Bufala su Fedez e J-Ax arrestati, parla l'autore: «Provocazione: chiedo scusa». Il pm: archiviate il caso

Ermes Maiolica: «Disposto a inginocchiarmi sui ceci in piazza: li stimo e ammiro. Volevo solo dimostrare come si può manipolare facilmente l'informazione»

A sinistra Ermes Maiolica, l'autore della bufala. A destra, J-Ax e Fedez
di Lorenzo Pulcioni
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Mercoledì 10 Novembre 2021, 13:00 - Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 10:13

«Ho smesso con le bufale, ma ancora non mi prendono sul serio». Ermes Maiolica, il re delle fake news via social, già operaio alle acciaierie di Terni, ha ormai voltato pagina. Eppure per molti resta ancora lo spericolato manipolatore dell'informazione che ha fatto andare su tutte le furie vip e mondo della comunicazione. A giurare guerra al metalmeccanico ternano anche J-Ax e Fedez per via di una bufala fatta circolare nel 2017. Su un finto giornale online, Maiolica firmò con lo pseudonimo Pikkolo Angelo la falsa notizia riguardo l'arresto per cocaina dei due cantanti. Che gradirono a tal punto da trascinarlo in una battaglia legale che si trascina anche adesso nonostante il pm abbia chiesto l'archiviazione.

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Si è pentito di aver creato quella fake news che ha coinvolto Fedez e J-Ax?
«La sostituta procuratrice ha chiesto l'archiviazione riconoscendo di fatto il diritto di satira. Sarà il giudice dell'udienza preliminare a decidere se accoglierla o meno. Io sono disposto a inginocchiarmi sui ceci in pubblica piazza a Milano per chiudere questa storia con Fedez e J-Ax che peraltro ammiro e stimo tantissimo».
Andrà fino a Milano per chiedere scusa?
«Ci vado sabato prossimo e quello successivo, per due eventi sulla roboetica. Sembra uno scherzo, ma, questa volta, non lo è. Ho deciso di fare il bravo ragazzo ma, ironia della sorte, non riesco più a farmi prendere sul serio. Il mio passato da bufalaro mi si ritorce contro. Succedeva anche quando confezionavo fake news, dicevano che lo facevo per soldi quando in realtà non ci ho mai guadagnato niente. Cerco di uscire dal personaggio di re delle bufale ma la verità è che sono ancora imprigionato lì».
Lei creava bufale per dimostrare la fragilità del sistema dell'informazione. E' stato uno dei primi in Italia. Ha fatto scuola?
«Dal 2017 enti e università hanno cominciato a contattarmi per spiegare come funzionano le fake news e il meccanismo psicologico».


Ma perchè lo faceva?
«L'intento era educativo, volevo dimostrare come fosse facile, con i social, manipolare l'informazione. Poi la cosa mi è sfuggita di mano. A un certo punto è arrivato il Covid e ho pensato fosse il momento di cambiare. E mi sono appassionato alla robotica».
E sta ottenendo dei buoni risultati?
«Qui parte il contrappasso dantesco. Sono passato dalle bufale all'intelligenza artificiale, ho fondato anche un sindacato per robot ma a causa della mia fama' la gente continua a pensare che si tratti di uno scherzo. Sono tornato da Torino per un evento dove le mie fake news sono riconosciute come espressione artistica da un movimento che si chiama viralismo, ma preciso che ne faccio parte come teorico. La robotica è invece un argomento serio, trattato con ironia, ma sono coinvolti sociologi, psicologici, artisti. L'obiettivo è divulgare la cosiddetta roboetica', regolamentare il comportamento degli uomini nel rispetto reciproco con i robot. Nei due prossimi eventi a Milano ci saranno accademici e universitari. Ci sarà anche Valerio Lundini. Andrò in giro a spiegare il nostro manifesto sulla roboetica universale, una visione nuova dai soliti argomenti accademici rispetto al rapporto amichevole tra uomo e macchina».

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