Operazione Ilona, così Francesco vuole salvare la sua fidanzata dall'Ucraina in fiamme

Francesco e Ilona, 21 anni a testa, si erano conosciuti un anno e mezzo fa in Erasmus. Poi lei è tornata nella sua città, Obukhiv, 35 chilometri da Kiev

Operazione Ilona, così Francesco vuole salvare la sua fidanzata dalle grinfie di Putin
di Mario Ajello
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Martedì 1 Marzo 2022, 19:24 - Ultimo aggiornamento: 2 Marzo, 00:12

«Amare è soffrire. Se non si vuol soffrire, non si deve amare». Con questa convinzione in petto - tratta dal magnifico di film di Woody Allen, Amore e guerra - Francesco s’è messo in viaggio l’altra sera. Per portare a termine, con tutta la fatica di una traversata da 3000 chilometri e dentro il dolore per l’amata che è in pericolo, l’Operazione Ilona. Ovvero? Far scappare dall’Ucraina in fiamme la fidanzata. Francesco e Ilona, 21 anni a testa, stanno insieme da un po’. Si erano conosciuti un anno e mezzo fa in Erasmus, in Lituania, a Vilnius, poi lei è tornata nella sua città, Obukhiv, 35 chilometri da Kiev.

E ora la nuova cortina di ferro, brutalmente calata per spezzare in due l’Europa e i cuori che la abitano, ha diviso la coppia relegando lei tra il fuoco e le fiamme dell’aggressione nazionalista e lui in questo pezzo di Continente che si era liberato dall’idea dei conflitti armati e di colpo se ne ritrova uno ai confini di casa e vuole fare qualcosa - anche liberare le persone amate e segregate dall’altra parte dall’assalto del nuovo sovietismo putiniano: perché il personale è politico come si diceva un tempo - contro la prepotenza e la cultura dell’odio. 

«Io la amo, vado a salvarla e mi porterò in Italia sia Ilona sia, se vogliono, la sorella, la mamma e la zia». Così spera Francesco, il nostro eroe, il Romeo che va prendersi la sua Giulietta al confine tra la Romania e l’Ucraina. «Se riusciamo a portare a termine la missione, diventeremo oltre che Cavalieri dell’Amore anche Cavalieri della Repubblica, anche se non ne abbiamo l’età», dice sorridendo, per stemperare la tensione, Giuseppe che è il compagno di viaggio di Francesco (sono partiti appena è cominciata la guerra da Gorizia, dove sono studenti universitari) e anche il proprietario dell’auto che li sta portando alla meta: una Rover vecchia di 10 anni con la bandiera italiana nel bagagliaio e quella ucraina attaccata ai finestrini.

«Lui è il pilota», dice Francesco, «e io sono lo zito, che è la parola che noi siciliani usiamo per intendere fidanzato» (di Ilona). Il pilota (cognome: Magnani. Provenienza: Sassari), lo zito (cognome Lipari. Provenienza: Palermo) e la bella Ilona (cognome: Stepanyshyna. E fa la stagista in una catena di distribuzione) hanno questo piano di battaglia, o meglio di anti-guerra. Lei, che è scappata tra le sirene e le bombe dalla sua città e si è rifugiata dopo un viaggio nel caos dell’invasione di 13 ore per fare 300 chilometri nella casa della nonna in un villaggio dell’Ucraina occidentale, dovrà raggiungere l’amato al confine con la Romania: l’appuntamento è nella città di Siret. E poi si tornerà indietro, con a bordo Ilona e magari anche i suoi parenti, per Gorizia, dove Francesco sistemerà questi profughi a lui così cari. 

Adesso Francesco e Giuseppe sono a Cluj-napoca, città rumena e ci vogliono ancora sette ore di viaggio per Siret. Coraggio, manca poco e poi l’amore avrà vinto - almeno nel caso vostro - sulla guerra. «Beato lei che è così ottimista», dice Francesco parlando dall’auto. Innanzitutto bisognerà vedere se la mamma darà il permesso a Ilona di venirci incontro, ma speriamo di sì e che venga pure la signora. Poi, ci sono altri problemi, perché il viaggio dal villaggio dove si trova Ilona fino al confine sarebbe di due ore e mezza, nella normalità, ma adesso occorrono anche due o tre giorni perché si combatte dappertutto, le strade sono piene di sfollati e di profughi diretti verso la Romania e molti ponti sono stati fatti saltare dall’esercito ucraino per rendere più difficile ai russi di muoversi. Pensi che sono stati anche tolti i cartelli stradali, o cambiati di segno, in modo che i carriarmati di Putin perdano la strada». 

Il viaggio di Ilona verso l’amore e verso la libertà è quello che stanno cercando di fare in direzione pace centinaia di migliaia di ucraini, tra paura, rabbia e desolazione per le macerie e per le morti e mentre gli invasori avanzano ma neanche tanto perché si stanno impantanando in mezzo a difficoltà impreviste sul terreno di quel Paese grande e complicato: la forza della Resistenza, le carenze tattiche e strategiche dell’Armata Rossa e la stanchezza delle truppe russe per una guerra che pensavano lampo e lampo non è. «La Russia è sola, anche la Cina l’ha mollata e vuole imporre le sanzioni a Putin: ci hanno detto che sta accadendo questo e questa è una notizia stupenda!», esultano Francesco e Giuseppe nella Rover 75 del 2001. Loro sono pacifisti.

Sono partiti l’altra sera, dopo aver partecipato a Gorizia a una manifestazione arcobaleno, organizzata dall’Associazione culturale Ucraina-Friuli che si sta ancora mobilitando ogni giorno per impulso di due infaticabili amici di Francesco e di Giuseppe: Luigi Rubano e Stefano Zampardi. Festeggerete anche con loro quando Ilona sarà salva? «Ma certo, a forza di spritz! Ma prima dobbiamo arrivare vivi alla fine di questa storia. Tendenzialmente, non vorremmo lasciarci le penne». Per ora, sono galvanizzati i due della Rover. Hanno attraversato mezza Europa e raccontando la loro missione tutti li hanno incitati. «A Budapest soprattutto: baci, abbracci, incitamenti da parte sia di italiani che vivono e studiano lì sia di ungheresi. Ci hanno trattato da eroi. La pace si costruisce con gesti coraggiosi di questo tipo e sono tanti i giovani coraggiosi in questa nostra Europa. Anche quelli che stanno dall’altra parte della nuova cortina di ferro. I nostri amici ucraini lottano come draghi e vinceranno». 

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Ragazzi, che musica state sentendo mentre arrivate al confine rumeno-ucraino e aspettate l’apparizione di Ilona? «Niente musica, ascoltiamo il rombo del motore. E cerchiamo di riflettere sul significato della guerra e del tempo. E comunque non vogliamo darci troppe arie, anche perché non abbiamo ancora vinto la nostra scommessa. Sì, noi viviamo la liberazione di Ilona come una scommessa prima ancora che come un dovere morale e sentimentale». Ma vale la pensa sfidare la Russia per amore? «Vale la pena sfidarla a prescindere», dice Francesco. Lui lungo questi 3000 chilometri pensa spesso al momento in cui rivedrà la sua amata. «La mia paura è che rischiamo di vederla chissà quando, che ci metta davvero moltissimo tempo a percorrere il suo tragitto nell’inferno ucraino. Noi comunque non molleremo, anche perché ci giungono notizie, da Ilona e da altri amici ucraini, che a mollare potrebbero essere i russi». Ok, Francesco, ma appena vedrai Ilona come la accoglierai, hai un mazzo di ieri nel bagagliaio, un regalo, una poesia d’amore? «Ci abbracceremo a lungo, e due ore di lacrime. Poi si torna indietro tutti insieme, o almeno speriamo».

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