Meloni: «I ministri ora li decido io». I paletti della leader: a FI solo Esteri e qualche casella “minore”

La premier in pectore incassa la rottura dell’asse storico tra Berlusconi e Salvini

Meloni: «I ministri ora li decido io». I paletti della leader: a FI solo Esteri e qualche casella minore
di Alberto Gentili
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Venerdì 14 Ottobre 2022, 00:13 - Ultimo aggiornamento: 17:07

Giorgia Meloni fino all’ultimo ha sperato che Forza Italia non compisse lo strappo. «Votano scheda bianca al Senato? Non credo», ha detto negli istanti in cui a palazzo Madama si stava per sgretolare il centrodestra sull’elezione a presidente di Ignazio La Russa. Ma una volta incassato «il risultato» di vedere il suo «amico» alla guida della Camera alta grazie a 17 voti dell’opposizione - c’è chi sostiene che la premier in pectore abbia lavorato a creare il “paracadute” per dimostrare che alla bisogna potrebbe fare a meno di FI - Meloni viene descritta dai suoi determinata a «tirare dritto». «Soddisfatta per il rispetto dei tempi: il Paese ha bisogno di risposte urgenti».

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In più, «Giorgia ci ha detto», racconta un esponente di rango di Fratelli d’Italia, «che i ministri li sceglie lei. E’ lei a dire l’ultima parola. Perché piuttosto che rinunciare a un governo di alto livello, credibile e autorevole su cui è lei a mettere la faccia, preferirebbe andare a schiantarsi. E c’è da crederle...». Meloni, però, è arci-convinta di non rischiare alcun frontale. Garantisce: «Il governo nascerà presto e bene». Accompagna questa «certezza» da una forte irritazione verso Berlusconi (che non sente per l’intera giornata) e Forza Italia: «Non diamole alcun ministero, pensano solo alle poltrone!», viene detto nella riunione con i deputati di FdI. E lei: «Di certo ora l’approccio cambia...». E marca, Giorgia, un voluto disinteresse per lo strappo forzista: «Questioni secondarie». Ora però «tutti siano responsabili».

ROTTO L’ASSE LEGA-FI

Insomma, nonostante il centrodestra alla prima occasione ufficiale sia uscito con i cerotti, Meloni ritiene di non essersi indebolita. Anzi. Uno dei suoi colonnelli conferma: «E’ vero, non siamo partiti con il piede giusto e la mossa di alcuni forzisti dimostra che in quel partito non si sa più chi comanda. Ma si è rotto l’asse tra Berlusconi e Salvini e ciò rafforza Giorgia. Ora è da vedere se darà la Giustizia a Forza Italia, cosa al momento da escludere visto che pensa a Carlo Nordio. In più, Meloni non voleva Ronzulli nel governo e Ronzulli non ci sarà». Certo c’è chi dentro Forza Italia, come Maurizio Gasparri, chiede ai due contendenti di abbandonare le «rigidità» e di trovare «una mediazione», attraverso «un chiarimento». Ma nell’entourage di Meloni la mossa forzista, volta a manifestare il malcontento per il «peso irrisorio» concesso al partito del Cavaliere nella squadra di governo, viene derubricata a «harakiri». O a «incredibile suicidio». Da qui la convinzione, appunto, che «Meloni sia più forte».

 

Ecco la spiegazione, in punti, di uno dei suoi: «Primo, FdI diventerà calamita per i forzisti in libera uscita. Secondo: Salvini quando ha dovuto scegliere tra Giorgia e Berlusconi, alla fine ha scelto Giorgia votando La Russa. Terzo: vincendo il braccio di ferro sul nome di Ronzulli e ottenendo il Senato per La Russa anche se con il soccorso di alcuni dell’opposizione, Meloni ha dimostrato di avere la forza di andare avanti e di non essere tipo da cedere ai ricatti. Quarto: d’ora in poi il nostro interlocutore in FI sarà Tajani, che avrà gli Esteri».
C’è però la questione di cosa accadrà nei prossimi giorni. Se Forza Italia, come è stato fatto filtrare ieri sera, dovesse andare da sola alle consultazioni di Sergio Mattarella rendendo plastica la frattura nel centrodestra, la tensione potrebbe salire alle stelle. Ma mentre la Lega smentisce, nessuno nella cerchia ristretta di Meloni crede che Berlusconi possa compiere un altro strappo. «Se lo facesse perderebbe mezzo partito. E poi la questione è molto semplice», teorizza un dirigente di FdI: «La settimana prossima Giorgia salirà al Quirinale con la lista dei ministri per vagliarla con Mattarella. Poi ci sarà il passaggio della fiducia. E si può stare certi che in Parlamento, a scrutinio palese, nessuno farà sorprese».

A questo punto, mentre oggi si capirà lo stato di salute della maggioranza in occasione del voto sul leghista Lorenzo Fontana per la presidenza della Camera, il nodo della squadra di governo torna centrale. Visto il caos delle ultime ore, il ritmo di Meloni è un po’ rallentato. A nessuno è comunque sfuggito che la premier in pectore abbia parlato a lungo in aula con Giancarlo Giorgetti: è lui, ormai, il prossimo ministro dell’Economia. E la Lega avrà, a meno di sorprese, anche le Infrastrutture (per Salvini), l’Agricoltura, gli Affari regionali. Il Viminale invece sarà presidiato dal prefetto di Roma, Matteo Piantedosi. A FdI andranno lo Sviluppo economico con Guido Crosetto, la Difesa con Adolfo Urso e la Giustizia con Carlo Nordio, anche se invocata da Berlusconi per Elisabetta Casellati. «Un prezzo per lo strappo il Cavaliere dovrà pur pagarlo», dice un esponente di FdI.

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