Va a pescare nel lago di Giulianello e muore annegato, Alessandro Scipioni aveva 38 anni

Va a pescare nel lago di Giulianello e muore annegato, Alessandro Scipioni aveva 38 anni
di Luigi Biagi
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Martedì 4 Ottobre 2022, 10:22

Ore di ricerche nel lago di Giulianello, tra Artena e Cori, e poi la tragica scoperta che nessuno avrebbe voluto fare. Gli uomini dei vigili del fuoco e dei carabinieri fino all'ultimo hanno sperato di trovar vivo un trentottenne di Cave, in provincia di Roma, scomparso sulle sponde del lago formalmente chiamato La Torre. E invece hanno dovuto prendere atto della morte dell'uomo quando i sommozzatori dei vigili del fuoco lo hanno trovato a quattro-cinque metri di profondità, sul fondo dello specchio d'acqua naturale. Era annegato. Probabilmente ha perso la vita domenica sera, dopo aver fatto una nuotata per motivi che non sono stati ancora chiariti.
Si tratta di Alessandro Scipioni, operaio di Cave con la passione per la pesca sportiva. Il trentottenne l'altro ieri si era recato a pescare sulle sponde del lago al confine tra i due comuni. Un luogo tutelato dalla normativa regionale come monumento naturale e, allo stesso tempo, storicamente molto frequentato dagli appassionati di pesca sportiva, regolamentata dall'alba al tramonto.
Alessandro era uno sportivo come loro. In passato era già stato in quel luogo e con la sua lenza aveva tirato su grandi carpe di cui era molto orgoglioso, rincasando soddisfatto. Ma l'altro giorno è andata diversamente: non è tornato a casa.


L'ALLARME DELLA FIDANZATA

A lanciare l'allarme ieri mattina presto, e a far partire la macchina dei soccorsi, era stata la fidanzata, che non riusciva a mettersi in contatto con lui. Dopo diverse telefonate a vuoto, la donna ha capito che c'era qualcosa che non andava. Ha chiamato il 112 e ha segnalato l'ultimo luogo conosciuto in cui si sarebbe potuto trovare il compagno. Lì sono accorsi i carabinieri di Colleferro e di Artena, che hanno iniziato le ricerche, perlustrando le sponde e i campi circostanti. Individuare il luogo in cui il trentottenne si era accampato non è stato difficile, perché sulla riva i militari hanno trovato le due canne da pesca del cavesino ancora ben posizionate, puntate verso il centro del lago. Accanto ad esse, c'erano le scarpe e i vestiti del trentottenne, che evidentemente si era spogliato per immergersi. L'ipotesi che potesse trovarsi cadavere sul fondo del lago ha preso forma e consistenza quando un uomo del posto ha riferito che poteva aver visto Alessandro la sera prima mentre entrava in acqua.


IL TESTIMONE
A quanto pare, il pescatore di Cave si sarebbe spogliato e avrebbe iniziato a nuotare, forse per recuperare una barca telecomandata che potrebbe essere rimasta ferma nello specchio d'acqua. Oppure l'obiettivo poteva essere quello di riportare sulla riva qualche altro oggetto. Si sarebbe così allontanato una ventina di metri dalla sponda, ma, forse colto da un malore, non ce l'ha fatta a rimanere a galla. Le ricerche sono passate quindi sul fondo del lago e per questo i carabinieri hanno chiamato i vigili del fuoco, le cui squadre di soccorso sono partite da Colleferro e da Roma.
Le operazioni sono iniziate verso le 9.30 di ieri. I sommozzatori hanno passato ore a perlustrare il fondale melmoso con l'utilizzo dei comunicatori subacquei e del Didson, il sonar usato in questi casi dai vigili del fuoco. Intorno alle 15 è arrivata la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire.
Il corpo senza vita dell'uomo era stato individuato a una ventina di metri dalla riva, a una profondità tra i quattro e i cinque metri. Per tirarlo fuori c'è voluta circa un'ora. A nulla è servito il personale del 118 a disposizione per eventuali manovre di emergenza. Per Alessandro non c'era più niente da fare.
 

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