Mariastella Gelmini: «Per Roma subito uno statuto ad hoc: si può fare in cinque mesi»

La ministra: «Si tratta di approvare un testo snello anche di un solo articolo»

Mariastella Gelmini: «Per Roma subito uno statuto ad hoc: si può fare in cinque mesi»
di Lorenzo De Cicco
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Mercoledì 1 Dicembre 2021, 06:03 - Ultimo aggiornamento: 13:22

Ministro Mariastella Gelmini, un mese fa, su queste colonne, ha detto: Roma non può più aspettare. Che tempi ci sono per avviare e finalmente approvare le riforma dei poteri della Capitale?
«Non direi che abbiamo aspettato - risponde la titolare degli Affari regionali del governo Draghi - nella legge di bilancio di quest’anno il governo ha previsto un fondo di circa un miliardo e mezzo per il Giubileo 2025. È un primo passo e un doveroso segnale di attenzione alla Capitale. Poi penseremo anche all’Expo. Questo per quel che riguarda i finanziamenti. Sui poteri abbiamo avviato tre livelli di dialogo: con il Parlamento, dove è stata depositata la relazione della Commissione ministeriale che ho istituito, con il Ministero dell’Economia, per i profili finanziari, e con Regione e Comune, il cui coinvolgimento è ovviamente indispensabile».

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Se si passasse da una legge costituzionale, quando dovrebbe iniziare la discussione in Aula, dato che serve una doppia lettura? Subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica?
«È vero che serve una doppia lettura, ma mi permetta di ricordare che riforme costituzionali anche di grande rilievo sono state approvate in tempi rapidissimi. Potrebbe avvenire anche in questo caso: si tratterebbe in fondo di approvare un testo molto snello, addirittura di un solo articolo, sul quale si è già registrata una larga condivisione delle forze politiche. In quattro-cinque mesi si potrebbe arrivare alla definizione del percorso. Ovviamente, la scelta della strada da percorrere è nelle mani del Parlamento». 


È vero, ma i tempi per una riforma costituzionale di solito sono lunghi. A questo punto, dato che allo scioglimento del Parlamento manca poco più di un anno, non sarebbe meglio procedere, intanto, con un decreto del governo, per una legge ordinaria? Almeno per concedere i poteri essenziali, in attesa di una riforma più ampia.
«Escluderei il ricorso alla decretazione d’urgenza, sia per il carattere ordinamentale della disciplina, sia perché si tratta dell’attuazione di una norma costituzionale che necessita della massima condivisione parlamentare. Peraltro le Camere hanno già svolto un grande lavoro di approfondimento ed è ragionevole pensare che questo possa presto tradursi in un testo di legge. Per poter cominciare a trasferire una serie di funzioni amministrative possono bastare leggi ordinarie, statali o regionali. A questo riguardo ritengo che si possa iniziare sin da ora e raccolgo la disponibilità di Zingaretti, peraltro manifestata anche ieri, a costituire quel tavolo inter-istituzionale di cui avevo parlato durante la mia audizione in Commissione Affari Costituzionali».


La Lega non è più quella che urlava in piazza “Roma ladrona”, ma insiste per le autonomie. Zaia ieri ha aperto alla possibilità che l’extra-gettito fiscale che deriva dall’autonomia del Veneto possa aiutare le regioni del Sud in difficoltà. È un’opzione sul tavolo? La riforma che la Capitale aspetta da decenni dev’essere per forza agganciata a quella per il Nord?
«Non vedo alcuna esigenza di collegare necessariamente l’autonomia differenziata alle norme per Roma Capitale: possono procedere su binari autonomi. Segnalo semplicemente che non il governo, ma alcune proposte di legge all’esame della Commissione affari costituzionali ipotizzano di utilizzare l’articolo 116 della Costituzione per dare a Roma maggiori poteri. Non voglio metterla sul tecnico, ma si tratta dello stesso articolo invocato anche da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna per avere maggiori poteri. È una delle strade ipotizzate. Certamente non la più semplice. Quanto alle dichiarazioni del presidente Zaia sono lieta che abbia condiviso l’idea della legge quadro e che sia fiducioso del confronto che abbiamo avviato».


L’idea di Roma-Regione, l’ha già chiarito nell’intervista del mese scorso, sembra scartata. Che tipo di assetto avrà la nuova Capitale per stare al passo delle altre grandi metropoli dell’Occidente?
«La commissione ministeriale che ho istituito ha avanzato una proposta che mi sembra compatibile anche con quanto affermato da Zingaretti ieri. È una strada da approfondire: Roma avrebbe un potere derogatorio della legislazione statale e regionale su alcuni delimitati ambiti nei quali far valere le esigenze specifiche del proprio territorio. Senza divenire perciò una regione sarebbe un Comune con uno statuto speciale come si confà ad una capitale e come del resto avviene per tutte le grandi capitali europee». 


Ha promesso che il Pnrr cambierà in meglio anche Roma, che però finora ha avuto poche attenzioni (e risorse). Come interverrà il governo?
«Gli investimenti del Pnrr riguardano anche Roma, che è il baricentro di un’area assai più vasta e integrata di servizi, imprese, reti interconnesse. Alimentare questo bacino con le risorse del Pnrr produrrà benefici diretti e indiretti per tutti i cittadini di Roma. E poi non c’è soltanto il Pnrr: il governo e il Parlamento sono già proiettati sul Giubileo del 2025 oltre che sull’Expo».
 

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