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Elezioni politiche 2022, il Pd salva gli ex ministri e per i collegi in bilico cerca nomi di prestigio

Nel nuovo Parlamento 345 seggi in meno: ampio taglio per tutti i partiti ma non per FdI e dem

Elezioni politiche 2022, il Pd salva gli ex ministri e per i collegi in bilico cerca nomi di prestigio
di Caris Vanghetti
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 27 Luglio 2022, 07:21 - Ultimo aggiornamento: 14:10

Elezioni politiche 2022 - Troppi politici da salvare e poche poltrone a disposizione, è questo l'incubo più ricorrente del segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, che in questi giorni si trova a fare i primi calcoli per verificare su quanti seggi potrà fare affidamento un eventuale schieramento unitario di centrosinistra. Le simulazioni fatte sulla base degli attuali sondaggi politici evidenziano che un alleanza di tutte le sinistre (senza Movimento 5 Stelle), incluse le liste civiche, potrebbe arrivare complessivamente a un numero compreso tra i 113 e i 132 parlamentari. Mentre secondo un'analisi fatta dall'Istituto Carlo Cattaneo sulla base dei voti espressi in occasione delle elezioni Europee del 2019, attualizzato con i sondaggi recenti, parla di 209 seggi alla sinistra, di cui 141 alla Camera e 68 al Senato.

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NOMI ACCHIAPPAVOTI


Dai collegi uninominali potrebbero comunque arrivare delle sorprese positive se la sinistra riuscisse a candidare personalità in grado di intercettare il gradimento degli elettori ma questo ragionamento vale anche di più per le destre che potendo fare affidamento su sondaggi più favorevoli avranno più seggi da offrire a candidati acchiappa voti. Mentre a sinistra, tra i big dei vari partiti, a cominciare dal Pd, seguito da Articolo Uno, Italia Viva (ammesso che il partito di Matteo Renzi entri nell'alleanza) Insieme per il Futuro di Luigi di Maio, e Azione di Carlo Calenda, oltre alle prime file di quelle liste civiche di estrazione territoriale guidate da sindaci e amministratori locali, gli spazi di manovra per puntare su personaggi più accattivanti per l'opinione pubblica sono ridotti. Ieri il Pd per disciplinare la formazione delle liste e per cercare di ridurre il numero di seggi da dare necessariamente al suo establishment, senza però scontentare i maggiorenti del partito, ha approvato un regolamento . Grazie a tali norme sono incandidabili i parlamentari con 15 anni consecutivi di mandato alle spalle, e poi i sindaci dei grandi comuni (sopra i 20.000 abitanti), i governatori, i consiglieri e gli assessori regionali. Per tutti vale la possibilità di chiedere una deroga (da votare in seno alla Direzione del Pd).


Il regolamento concede a Letta di proporre candidature di rilievo o indicate da altre forze politiche con le quali il Pd abbia stretto accordi politico elettorali. Una delle candidature di rilievo dovrebbe essere quella di Nicola Zingaretti. La nuova disciplina approvata prevede esplicitamente una deroga all'incandidabilità per le Regioni che si trovino nell'ultimo anno di legislatura. Il caso del Lazio, appunto. Salvi sono anche tutti i big, visto che il regolamento prevede una deroga automatica per coloro che ricoprono o abbiano ricoperto la carica di segretario, presidente del Consiglio o ministro (Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, Andrea Orlando, ma anche gli ex ministri Roberta Pinotti, Barbara Pollastrini, Piero Fassino e Marianna Madia). La regola dei 15 anni consecutivi di mandato parlamentare alle spalle consentirebbe anche le candidature di Andrea Marcucci, Stefano Margiotta, Antonio Misiani, Francesco Verducci, Emanuele Fiano, Michele Bordo, e Paola De Micheli. Su tutto, comunque, deciderà la Commissione elettorale di garanzia e poi la Direzione di agosto.


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