ROMA

Autonomia, si apre il caso Roma. Raggi vede Conte: ora più poteri

Sabato 16 Febbraio 2019 di Mario Ajello e Simone Canettieri
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Conte e Raggi

Ostentano sicurezza i leghisti. La ministra Erika Stefani annuncia: «Nessun allarmismo. La legge per l’autonomia va avanti e non sono affatto allarmata. E’ infondata ogni voce che dice che i tempi si allungano». E tuttavia, a fronte di questa pubblica dichiarazione della ministra competente, dentro la Lega c’è forte preoccupazione rispetto a tutti gli ostacoli. In questa trattativa si potrebbe inserire anche il Campidoglio a guida M5S per incassare i poteri per Roma, come da accordi nel contratto di governo.

I paletti, insomma, non mancano. A cominciare da quello targato Roberto Fico: «Sull’autonomia è in corso una trattativa tra Stato e Regioni, e voglio sottolineare una cosa: il Parlamento deve avere un ruolo centrale e non marginale. Non si può - dice il presidente della Camera che presto si incontrerà con l’omologo del Senato, Elisabetta Casellati - andare avanti senza interpellare le Camere fino in fondo». Ossia prende tempo, e la Lega con Candiani, sottosegretario all’Interno capisce il gioco: «Questo sull’autonomia è un bel dibattito, ma è anche ora di concluderlo».

LA MOSSA 
I timori in casa Lega hanno anche un nome: Vincenzo De Luca, il nemico del nordismo di cui la legge autonomista è intrisa. «De Luca sta facendo ammuina, per dirla come parlano i napoletani, si vuole mettere in mezzo per far fallire tutto». Ecco come viene accolta sul Carroccio la mossa del governatore campano. Il quale ha annunciato la richiesta di autonomie per la sua regione, si vuole sedere al tavolo dei lombardo-veneti, per rompergli il giocattolo - avanzando dubbi, dicendo che la sua regione vuole partecipare ma a modo suo, insistendo sull’imprescindibile vincolo unitario tre le parti d’Italia che non sembra in cima ai pensieri di altri - dall’interno. Si chiama “entrismo”, nella tradizione comunista da cui De Luca proviene, questa tecnica. E i leghisti la temono. 

La Stefani cerca di neutralizzare questo e gli altri tentativi di stop alla «secessione dei ricchi» così: «Non esisteranno cittadini di Serie A e cittadini di Serie B». Rischio tutt’altro che improbabile, però, stando alla situazione attuale e a come la riforma è per ora congegnata. Nella richiesta ufficiale di autonomia avanzata da De Luca e riguardante tanti ambiti (lavoro, istruzione, economia, ambiente e via dicendo) si sottolinea un principio: «La Regione Campania considera sacro e inviolabile l’unità e la solidarietà nazionale e considera irrinunciabile l’obiettivo politico, storico e ideale del superamento del divario Nord-Sud». 

Sul piede di guerra, oltre ai sindacati, agli intellettuali, a parte del mondo produttivo, ai 5 stelle con i loro timori e con i loro distinguo, c’è un po’ sì e un po’ no il Pd. Con Bonaccini, governatore emiliano, che è dall’inizio insieme ma a suo modo con i governatori leghisti Fontana e Zaia. Con Zingaretti che frena. Con Martina che spara. Senza dimenticare i sindaci, con lAnci (e il suo presidente Antonio Decaro) che invita a evitare un nuovo centralismo da parte delle Regioni: lorganizzazione degli Enti territoriali diverrebbe, infatti, competenza esclusiva delle Regioni. E ancora: «Questa autonomia è avvolta in un mistero - attacca il sindaco di Milano, Beppe Sala - quindi il mio appello è fermatevi e discutiamo». 

L’INCONTRO
In questo caos per nulla calmo, si inserisce anche la mossa di Virginia Raggi. Ieri mattina, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti ha parlato con il premier Giuseppe Conte. E gli ha fatto presente l’esigenza di stringere sui poteri speciali da attirbuire alla Capitale. In pratica si tratterebbe di una serie di competenze e fondi che il Comune dovrà gestire direttamente bypassando la Regione. Una sorta, anche in questo caso, di autonomia. Ecco, perché la faccenda potrebbe inserirsi nella trattativa in atto. O comunque servire come strumento di pressione del M5S sulla Lega. Visto che dalla riforma dei poteri di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia a uscirne ridimensionata sarà anche la Capitale.

Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio, 13:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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