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G7, arriva il sì per il tetto a gas e petrolio: «Ora tocca all’Europa». Ma la Germania resta ancora cauta

Attesa per il report di Bruxelles. La Germania resta ancora cauta

G7, arriva il sì per il tetto a gas e petrolio: «Ora tocca all Europa». Ma la Germania resta ancora cauta
di Gabriele Rosana
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 29 Giugno 2022, 00:57 - Ultimo aggiornamento: 06:35

L’intesa politica c’è, «ma resta ancora molto lavoro da fare». Il G7 sulle Alpi bavaresi si è concluso, ieri, con la fumata bianca sul price cap energetico, una formulazione di compromesso che accontenta tutti e che tiene insieme il petrolio, su cui gli Stati Uniti erano in pressing da settimane, e il gas, iniziativa invece guidata dall’Italia con la sponda della Francia tanto in Europa quanto fra i Sette Grandi.

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Tetto a gas e petrolio, la misura

Lo scopo della misura, su cui i leader del G7 si sono impegnati a lavorare «con urgenza» a livello ministeriale e tecnico, seguendo da vicino gli sviluppi dello studio di fattibilità su cui è all’opera la Commissione europea, è contenere i guadagni di Mosca, spinti dall’aumento dei prezzi all’ingrosso, e alleviare i costi finali per le famiglie che sono pure responsabili dell’inflazione record. «Mentre eliminiamo gradualmente il petrolio russo dai nostri mercati - si legge nella versione estesa del documento finale del G7 -, cercheremo di sviluppare soluzioni che soddisfino gli obiettivi di ridurre le entrate russe derivanti dagli idrocarburi e di sostenere la stabilità dei mercati energetici globali, riducendo al minimo gli impatti economici negativi, soprattutto sui Paesi a basso e medio reddito».

 

A non fare mistero della lunga strada che si apre adesso è stato lo stesso padrone di casa, il cancelliere tedesco Olaf Scholz: realizzare il tetto al prezzo «è un obiettivo molto ambizioso, per cui servirà parecchio lavoro». Compreso un approfondimento sull’eventuale cortocircuito con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio poste a tutela dei liberi scambi internazionali. Scholz ha parlato soltanto del price cap petrolifero, e non anche di quello del gas, nonostante le timide aperture della Germania pure la settimana scorsa, durante i negoziati del Consiglio europeo di Bruxelles. La sensazione, a sentire fonti Ue, è che i contorni del primo siano più definiti rispetto al secondo, che si presenterebbe come «più complicato». Ma da qui alla fine dell’estate gli sviluppi potrebbero essere tali da ribaltare questa difficoltà iniziale; è lo stesso orizzonte temporale a cui guarda il presidente del Consiglio Mario Draghi, augurandosi che, al termine di «una discussione solida e su base razionale», si arrivi a un’intesa prima di ottobre, complice l’accelerazione sulla messa a punto del price cap che si è registrata nell’Ue, come confermato ieri mattina da una portavoce dell’esecutivo comunitario di Bruxelles. 

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Quanto al petrolio russo, che a differenza del gas si muove perlopiù via mare e non attraverso condotti, secondo le spiegazioni fornite a margine del summit di Schloss Elmau, l’ipotesi di lavoro contemplerebbe l’imposizione di un tetto al prezzo «da concordare con i partner internazionali» agli assicuratori e ai trasportatori di oro nero: al di sopra della soglia pattuita scatterebbe il divieto all’importazione. «La guerra in Ucraina sta facendo salire i costi delle energie fossili, cioè benzina e gas», originando uno «shock per tutti gli europei», ha spiegato il presidente francese Emmanuel Macron, aggiungendo che «la nostra volontà è di permettere di poter controllare meglio i prezzi del metano, da una parte, e del greggio e di tutti i prodotti raffinati, dall’altra». L’obiettivo di Parigi, però, è anche organizzare una coalizione degli acquirenti per fare pressione sui Paesi produttori di petrolio riuniti nell’Opec (ma non solo: nella lista ci sono pure gli Usa) per aumentare l’estrazione e, in questo modo, abbassare i prezzi globali. 

La dichiarazione

Nella trentina di pagine della dichiarazione finale del G7, i leader hanno ribadito il sostegno all’Ucraina e l’impegno per la ricostruzione del Paese e per evitare una crisi alimentare mondiale. «C’è una sola via d’uscita: Putin deve accettare che i suoi piani in Ucraina sono destinati a fallire», ha insistito Scholz. «Continueremo a far lievitare i costi economici e politici della sua guerra». Confermato anche il nuovo affondo sanzionatorio, che stavolta colpirà l’oro russo. Ampio spazio pure al coordinamento delle politiche climatiche, dopo il lancio, nella prima giornata del summit, del maxi-piano infrastrutturale dal valore di 600 miliardi di euro che mette al centro le energie verdi per sostenere le economie in via di sviluppo. Su spinta tedesca, il G7 vuole poi creare entro l’anno un “Club del clima” per raggruppare i Paesi con sensibilità simili, mentre sugli investimenti sul gas Scholz ha tenuto il punto: «In questa fase di transizione e diversificazione ci servono».

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