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Alessia Morani: «Pd sempre più a sinistra, rinuncio alla candidatura nelle Marche»

«È ingiusto trattare così chi non aderì alla scissione»

Alessia Morani: «Pd sempre più a sinistra, rinuncio alla candidatura nelle Marche»
di Francesco Bechis
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 17 Agosto 2022, 06:55 - Ultimo aggiornamento: 15:50

Alessia Morani, deputata del Pd e già sottosegretaria allo Sviluppo economico nel governo Conte-bis, non correrà alle prossime elezioni politiche.

Letta blinda le liste del Pd: big esclusi. L’ira degli ex renziani tagliati fuori

Onorevole, c'è delusione?
«Sono venuta a conoscenza della mia posizione in lista ascoltando l'elenco in direzione. Mi pare che sia stato applicato lo stesso metodo tanto criticato in passato, quando il segretario era Matteo Renzi».
Rinuncerà alla candidatura nelle Marche. Perché?
«Insieme alle persone con cui collaboro da anni sul territorio ho pensato che è meglio saltare un giro».
Non è come portare via il pallone quando la partita si mette male?
«No, assolutamente. È una semplice constatazione: questa volta non ci sono le condizioni».
Cosa non le sta bene del metodo Letta?
«Una premessa: fare le liste è sempre difficile così come accontentare tutti. Il segretario ha fatto una scelta politica legittima: privilegiare le candidature della sinistra. Chi pagherà il prezzo, va da sé, è la parte riformista del partito».


Decisioni troppo romano-centriche?
«Non saprei. So di certo che il mio nome era stato scelto all'unanimità dal mio territorio. La mia area politica mi aveva indicato come priorità e sul mio lavoro parlamentare la nostra capogruppo ha espresso un giudizio positivo. Evidentemente i territori non sono stati un fattore determinante nell'equazione».
C'è chi dice che con queste liste Letta penalizza gli ex renziani. Concorda?

«Mi auguro che le sue scelte non siano state determinate da rancori del passato. Io faccio orgogliosamente parte dei riformisti del partito. E ho colto la volontà di spostare l'asse del Pd verso sinistra, di cui è prova il rientro dei fuoriusciti di Articolo 1 come l'alleanza con Sinistra Italiana e Verdi».
Il nome di Luca Lotti, un riferimento dei riformisti, non appare nelle liste. Sorpresa?
«Penso che chi ha garantito la tenuta del Pd all'epoca della scissione di Renzi meritasse una considerazione in più. In quel momento drammatico abbiamo scelto di stare nella nostra casa, dove rimarremo. Una scelta sofferta che ha permesso non solo al gruppo parlamentare ma allo stesso Pd di sopravvivere».
Quindi?
«Quindi mi sarei aspettata un tentativo di tenere il partito unito in un passaggio delicatissimo, quando c'è da sfidare una destra che ha abbandonato ogni velleità centrista. È stato un errore politico».
Puntare su un'alleanza a sinistra invece che sul centro di Renzi e Calenda è stato un errore?
«Spero che questa decisione non si ripercuota sul voto e che gli italiani vogliano arginare l'avanzata della destra. Certo, aver fatto una scelta di campo così netta è un rischio».
Se le elezioni non dovessero andare come sperato, si dovrà aprire una riflessione sulla leadership?
«Al di là dell'esito del voto c'è una scadenza naturale per il congresso previsto per il prossimo anno. Sarà un'occasione per riflettere sullo sbandamento di una linea politica. Siamo passati dal Conte riferimento dei progressisti al viva Draghi. Forse dobbiamo ai nostri elettori un chiarimento su cosa sia il Pd e dove vuole andare».

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