Poteri speciali per Roma, asse Zingaretti-Gualtieri: il voto dopo il Quirinale

Il governatore del Lazio: «La Regione parte subito, cederemo competenze»

Asse Zingaretti-Gualtieri: poteri speciali per Roma. Il voto dopo il Quirinale
di Lorenzo De Cicco
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Mercoledì 1 Dicembre 2021, 06:05 - Ultimo aggiornamento: 10:02

L’asse Zingaretti-Gualtieri già c’è: sì ai poteri speciali per Roma, sono d’accordo sindaco e governatore, il Parlamento apra la discussione subito dopo la partita del Quirinale. Anche Forza Italia è sulla stessa linea. FdI preme per la riforma da anni. La Lega di Salvini vorrebbe agganciare la questione Capitale a quella delle autonomie, cara ai governatori del Nord. Ma comunque non mette troppi ostacoli. Insomma, i presupposti per portare a dama una riforma di cui si parla da decenni, rimasta incompiuta dopo l’approvazione della legge monca del 2010 - poco più della creazione di un brand, la trasformazione del vecchio Comune di Roma nell’ente “Roma Capitale” - stavolta ci sono. Tocca solo fare i conti con la clessidra: alla scadenza della legislatura manca poco più di un anno e nel primo scampolo del 2022 deputati e senatori avranno il loro da fare per l’elezione del presidente della Repubblica. 


Per l’approvazione di una legge costituzionale, con doppia lettura, i tempi sono stretti. Bisogna correre. Ecco perché il fronte romano (ma non solo) degli eletti a Montecitorio, con una sponda importante nel governo come il ministro Gelmini, alza il pressing per incardinare il provvedimento entro marzo dell’anno prossimo. Altrimenti tocca ripiegare su una legge ordinaria, più limitata.


LE MOSSE DELLA PISANA
Per marzo, Zingaretti vuole già dare un segnale. Sbloccando una prima tranche di poteri che la Regione Lazio può delegare al Campidoglio di Gualtieri senza aspettare il placet del Parlamento. Il governatore dem è stato ascoltato ieri dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera. E ha annunciato che la Pisana è pronta «ad attribuire a Roma poteri specifici». Ne ha citato qualcuno: le varianti urbanistiche fino a una certa soglia di metri cubi, alcune autorizzazioni ambientali e commerciali. Per il governatore poi sarebbe «auspicabile» affrontare «insieme» la gestione del Tevere, per «superare l’incredibile Babele di competenze».

Del resto del Biondo fiume si occupano 18 - 18... - enti diversi. Il discorso cambia, a sentire l’ex leader Pd, per i trasporti: Zingaretti vorrebbe tenerli nel paniere della Pisana, così come la sanità. Altra questione posta sul tavolo dal presidente del Lazio (e Gualtieri è d’accordo): i soldi. «A Roma servono anche risorse adeguate, lo Stato faccia la sua parte». Perché un aspetto importante sono i poteri, certo. Ma senza ritoccare all’insù il budget per la Capitale, Roma non può competere con le altre metropoli. Il sindaco sta già trattando con il governo per raddoppiare i fondi del trasporto pubblico destinati alla Città eterna, che oggi equivalgono ad appena il 5% della torta nazionale. Milano, per dire, ha il doppio dei fondi pro capite.


Per la discussione in Parlamento, dal Pd a Forza Italia, c’è la voglia di accelerare. Tocca però ancora formalizzare un testo unico di riforma. Anche se, tramontata l’idea di Roma-Regione (che non piace nemmeno a Zingaretti), sembrerebbe esserci un’intesa sulla prospettiva di una «provincia speciale», modello Bolzano, attraverso una modifica dell’articolo 114 della Costituzione. «Facciamo presto - incalza Annagrazia Calabria di FI - Dopo Zingaretti, audiremo Gualtieri. Poi possiamo andare in Aula». «Non c’è più tempo da perdere, la fine della legislatura è vicina», dice anche Roberto Morassut del Pd. «Bastano 6 mesi per una modifica costituzionale, ora niente indugi», è d’accordo Claudio Mancini, deputato molto vicino a Gualtieri. Anche FdI vuole i poteri, ma Fabio Rampelli polemizza con Zingaretti: «Perché le funzioni regionali hanno tardato così tanto?». Secondo Riccardo Magi di Più Europa, «una legge ordinaria è utile, può regolare i rapporti tra il Comune e i 15 municipi. Ma non basta, se si approva solo quella, poi se ne riparla tra vent’anni».

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