Socialisti europei fanno causa a Massimo D'Alema per 500mila euro, la replica: «Contratto regolare, è una vendetta»

Socialisti europei fanno causa a Massimo D'Alema per 500mila euro, la replica: «Contratto regolare, è una vendetta»
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La Fondazione dei Socialisti europei conferma la causa in corso nei confronti dell'ex presidente della stessa fondazione, Massimo D'Alema per la restituzione di una somma che si aggirerebbe intorno a mezzo milione di euro. La Feps precisa che «l'azione legale non esclude la possibilità di trovare una risoluzione extragiudiziale del caso sotto forma di accordo di transazione (in base al quale l'ex presidente di Feps Massimo D'Alema rimborserebbe a Feps almeno quello che Feps dovrebbe rimborsare al Parlamento europeo), in conformità con le decisioni degli organi direttivi della Fondazione».

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La nota, che conferma quanto pubblicato da La Repubblica,  precisa che «a seguito di un processo di revisione interna avvenuto nel 2019 all'indomani di un cambio di gestione, la Feps aveva riscontrato un'irregolarità in merito a un contratto per remunerare il suo ex presidente, Massimo D'Alema per gli anni dal 2013 al 2017».

«Il contratto - firmato dall'ex segretario, il generale Ernst Stetter, e dall'ex presidente Massimo D'Alema - non era mai stato presentato né convalidato né dall'Ufficio di presidenza della Feps né dall'Assemblea generale della Feps, come richiesto dalle disposizioni di legge e dalla legge belga. Questa irregolarità procedurale annulla di fatto il contratto».

La nota aggiunge che «nel gennaio 2020 l'Ufficio di presidenza Feps è stato debitamente informato» e che si è arrivati alla conclusione che «il contratto e i relativi pagamenti non potevano essere accettati, autorizzando quindi il presidente e il segretario generale, con il supporto di consulenti legali, ad avviare discussioni con D'Alema al fine di cercare una soluzione extragiudiziale per ottenere un rimborso delle somme pagate in esecuzione di tale contratto (almeno quanto la Feps dovrebbe restituire al Pe per ineleggibilità)».

La Feps scrive inoltre che «il 30 marzo 2021 è stata convocata un'assemblea generale straordinaria che ha indicato alla dirigenza di perseguire un'azione di responsabilità legale a tutela dell'interesse e dell'integrità della Feps, se non fosse stata adottata una soluzione stragiudiziale dall'ex presidente D'Alema» e che «ad oggi, nel pieno rispetto del mandato conferito dagli organi direttivi di Feps, e in assenza di un accordo formale da parte dell'ex presidente D'Alema», si è avviato «un procedimento giudiziario per garantirne la conformità alle norme applicabili e regolamenti».

D'Alema

«Il contratto è stato fatto secondo le procedure regolarmente eseguite per tutti i contratti e regolarmente protocollato. Trovo sconcertante il modo in cui è stata gestita questa vicenda. Non è mai stato sentito il segretario generale che ha redatto il contratto. La notizia della citazione in giudizio è stata notificata prima a Repubblica che a me. Tutto questo ha lo stile di una vendetta politica e personale».

È quanto afferma Massimo D'Alema in un'intervista a Repubblica, in merito alla vicenda della sua collaborazione con la Feps, la rete delle fondazioni dei socialisti europei. «Io lo so da dove viene questo attacco», dice D'Alema sul fatto di avere percepito compensi da diecimila euro al mese chiarisce: «Sì, ma sono 5000 euro netti», aggiungendo di averli percepiti «dal 2013 al 2017. I primi tre anni della mia presidenza alla Feps, dal 2010 al 2013, ero ancora parlamentare e ho svolto le mie funzioni gratuitamente. Penso di avere largamente onorato quel contratto, e di essere stato pagato meno del valore delle mie prestazioni».

Venerdì 14 Maggio 2021, 20:06 - Ultimo aggiornamento: 21 Maggio, 17:12
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