Casaleggio divorzia dai Cinquestelle tra veleni e accuse. «Rousseau non è neutrale»

Casaleggio divorzia dai Cinquestelle tra veleni e accuse. «Rousseau non è neutrale»
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Davide Casaleggio dice «stop»: il cordone ombelicale che fino ad oggi ha tenuto insieme il M5s e la sua piattaforma di democrazia diretta, culla dei valori e dei principi che hanno plasmato le 5 Stelle, è stato reciso. «Rousseau cambia strada. La scelta è dolorosa, ma inevitabile», annuncia l'associazione una volta scaduto l'ultimatum rivolto al Movimento per il saldo delle pendenze economiche maturate e mai corrisposte. È la goccia che ha fatto traboccare il vaso anche se tutte le parti in causa, da Casaleggio a Grillo, passando per Conte, sanno che la separazione ha radici ben più profonde. «Oggi siamo a terra, ma ci rialzeremo perché noi siamo Movimento» è infatti la dichiarazione di guerra che Casaleggio Jr lancia in direzione del nascente Movimento di Giuseppe Conte.

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Lo scenario

La galassia Rousseau è pronta e dietro ha il suo piccolo «esercito» pronto a dare battaglia: «Ci siamo e ci saremo. Nelle prossime settimane incontreremo tutti coloro che vorranno costruire il futuro insieme a noi». È un progetto visto come velleitario da quanti, soprattutto tra i parlamentari, si sono adoperati per traghettare il M5s da forza di opposizione a forza di governo. E che non intendono essere bollati come i traditori del progetto ideale dei fondatori: «La democrazia diretta, la partecipazione, il coinvolgimento degli iscritti nelle decisioni non dipendono» da uno strumento «ma dalla volontà» che nel Movimento «rimane invariata», replica piccato il M5s che invece accusa l'associazione di Casaleggio di puntare a «svolgere una parte attiva nell'attività politica», il contrario di una «gestione neutrale degli strumenti». Ma il figlio del fondatore non demorde e dopo aver puntato l'indice sui 5 Stelle, responsabili della cassa integrazione a cui verranno costretti i dipendenti dell'associazione, rintuzza: «Il movimento è dove sono le persone che ne rispettano i principi e ne portano avanti le idee». Il suo progetto guarda avanti, ben oltre la rivoluzione già compiuta dal M5s: «le nuove generazioni andranno oltre i partiti e i movimenti» è l'idea di Casaleggio convinto che «il futuro della politica si giocherà su un campo totalmente diverso e avrà forme relazionali e organizzative differenti da quelle attuali».

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Pronto l'esercito di Casaleggio

Il suo piccolo esercito è pronto: più nei territori che tra i parlamentari, anche se una sponda arriva tra gli espulsi dal M5s per non aver votato il governo Draghi. «Noi non chiudiamo la porta a nessuno: non aderiamo a progetti di altri, ci può essere dialogo però» dice Raffaele Trano, uno degli animatori di L'alternativa c'è, la componente messa in piedi da un gruppo di ex. « Casaleggio è un gentiluomo, credo che sia una persona con cui poter ragionare», dice anche l'espulso Cristian Romaniello. E sono tanti gli «ex» che commentano, tanti che nella sostanza mettono davanti il loro «io l'avevo detto». E la base, leggendo i commenti sul blog, appare altrettanto amareggiata e soprattutto divisa: c'è chi guarda a Conte e chi a Casaleggio, o meglio, sogna una scesa in campo di Alessandro Di Battista. Sul fronte M5s , intanto, il sottosegretario Carlo Sibilia, chiede di chiudere il capitolo dei litigi e di ripartire con il «neo-Movimento con Conte».

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Le mosse di Conte

Chiusa la partita con Casaleggio, l'ex premier dovrebbe infatti essere pronto ad annunciare nei prossimi giorni la nuova organizzazione del partito, che avrà anche una sede, individuata ad un passo da Montecitorio. Il tempo stringe anche in vista della chiusura di un accordo con il Pd per le amministrative e c'è chi immagina che dopo lo «strappo» con Rousseau possa magari aprirsi una finestra, al momento inimmaginabile, per un candidato comune su Roma, magari lo stesso Nicola Zingaretti che continua a schernirsi. Conte avrà progressivamente più margini di manovra, senza contare che ora Beppe Grillo ha ben altri pensieri a cui dedicarsi. «Grillo ha tutto il mio supporto umano», lo appoggia oggi Stefano Buffagni mentre il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, una delle prime «vittime» delle espulsioni a 5 stelle lo condanna in modo netto a nome di tutta la sua città.

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Venerdì 23 Aprile 2021, 21:00 - Ultimo aggiornamento: 24 Aprile, 06:59
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