Serracchiani: «Nel Pd donne fuori partita, vince la logica delle correnti»

Serracchiani: «Nel Pd donne fuori partita, vince la logica delle correnti»
di Francesco Malfetano
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Domenica 14 Febbraio 2021, 09:47 - Ultimo aggiornamento: 10:48

Onorevole Serracchiani, nel giorno del giuramento del governo Draghi tiene banco, purtroppo, la questione di genere. Non solo c'è un esecutivo poco equilibrato da questo punto di vista (15 uomini e 8 donne nei 23 ministeri), quanto soprattutto l'intero centrosinistra italiano, considerando con il Pd anche LeU, non è stato in grado di portare neppure una donna al governo sui 4 ministeri assegnati. Non è un buon inizio.
«Sicuramente no, le donne dem non ne escono benissimo. Siamo di fronte alla prima volta in cui nella delegazione di governo del Pd non c'è una rappresentanza femminile. Non è ammissibile».


Che vi sia alla base un errore, è evidente. Ma di che problema stiamo parlando per il Pd? È davvero riconducibile solo alla necessità di mettere nel governo i tre capi-corrente?
«Credo ci siano più profili della questione, più angolature. Intanto sicuramente c'è un tema legato a come oggi il Pd si pone all'esterno e cioè attraverso una suddivisione marcata tra correnti. Dall'altra però, c'è anche una debolezza delle donne del partito che non hanno avuto volontà o modo di occupare un loro spazio per costruire una leadership. Il fatto è che quando bisogna decidere i posti di potere sulla base delle competenze e delle conoscenze, le donne non giocano quella partita. È senza dubbio un tema che va affrontato subito».


Venerdì sera, a ministeri assegnati, il segretario Zingaretti si è detto amareggiato perché l'impegno sulla questione di genere portato avanti dal Pd «non ha trovato rappresentanza». Ieri c'è chi ha fatto notare che quella rappresentanza avrebbe dovuto negoziarla lui.
«Io credo che il segretario abbia fatto tutti i passaggi obbligati. Anche perché ci siamo incontrate qualche giorno prima con la presidente Cuppi, la vicepresidente Ascani e la portavoce D'Elia e Zingaretti proprio per manifestare la necessità che ci fosse un'adeguata rappresentanza femminile. Anche per la natura del Recovery Fund e per come il Pd lo ha inteso, legando al filo delle politiche di genere gli investimenti nei vari settori, come istruzione, lavoro e sanità. E devo dire che il segretario, nella nostra ultima direzione ha dato proprio questo indirizzo. Ma questo governo è nato in modo particolare e, quando si è formato, le scelte del presidente incaricato sono state diverse».


L'errore è stato di Draghi allora?
«Io credo che abbia prevalso la logica che fosse meglio garantire la stabilità interna del Pd rispetto alla questione di genere, alle competenze o al lavoro fatto fin qui. Le donne sono state sacrificate in nome delle correnti».


Lei ieri su Facebook si è posta una domanda, «il Pd è un partito per donne?», rispondendosi «dovrà esserlo». Glielo richiedo, lo è ora?
«Nella forma senza dubbio e anche in alcune scelte sostanziali. Ad esempio nella commissione che presiedo (Lavoro ndr) abbiamo un testo di legge sulla parità salariale che arriverà in aula nei prossimi mesi, un lavoro fatto con tutte le donne dei diversi gruppi politici. Poi però, come per il governo, in alcuni casi prevale altro. Ed è un problema nostro perché dobbiamo incalzare il partito per prenderci le nostre opportunità e conquistare spazio».

Ora ci si aspetta una forte presenza femminile tra i sottosegretari del Pd. Una sorta di compensazione, ma è sufficiente?
«Sembra si voglia riparare un vaso rotto col nastro adesivo. Ma sono comunque sicura che verranno scelte persone di qualità perché il Partito democratico ha una classe dirigente all'altezza. Senza girarsi troppo intorno ci sono tante donne che possono ottenere i ruoli in questione. Mi auguro vengano scelte non per ripianare quello che c'è stato, perché la ferita non la fai guarire in questo modo, ma guardando alla loro competenza e al lavoro fatto fin qui».


E per lei cosa pensa? Si aspetta una chiamata?
«Io svolgo il ruolo di presidente della commissione Lavoro e ci aspettano settimane di intensa attività perché il tema sarà caldo nei prossimi mesi. Per cui direi di no. Io farò come ho sempre fatto, pancia a terra e lavorare».

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