «essersi unito in matrimonio presso la IV Municipalità sezione Poggioreale il 2 luglio 2014. Matrimonio da lui mai contratto perché ancora celibe».

Immediatamente, gli uffici comunali provvedono alla verifica. Alla dipendente che ha istruito e celebrato il rito il 14 ottobre arriva la contestazione per negligenza. Convocata il 27 ottobre, l'impiegata spiega «di ricordare di aver acquisito la dichiarazione» della pubblicazione del matrimonio, «allegandola al fascicolo, precisando che, una volta evasa la pratica, questa non viene da lei conservata». E, ancora, «che per mera superficialità non ha notato né che la domanda di cambio domicilio era presentata da soggetto diverso rispetto allo sposo né che la richiesta di cambio residenza non era da San Giovanni a Poggioreale, ma da Poggioreale a un altro indirizzo della municipalità».

L'identificazione dei due «sposini», poi, sarebbe avvenuta registrando solo gli estremi dei documenti a margine della pratica, senza acquisire le copie delle carte d'identità. Compito che, secondo la dipendente, non sarebbe stato di sua competenza. Dubbi anche sulle firme dello sposo sugli atti. «Lievi difformità», però, di cui sostiene l'impiegata - «mai avrebbe potuto accorgersi». C'è, poi, il rebus sulla firma della «sposa». «Tutti gli stranieri, abitualmente ha spiegato la dipendente in audizione - firmano in stampatello», precisando, però, «di aver comunque acquisito il documento di riconoscimento della sposa, ritenendo ciò sufficiente».

Le sorprese, a quanto pare, alla IV Municipalità sembrano non mancare. Solo il 26 settembre scorso, aveva chiuso senza preavviso, per «motivi organizzativi», lo sportello per i cambi di residenza nella sede dell'ex Ospedale della Pace in via dei Tribunali. Cittadini e residenti di San Lorenzo e Vicaria erano stati invitati a recarsi per i certificati nella sede di Poggioreale, in via Gianturco 99, dove erano stati istituiti due uffici separati, uno per i residenti di Poggioreale, l'altro per quelli di San Lorenzo-Vicaria. Iniziativa che, però, aveva suscitato le proteste dei consiglieri municipali. «Con una nota congiunta di maggioranza e opposizione al direttore della IV Municipalità - ricorda il consigliere Mario Maggio - avevamo chiesto il ripristino del servizio per almeno due giorni settimanali per alleviare i disagi ai residenti, visto che la sede di Poggioreale dista 6 chilometri e non è servita dai bus». Il servizio è stato quindi riattivato due settimane fa, ma solo il venerdì mattina. Le pratiche, al momento, sono svolte da dipendenti inviati da Poggioreale.

Ultimo aggiornamento: 7 Novembre, 07:52

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