Quirinale, dal Mattarella-bis all'asse insolito per Draghi fino all'outsider di lusso: le ipotesi

Dal Mattarella-bis all'asse insolito per Draghi fino all'outsider di lusso: le ipotesi per il Qurinale
di Francesco Malfetano
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Mercoledì 8 Settembre 2021, 09:17 - Ultimo aggiornamento: 9 Settembre, 11:10

Prima o poi sarebbe dovuto succedere. Nonostante manchino ancora diversi mesi all'inizio della primavera e quindi all'elezione del successore del presidente Sergio Mattarella, pare ufficialmente iniziato quel fermento che, dietro conversazioni disinteressate e strategie a lungo termine, porterà alla definizione di nuove alleanze per il Quirinale. Il tutto, com'è ovvio, non rende affatto più semplice fare previsioni, anzi, le rende tutte potenzialmente fallaci. In altri termini, servirà del tempo anche solo per definire i piani di gioco. 

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Le previsioni

Almeno due però sembrano destinati ad accompagnare gli italiani fino all'ultimo minuto. In primis la possibile rielezione di Mattarella che, pur avendo ribadito a più riprese di non essere interessato ad un secondo mandato al Quirinale, ancora oggi viene tirato per la giacca un po' da tutte le parti. In secondo luogo il nome che più agita i partiti, fosse solo per la complessità che si porta dietro, è senza dubbio quello di Mario Draghi. L'attuale premier, il cui mandato non scadrebbe prima del 2023, sembra infatti la carta preferita da una porzione del Pd, dalla Lega e pure da Berlusconi (meno da Renzi). Nel caso dei dem chi vedrebbe bene l'ex numero uno della Bce al Quirinale è ora la componente minoritaria che risponde al nome di Goffredo Bettini.

L'idea, magnificata pochi giorni fa, è quella di non disperdere il lavoro svolto Draghi logorandone l'immagine fino alla scadenza, ma assegnargli un nuovo ruolo di garanzia che gioverebbe proprio dell'autorevolezza ottenuta nel gestire l'emergenza. In realtà, dietro a questo ragionamento potrebbe semplicemente esserci la volontà di una parte dei dem un po' accantonati dal nuovo segretario Enrico Letta, di esporre il partito alla successiva campagna elettorale e, magari, recuperare un'influenza maggiore. Un discorso tutto sommato assimilabile a quello che fa la Lega per ascriversi ai pro-Draghi al Quirinale. Anticipare le elezioni parlamentari in questo momento gli consentirebbe di sfruttare il momento ancora favorevole in termini elettorali (il centrodestra è dato molto avanti nei sondaggi) e, soprattutto, non regalare all'alleata-concorrente Giorgia Meloni un altro anno per crescere nei consensi e sfilare definitivamente a Salvini la corona di leader dell'area. Sempre nel centrodestra anche i berlusconiani - consapevoli che il nome di Silvio accostato al Quirinale non è una possibilità concreta - ragionano sulla possibilità di portarci Draghi. Anticipare il voto consentirebbe di limitare l'erosione dei loro sostenitori e rimandare ancora la scelta di un nuovo leader. Curioso il fatto che in caso di dimissioni dell'attuale premier, la supplenza toccherebbe a Renato Brunetta, ministro più anziano dell'esecutivo, assegnando - per poco - un ruolo insperato a Forza Italia. 

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La carta Renzi e gli altri nomi

D'altro canto però, bisognerà fare i conti con Matteo Renzi. E di questi tempi non è mai una cosa semplice. Il segretario di Italia Viva infatti, sarà probabilmente l'ago della bilancia per il Quirinale e non sembra affatto intenzionato a far lasciare Draghi sia per difendere la scelta convitamente fatta tra la fine dello scorso e l'inizio di quest'anno, sia perché ha tutto da perdere nell'andare prima alle urne. Ed è per questo che ci si aspetta che proprio Renzi sia capace di tirare fuori dal cilindro il nome giusto. Al momento ne sono circolati tanti, tutti assolutamente papabili e autorevoli ma non favoriti dal fatto che siano stati tirati in ballo già a questo punto. Si va da Pierferdinato Casini a Paola Severino (ma anche con molta meno convinzione la presidente del Senato Casellati e il ministro della Cultura Franceschini), fino all'attuale ministra della Giustizia Mara Cartabia. Un nome che fino a qualche mese fa avrebbe probabilmente davvero messo d'accordo tutti. Ora però, dopo aver demolito una buona parte della riforma della giustizia voluta dal governo Conte II e dai cinquestelle, senza dubbio non gode di buoni uffici nel Movimento. Continuando a sfogliare le carte per il Colle, un outsider di lusso nella corsa - dal centrosinistra - potrebbe l'ex premier e ministro Paolo Gentiloni. Il commissario Ue agli Affari Economici, oltre a un curriculum inattaccabile, vanta anche un solido rapporto di amicizia con Dragi che sicuramente potrebbe giovargli in questa situazione.

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