Ddl Zan, Salvini a Letta: «Vediamoci martedì». Ma il segretario dem rifiuta

Ddl Zan, Salvini a Letta: «Vediamoci martedì per una mediazione o la legge finirà male»
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Sabato 17 Luglio 2021, 12:14 - Ultimo aggiornamento: 19 Luglio, 10:20

Il Leader della Lega Matteo Salvini lancia un ultimo appello a Enrico Letta per la risoluzione dei contrasti sul Ddl Zan. «Propongo a Enrico Letta, per l'ennesima volta, una mediazione come chiesto anche dalla Santa Sede. Vediamoci martedì, prima che il testo arrivi in Aula, per togliere i punti critici degli articoli 1, 4 e 7. Se Letta non accettasse, la legge Zan finirebbe male e tutta la responsabilità cadrebbe sulle spalle del Pd», ha detto Salvini. E Letta non ha accettato. Ha detto che se si parla lo si deve fare in Parlamento. «Salvini non è l'interlocutore affidabile per una materia come questa. Salvini è lo stesso che sta appoggiando Orban, che sta facendo una vergognosa legislazione contro tutto ciò che è diverso nella sua testa. Ecco perché andremo in Parlamento e discuteremo con chi ha voglia di discutere», ha detto Letta al Tg3 respingendo la proposta di un incontro da parte di Matteo Salvini. Il dialogo con la Lega non decolla, dunque. E Salvini ribatte: «Spiace che Letta e il Pd non vogliano ascoltare nessuno e preferiscano lo scontro al buonsenso»

Ddl Zan, tra mediazioni e contrasti

«Oggi, in una bella intervista al Corriere della Sera, la senatrice Masini offre delle ragionevoli proposte di mediazione, che non escludono persone dalle tutele, per approvare il Ddl Zan. Queste proposte, infatti, a differenza di quelle della Lega e di Italia Viva, pur abolendo l'art.1, mantengono nella legge l'orientamento sessuale e l'identità di genere, tra i motivi fondanti odio, discriminazione e violenza, da punire sempre». Lo dichiara Elio Vito, deputato di Forza Italia.

 

«Mi auguro che Forza Italia e tutto il centrodestra possano fare propria questa proposta, andando oltre gli argomenti grotteschi sinora utilizzati per contrastare una legge di civiltà. Mi auguro pure che la proposta della senatrice Masini possa trovare il favore dei partiti di quella ampia maggioranza che alla Camera ha votato il ddl Zan, togliendo ogni alibi a chi vuole solo impedirne l'approvazione», conclude Vito.

Strada in salita: tempi strettissimi

A poco più di 48 ore alla presentazione degli emendamenti e alla ripresa della discussione al Senato (rispettivamente martedì alle 12 e alle 16.30), la strada sembra dunque in salita. In realtà, il voto in tempi brevi del provvedimento contro l'omotransfobia è sempre più un miraggio sia per mancanza di consensi sia per i tempi: inevitabile il rinvio almeno a settembre, tra decreti in arrivo (tre nelle prossime settimane e che hanno la precedenza sui disegni di legge) e la pausa estiva del Senato, che incombe dal 9 agosto. Il 20 luglio la discussione riprende (resta una quarantina di senatori iscritti a parlare) ma il giorno dopo si ferma per il decreto Sostegni bis da votare. Il copione dovrebbe ripetersi nei giorni successivi.

Un fermo biologico che è ossigeno per chi ha dubbi sulla legge (compresi 6-7 senatori del Pd) e per chi ripete il mantra della mediazione ancora possibile, come Italia viva. Da Rapallo Matteo Renzi non demorde: «Spero si arrivi a un punto di caduta che vada bene a tutti e che faccia fare finalmente una legge». Eppure, i due rivali più accaniti non depongono le armi e continuano a rinfacciarsi le responsabilità di un eventuale no.

Di certo, Letta non incontrerà Salvini in vista di martedì quando "il capitano" sarà di nuovo in Aula. Per i Democratici non si tratta, soprattutto sull'identità di genere, definita dall'articolo 1 del testo. «La Lega ci sta dicendo che per approvare la legge Zan, dobbiamo togliere quelli che per noi sono punti qualificanti, ma non è un compromesso», osserva Franco Mirabelli, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia a Palazzo Madama. Anni luce distante il presidente dei senatori leghisti, Massimiliano Romeo: «Se si vuole discutere, siamo disponibili purché si tolgano i riferimenti all'identità di genere e alla questione dei reati di opinione», ribadisce. E quasi irritato dall'ennesimo 'niet', ricorda ai Dem di quando puntarono i piedi per difendere Giuseppe Conte e traghettarlo verso un terzo mandato, poi fallito.

«Se il Pd vuole continuare con la linea 'o ddl Zan o mortè si ricordi come è andata a finire quando diceva: 'o Conte o mortè», sottolinea. Nel frattempo il partito di Salvini lima gli emendamenti che proporrà. Se ne aspettano centinaia, ma non migliaia, assicura qualche parlamentare. Un centinaio da Fratelli d'Italia, un pò di più da Forza Italia e zero da Pd e Movimento 5 stelle, decisi a blindare il testo optando per gli ordini del giorno (è la scelta del Pd).

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