Caos procure, Bonafede: voglio muro invalicabile tra politica e magistrati

Martedì 18 Giugno 2019
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«Uno degli aspetti più importanti è porre un muro invalicabile tra magistratura e politica: non è possibile che un magistrato che va a fare politica possa tornare a fare il magistrato». Lo ha detto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, intervistato a Porta a Porta, lanciando anche una proposta: «Sarebbe bello che ogni forza politica si impegnasse a non candidare magistrati. Il Movimento 5 Stelle non perderebbe un attimo».

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Quello che emerge dall'inchiesta di Perugia è «un fatto gravissimo», che «non può andare a finire a tarallucci e vino. Non mi interessa dire 'si è sempre fatto', 'lo facevano anche altri'. La sanzione deve arrivare perché non deve passare il messaggio che queste situazioni possano rimanere senza responsabili. Questo ce lo chiedono i cittadini e ce lo chiede la stragrande maggioranza dei magistrati», ha detto Bonafede. Per il Guardasigilli «non c'è possibilità di gattopardismi o di fare melina. Bisogna cambiare. Ci sono dei giovani magistrati e io ho il dovere di dire che faranno carriera se sapranno essere bravi magistrati. Oggi invece c'è l'idea che uno deve stare nella corrente giusta e fare pubbliche relazioni».

«Mi sconcerta e mi deprime ascoltare forze politiche dire 'non c'è illecito penale, non c'è reato'. Le forze politiche non possono affidare le loro valutazioni morali a quello che dirà un giudice. Cosa c'entrano i reati? Per me la risposta che dovrebbe arrivare è 'Lotti non doveva trovarsi lì' o 'per noi del Partito Democratico è giusto che stesse lì'. Ma è sconcertante continuare a dire 'decidano i giudici'».

«Noi abbiamo una delle magistrature migliori al mondo, per produzione e qualità, una tradizione giuridica unica al mondo, i nostri magistrati sono gli eredi di Falcone e di Borsellino, e non permetterò a nessuno di macchiare la Giustizia in maniera indelebile. C'è un terremoto in corso, le istituzioni compatte sapranno reagire. Bisogna sia intervenire sulle persone coinvolte e inserire in maniera blindata la meritocrazia», ha aggiunto.

Sulla separazione delle carriere il ministro ha sottolienato: «Io non voglio un pm accusatore per professione, il pm che fa le indagini è un soggetto terzo e non vedo perché uno che fa il giudice non possa fare in futuro il pm. La separazione delle carriere già esiste nei fatti, perché chi vuole cambiare competenza deve cambiare anche regione». «I penalisti - ha detto il ministro - hanno fatto una proposta legge con raccolta firme, non mi sottraggo al confronto ma questa non è una priorità».

Uno stop di cinque anni ai concorsi per incarichi direttivi per i togati del Csm che tornano in ruolo dopo la scadenza del mandato. È una delle proposte che il ministro della Giustizia intende mettere in campo. «Secondo il progetto che ho in mente io e che condividerò con il Parlamento», ha detto intervistato a Porta a Porta, «quando uno è stato al Csm non dovrà poter accedere agli incarichi direttivi per cinque anni».

«Il Paese ha bisogno di più verità e non di bavagli», ha detto poi il ministro parlando delle intercettazioni. «La privacy è un diritto sacrosanto», e la riforma a cui penso, ha aggiunto, «vuole blindare le intercettazioni» per «evitare fughe di notizie». «Nessuno aveva mai lavorato sulle intercettazioni se non per indebolirle: quello che sto facendo io - ha spiegato il Guardasigilli - è lavorare per rispettare la privacy dei cittadini, perché non ci siano fughe di notizie, e perché magari ci sia un ufficio stampa nei distretti di Corte d'appello. Metteremo in atto un sistema che funzionerà perché servirà veramente a rispettare la privacy».

Ultimo aggiornamento: 22:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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