Gualtieri: «Serve un’agenzia moderna per riportare investimenti a Roma»

Gualtieri: «Serve un agenzia moderna per riportare investimenti a Roma»
di Massimo Martinelli
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Lunedì 28 Giugno 2021, 00:20 - Ultimo aggiornamento: 12:05

«La centralità della Capitale deve essere riaffermata anche nell’economia». Ne è convinto Roberto Gualtieri, che pur impegnato in campagna elettorale sui delicati temi dei servizi e del degrado, non perde di vista quello che considera un passaggio imprescindibile per la ripartenza di Roma e del Lazio: il rilancio dell’imprenditoria e dell’industria.


Onorevole Gualtieri, a cosa pensa esattamente?
«La forte vocazione imprenditoriale e industriale di Roma e del Lazio è riconosciuta. Nel nostro territorio ci sono moltissime aziende dinamiche in settori tradizionali, ma anche in ambiti innovativi: penso al settore informatico, all’aerospazio, al biomedicale, all’energia, all’audiovisivo, al turismo e alla cultura e a tanti altri, con grandi potenzialità di crescita. Per fare esprimere pienamente questo potenziale occorre mettere in campo tutti gli strumenti del governo locale, come fanno altre città. E noi lo faremo. Ci sono poi altre questioni di fondo da affrontare, a partire dal fatto che negli ultimi anni il sistema finanziario ha in buona sostanza lasciato Roma. E questo tema deve essere affrontato, se si vuole lavorare seriamente al rilancio della Capitale, che ha bisogno di un forte rilancio degli investimenti pubblici e privati e per questo ha bisogno di una capacità finanziaria adeguata».


In effetti Roma non ha più un grande istituto di credito che ne rappresenti le istanze, che fare?
«Io mi domando come sia possibile che nella più grande città italiana, capoluogo di un’area metropolitana dove risiedono 4,3 milioni di persone, dove si genera quasi il 9% del Pil nazionale, dove hanno sede le grandi aziende strategiche del paese e dove si formano gli orientamenti della politica economica e della politica industriale non ci sia più il vertice di una grande banca o una direzione centrale che decida le grandi operazioni di investimento e di credito. Oggi gli imprenditori e i manager romani devono prendere il treno o l’aereo e andare a Milano (se non a Londra o a Parigi) per poter presentare alle banche e agli investitori i loro progetti più importanti. E poi c’è il tema del risparmio, che in larga parte si genera a Roma».

Cioè?
«Hanno sede a Roma, ad esempio, i principali fondi pensione e le casse previdenziali. Si decide a Roma come investire oltre 250 miliardi di risparmio previdenziale, ma queste risorse, che in qualsiasi paese sviluppato costituiscono la struttura portante dell’azionariato delle grandi banche e delle grandi aziende, in Italia le lasciamo andar via: oltre 150 su 250 miliardi di risparmio previdenziale privato sono investiti all’estero e solo in minima parte tali risorse arrivano all’economia reale, alle aziende italiane. Quasi nulla poi va alle aziende non quotate in Borsa. È un grande tema che non riguarda solo la crescita e l’occupazione a Roma, ma anche lo sviluppo del Mezzogiorno».


Nel concreto, cosa si può fare?
«Due cose. La prima è rivendicare l’esigenza che le grandi banche di interesse nazionale tornino a Roma e portino persone e funzioni al servizio della crescita della Capitale. Anche grazie a quello che abbiamo fatto al governo per sostenere il credito all’economia e incoraggiare gli investimenti, i prestiti alle imprese a Roma e nel Lazio sono in crescita, e dopo un periodo in cui tutti i centri decisionali delle principali banche erano andati via, molte banche stanno rafforzando le deleghe decisionali sul territorio».


Quindi qualcosa si muove?
«Non basta: le soglie di delega attuali permettono in media l’erogazione di prestiti non in linea con le esigenze di crescita delle imprese di Roma. Sopra quelle soglie si decide a Milano o altrove. Il che non è adeguato per la Capitale di un paese del G7. Incontrerò i vertici delle grandi banche italiane per chieder loro di rafforzare la loro presenza su Roma e ampliare le deleghe deliberative su questo territorio».


Basterà per il rilancio dell’economia?
«Ci arrivo. Anche sul terreno finanziario, come su quello industriale, bisogna individuare delle vocazioni specifiche della Capitale e delle funzioni che occorre stabilire o rafforzare nel nostro territorio, per sostenere lo sviluppo dell’economia reale e generare crescita e buona occupazione».


In che senso?
«Comincio da un fatto poco noto. Pochi sanno che a Roma ha la sede MTS, l’unico mercato per trattare all’ingrosso in Europa i titoli di Stato; ha uffici anche a Londra e Milano e opera con una tecnologia di avanguardia elaborata dall’Italiana SIA. Quando la Borsa fu acquisita dal London Stock Exchange, MTS è stato considerato una sorta di dipendenza di Borsa Milano, nonostante sia un mercato totalmente staccato da quello di Borsa. Da ministro ho realizzato un’operazione molto importante in chiave nazionale ed europea, che è stata finalizzata dal governo Draghi: l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti come primo azionista in Euronext (il principale mercato finanziario e borsa valori pan-europeo) e contestualmente il passaggio di Borsa Italiana da LSE a Euronext, con una forte prospettiva di valorizzazione di MTS all’interno del nuovo gruppo».


Cosa consentirà tutto ciò?
«Una duplice operazione. Innanzitutto, l’acquisizione da parte di MTS della piattaforma SIA (anche alla luce della fusione tra SIA e NEXI che porterà il nuovo gruppo a focalizzarsi sui pagamenti), che assicurerebbe a MTS proprietà e gestione della tecnologia italiana e la doterebbe di maggiore rapidità nell’adattare la struttura telematica di negoziazione ad esigenze di operatori ed emittenti diversi. E poi la quotazione su MTS di emissioni obbligazionarie delle imprese di Roma e del centro-sud anche con tagli minimi, come per esempio di mini-bond adatti per aziende di dimensioni medio-piccole. Inoltre MTS potrebbe rappresentare un valore aggiunto in termini di trasparenza e stabilità anche in caso di rilancio delle emissioni obbligazionarie di enti locali e Regioni. L’operazione Euronext può infine consentire il rafforzamento di Cassa di Compensazione e Garanzia che ha sede a Roma».


Lei ha parlato della grande quantità di risparmio previdenziale privato generato in Italia che prende la strada per l’estero. Esiste un modo per farlo restare in Italia, o meglio nel Lazio?
«Su questo tema ho una proposta al governo e alle forze economiche della città: è la creazione di un mercato strutturato del private capital, una piattaforma capace di mettere in contatto i fondi che raccolgono e investono il risparmio privato con le aspirazioni di chi vuole fare impresa moderna e competitiva, anche a Roma e nel centro-sud. Penso a una piattaforma che sappia accompagnare la nascita e la crescita di nuove imprese, aiutare l’innovazione e il trasferimento tecnologico, che scommetta sul fatto che la capacità imprenditoriale di Roma e del centro-sud del paese non ha niente da invidiare a quella del nord».


Ci sono molti pregiudizi in questo senso.
«Ben supportata da logistica e finanza la nostra imprenditoria può andare a conquistare i mercati internazionali, facendo leva su competenza ed intraprendenza che non ci mancano, a dispetto di tutti i pregiudizi. In questo quadro, a partire dall’esperienza del Rome investment forum, si potrebbe realizzare un evento annuale a Roma in cui gli stessi investitori possano incontrare i fondi e gli altri investitori in imprese non quotate e infrastrutture, e realizzare un centro di advisory per gli imprenditori che cercano un supporto professionale, e un team di Roma Capitale che, in collaborazione con Lazio Innova - che con la Regione sta facendo un ottimo lavoro su impresa e innovazione - con Cdp e con il sistema bancario, avvii un dialogo proattivo con il mondo dei capitali privati sulle opportunità di investimento in Piccole e medie imprese del territorio e faccia arrivare al mondo delle stesse PMI le opportunità offerte dagli investitori. Una vera agenzia moderna di attrazione degli investimenti per Roma».

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