«Affido, la legge non va»: Il governo stoppa la riforma

Giovedì 11 Ottobre 2018 di Barbara Acquaviti
Il tiro al bersaglio è cominciato da settimane, prima con il capogruppo M5S in Senato, Stefano Patuanelli che ha parlato di «confronto all'interno della maggioranza», poi con l'uscita ancora più netta della vice presidente della Camera, Maria Edera Spadoni (anche lei grillina), che ha esplicitato la necessità di cambiarlo. Ora, ad entrare a gamba tesa sul ddl Pillon (Lega) sull'affido è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, Vincenzo Spadafora: «Il nostro dovere in Parlamento è di rivederlo». Insomma, i dubbi del M5s stelle sul provvedimento che introduce il concetto di bigenitorialità perfetta si trasformano in un vero stop.

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LE POSIZIONI
Il ddl prevede infatti che nell'affido post separazione madre e padre vengano considerati sullo stesso piano, avendo parità di tempi da trascorrere con il figlio. A questo pilastro se ne aggiungono altri: stop all'assegno di mantenimento, mediazione obbligatoria per coppie che decidono di separarsi, contrasto all'alienazione parentale. Misure che hanno sollevato perplessità soprattutto delle associazioni femministe, ma anche di giuristi e pedagoghi. Il problema per Spadafora è che il testo, attualmente all'esame della commissione Giustizia del Senato, tra le altre cose, non tiene conto dei casi di maltrattamenti in famiglia. Maltrattamenti che, dice citando il rapporto Terre des Hommes, risultano peraltro essere in aumento.

A suo giudizio, il ddl Pillon «di fatto è come se dividesse il bambino in due parti uguali» quasi fosse un «oggetto» mentre «parliamo di una persona di minore età» su cui è necessario fare valutazioni «caso per caso». «Per cui conclude - credo che il nostro dovere sia rivedere in Parlamento la proposta così come è stata formulata perché dal mio punto di vista non è assolutamente possibile approvarla».
Simone Pillon, esponente di spicco del Family day, è già finito nel mirino anche per le sue posizioni nettamente anti abortiste (fin al punto di ipotizzare che si possa «impedire» alla donna di farlo). Senza alcun riferimento al sottosegretario, sul suo profilo Facebook scrive: «Dopo la tempesta degli attacchi ad personam, pian piano si entra nel merito del testo, e si scopre che è normale buon senso». Il ministro della Famiglia, il leghista Lorenzo Fontana, già di fronte alle prime critiche, arrivate anche dalle associazioni, aveva spiegato che «non si può parificare tutto». Per questo, d'altra parte, nel Carroccio è stato anche istituito un tavolo ad hoc. «L'obiettivo ha già avuto modo di spiegare - è cercare il benessere, soprattutto dei bambini, mettere al centro il loro interesse, permettendogli di crescere nel migliore dei modi sia col papà che con la mamma». Insomma, un modo per dire che il ddl Pillon è pur sempre l'iniziativa di un singolo senatore e non della Lega né del governo. «L'importante alla fine è avere una buona legge», spiegano dal ministero.

IL PROGRAMMA
D'altra parte, il tema è presente nel contratto firmato da Di Maio e Salvini che è all'origine dell'esecutivo. «Sarà necessario è messo nero su bianco - assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori, rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento e valutando l'introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell'alienazione parentale». Se i concetti base sono condivisi, da parte del M5s viene però criticata l'eccessiva «rigidità» dell'impostazione. Le opposizioni provano a cavalcare questa crepa nella maggioranza. Il Pd, con la responsabile Infanzia Francesca Puglisi, chiede che a questo punto il testo venga ritirato, mentre per Mara Carfagna, esponente di Forza Italia ed ex ministra delle Pari opportunità, «lo stop al ddl è un sollievo».
  Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre, 11:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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