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Nato, Turchia toglie il veto: ok a Finlandia e Svezia

Firmato un accordo con Erdogan: garanzie sulle estradizioni di terroristi

Nato, Turchia toglie il veto: ok a Finlandia e Svezia
di Cristiana Mangani
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 29 Giugno 2022, 00:55 - Ultimo aggiornamento: 14:33

La svolta è arrivata dopo un summit durato più di due ore: Finlandia e Svezia entreranno nella Nato. Niente più veti da parte della Turchia. Ankara ha ritirato il suo “no” in cambio delle garanzie richieste, e i tre Paesi hanno firmato un memorandum di intesa tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan e gli omologhi dei due Paesi nordici, Sauli Niinisto e Magdalena Andersson, a margine del summit dell’Alleanza atlantica a Madrid. Era presente anche il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Il governo turco si era opposto alla richiesta di adesione di Helsinki e Stoccolma, perché aveva ricevuto da loro il rifiuto a consegnare i combattenti curdi ospitati sui loro territori, che Ankara considera affiliati al Pkk (il partito dei lavoratori del Kurdistan) e quindi alla stregua di terroristi. Ora, quindi, festeggia. «Il memorandum firmato risponde alle preoccupazioni della Turchia sulla lotta al terrorismo e l’esportazione di armi - ha spiegato Stoltenberg -. Nessun alleato ha sofferto più della Turchia per i brutali attacchi terroristici, tra cui quelli del Pkk».

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L’IMPEGNO 

L’accordo verrà formalizzato nei prossimi giorni. Ci sono in ballo diverse estradizioni. Erdogan ha chiesto che una serie di cittadini di etnia curda non godano più dello status di rifugiato. «Svezia e Finlandia hanno promesso passi concreti per l’estradizione di criminali terroristi - hanno annunciato i media turchi -, oltre alla rimozione delle restrizioni nel campo dell’industria della Difesa e a un impegno a impedire propaganda terroristica contro la Turchia nei due Paesi».

L’intesa che Palazzo Chigi definisce «come una buona base di partenza per il vertice», è solo una parte di quanto verrà affrontato durante la riunione. Le prossime novità riguarderanno un aumento consistente delle capacità militari della Nato: il più importante rafforzamento dalla fine della Guerra Fredda, che porterà la Nato response force oltre la soglia delle 300 mila unità. «Potenzieremo il fianco orientale, dove i nostri battlegroups saranno elevati a livello di brigate di combattimento», ha spiegato Stoltenberg, tratteggiando la cornice generale, mentre a dettare la linea sono gli Usa.

Il presidente Joe Biden è arrivato a Madrid con il suo dono per la sicurezza euroatlantica: il rafforzamento dell’impegno militare nel vecchio mondo, in particolare «nei Paesi Baltici, nei Balcani» e in generale «sul fianco orientale dell’Alleanza». È chiaro, dunque, che un blocco importante di quei 260mila effettivi in più saranno a stelle e strisce. Un boccone amaro da mandare giù per Mosca (e in parte anche per Pechino). Tanto che ha annunciato che “blinderà” i confini a ovest.

 

IL DOCUMENTO

Nel documento-bussola della Nato, la Russia verrà definita come la «principale minaccia» per la sicurezza euroatlantica e la Cina - che nello “Strategic concept” di Lisbona del 2010 nemmeno era menzionata - verrà probabilmente indicata come una «sfida» da prendere in seria considerazione, tant’è vero che a Madrid, in una prima assoluta per la Nato, ci sono i leader dei partner orientali (Australia, Nuova Zelanda, Sud Corea e Giappone). Poi c’è l’aspetto del fianco sud, caro a Spagna e Italia: una sessione specifica è prevista giovedì mattina e, in questo quadro, Biden ha detto di aver discusso con il premier Pedro Sanchez di un accordo per aumentare il numero di navi da guerra americane basate in Spagna. 

Nel frattempo, sui rischi di una possibile escalation della guerra in Ucraina, è intervenuto il generale Sir Patrick Sanders. Nel primo discorso pubblico da capo di Stato maggiore generale ha dichiarato che la Gran Bretagna deve essere pronta a «combattere e vincere» per scongiurare la minaccia dalla Russia. Sir Patrick ha paragonato l’invasione russa all’ascesa della Germania nazista. E anche il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, ha colto l’occasione per sollecitare un rilancio delle spese del Regno Unito per le forze armate fino al 2,5% entro il 2028. Wallace ha scritto anche una lettera «riservata» a Boris Johnson, nella quale sollecita il premier a chiedere il medesimo impegno a tutti i leader dei Paesi Nato.

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