L’economista Becchetti
contro il cardinal Ruini:
la diaspora d i cattolici
ha impoverito la politica

Leonardo Becchetti
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Domenica 3 Novembre 2019, 18:25

ROMA «I cattolici sono sempre stati liberi di scegliere quale strada prendere. Anche alla nascita del Partito Popolare di Sturzo solo una parte dei cattolici, assieme a tanti non credenti, aderirono. Il problema sotto gli occhi di tutti nel bipolarismo è la divisione tra cattolici dei valori e cattolici del sociale e la progressiva povertà di senso del dibattito politico. Che la diaspora non è riuscita a impedire». Lo dice all'ANSA il professore Leonardo Becchetti, uno dei promotori del Manifesto per la nascita di «un nuovo soggetto politico» di ispirazione cristiana, commentando il «no» del cardinal Ruini ad un nuovo partito di questo tipo.
«Il problema di fondo - dice Becchetti a proposito della proposta del Manifesto - è che nel paese c'è un »copione in cerca di autore« che in questo momento i partiti esistenti non stanno considerando. C'è bisogno di ricollegare valori e sociale che il bipolarismo ha separato. C'è un nuovo modello di economia che si sta affermando sul campo con buone pratiche e laboratori fondato sul principio della generatività, ispirato a ciò che rende una vita felice e ricca di senso, e di un approccio a quattro mani alla politica economica dove mercato e istituzioni illuminate sono coadiuvate dalla cittadinanza attiva e dalle imprese responsabili». «Non c'è dubbio - prosegue l'economista - che il governo attuale sia meglio dell'incubo dei 14 mesi precedenti. Ma non è il momento di essere allineati e coperti dietro una leadership che mostra i suoi limiti. Per il bene del paese e delle forze più ragionevoli è il momento di mettere in campo idee nuove». Circa l'identità del nuovo partito, Becchettispiega che è scorretto parlare di «partito cattolico»: «Si tratta di tornare alla ricchezza delle radici della nostra storia per affrontare le sfide del futuro. I cittadini hanno bisogno di »pane e rose«. Ovvero di una soluzione vera per i problemi sociali (e non di semplificazioni ed avventurismi pericolosi come quelli che hanno rischiato di farci precipitare in una crisi finanziaria) ma anche di identità, tradizioni, valori spirituali». Che tempi di nascita vi date? a che «share» di elettorato puntate? «Bisogna avere obiettivi ambiziosi nella vita e puntare sempre al massimo. Ma bisogna anche avere la libertà di non essere ossessionati dal risultato. L'ambizione è portare qualcosa di nuovo nel dibattito che lo cambia. È importante avviare processi partendo da piccoli semi piuttosto che occupare spazi di potere tanto per occuparli. E spesso quei semi diventano poi alberi rigogliosi». Nei giorni scorsi avete detto che siete antitetici alla destra ma anche alternativi alla sinistra: «Esiste una nuova frontiera nell'economia e nelle scienze sociali che non è ancora arrivata nel dibattito dei nostri partiti e che è difficile ricollegare agli schemi della destra e della sinistra tradizionali. La politica ha il compito di creare le condizioni sociali della generatività. Si tratta di una cosa molto concreta che passa per la longevità attiva, la lotta ai neet, il ridisegno di tutti i servizi di welfare in ottica di sussidiarietà, la fioritura delle organizzazioni sociali e le condizioni per la nascita di nuove imprese. Questo non si può classificare con i vecchi schemi». In ogni caso «in un momento delicato come questo di cambio di paradigma la rappresentatività è molto importante. Il proporzionale è la via migliore».
 

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