Marco Giallini: «Sono stato amico del gigante Proietti: mi mancano le sue risate»

Marco Giallini: «Sono stato amico del gigante Proietti: mi mancano le sue risate»
di Gloria Satta
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Giovedì 14 Ottobre 2021, 08:10

Ha commosso tutti, ieri sera, Io sono Babbo Natale, il film che ha pre-inaugurato la 16esima Festa di Roma. Godibilissima commedia-favola diretta da Edoardo Falcone, regala l'ultima apparizione di Gigi Proietti nei panni di un anziano che afferma di essere Babbo Natale (nei cinema con Lucky Red il 3 novembre, a un anno dalla scomparsa dell'attore). Accanto a Gigi, spicca Marco Giallini in una delle sue migliori interpretazioni: un rapinatore sbandato, appena uscito di galera, a cui il presunto Santa Klaus offre un rifugio, una lezione di vita e una sorprendente eredità. Marco, 58, ci mette l'anima. E alla presentazione del film blocca il traffico in piazza Cavour: davanti al cinema trova una piccola legione di fan (tutte donne di varie età) che reclamano a gran voce un selfie con lui, avendolo riconosciuto sotto il berretto che gli nasconde la faccia. «Vie' qua, come te chiami? Scatta, daje. Ciao bella». Accontentate una per una.

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Sono i disagi della celebrità, si è abituato?
«Nessun disagio, l'affetto della gente mi fa sempre piacere. È un po' che ho successo ma a dire la verità essere riconosciuto dai fan dovunque vada mi dà sempre l'impressione di camminare senza pantaloni».


Cosa rappresenta questo film per lei?
«Un regalo, perché mi ha permesso di lavorare con Proietti. Sul set è stato come un padre. Sono cresciuto guardandolo recitare e cercando di assorbire la sua arte, come del resto quella degli altri giganti della sua generazione. Durante le riprese non stava benissimo, si vedeva chiaramente, anche se nel momento in cui il regista gridava azione! scattava come un ragazzino. Chi poteva immaginare che se ne sarebbe andato nel giorno dell'80mo compleanno. Gravissima perdita».


Siete diventati amici?
«Sì e ora mi manca la sua confidenza. Non posso dimenticare l'ultima cosa che mi ha scritto: Abito ancora... in via di guarigione e mi mancano tanto le nostre risate. Il rapporto con lui ha segnato la mia vita».

 


Era amareggiato, Proietti, di non aver lavorato abbastanza nel cinema?
«Fino a un certo punto. Era troppo preso dal teatro, sempre in giro in tournée, per prendere altri impegni».


Anche la sua vita è frenetica, scandita da un impegno dietro l'altro: lo show di Rai3 Lui è peggio di me, i film...
«Faccio quello che mi piace. Panariello è un fratello, una splendida persona. E, ancora con Falcone, farò la commedia Il Principe di Roma nel ruolo di un finto nobile ottecentesco. Non vedo l'ora».


Cosa le resta da desiderare?
«Un sogno ce l'ho. Prima o poi girare un film in cui lavorino e non per forza come attori anche i miei figli Rocco, 23 anni, e Marco di 16 che fa il liceo classico come avevo promesso a Loredana (l'amata moglie scomparsa nel 2011, ndr). Non esistono foto mie con lei, era una persona molto discreta».


Adesso ce l'ha un amore?
«Si, ma non appartiene al mondo del cinema. Lavora nelle assicurazioni. Ci conoscevamo da tanto tempo ma ci siamo messi insieme durante la pandemia».


E lei come ha vissuto quel periodo?
«Ho avuto paura, come tutti. Mi sono preoccupato per i miei figli. Ma non credo proprio che ne siamo usciti migliori: penso solo alle baby gang e ai loro misfatti... A scuola non devono limitarsi a insegnare Omero, ai ragazzi vanno messi in testa i veri valori della vita».


Pensa di essere cambiato oggi che ha successo?
«Non credo proprio. Mi sento lo stesso di sempre. Forse è cambiato il modo in cui gli altri mi vedono».


Di cosa va più fiero?
«Del fatto che, al di fuori di ogni retorica, le persone dello spettacolo mi considerino una persona perbene nonostante le mie stranezze».


Quali stranezze?
«A volte sono nervoso, m'incazzo».


Cosa la manda in bestia?
«La stupidità della gente che non capisce le cose più elementari e non sa comportarsi. Il cervello è tutto ma non tutti ce l'hanno».


Ha tempo di andare al cinema?
«Non tanto, sto sempre a lavorare...Ma in questo periodo guardo le serie e mi sono appassionato a Squid Game, su Netflix. Cazzarola che botta. Hanno ragione i miei figli quando dicono che il futuro è dei coreani».

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