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Vaiolo delle scimmie, Sebastian contagiato al New York Pride: «Urlavo per il dolore, lasciato senza medicine e assistenza»

La testimonianza: «Prima del Pride sapevo del virus, ma non immaginavo che fare un test fosse così difficile»

Vaiolo delle scimmie, il calvario di un contagiato senza medicine e assistenza: «Urlavo per il dolore»
di Mauro Evangelisti
5 Minuti di Lettura
Domenica 24 Luglio 2022, 16:32 - Ultimo aggiornamento: 25 Luglio, 20:36

«Ho urlato per il dolore: le mie due settimane di inferno con il vaiolo delle scimmie»: è il titolo della testimonianza di un uomo di 39 anni, uno svedese che viva a New York, contagiato dal vaiolo delle scimmie, che descrive sia il dolore causato dai sintomi e la paura di non farcela sia la carenza di risposte del sistema sanitario, nonostante siano ormai trascorsi due mesi e mezzo dall'inizio di questa epidemia.

 

Monkeypox, il calvario di un contagiato senza medicine e assistenza

Si chiama Sebastian Kohn e racconta molto preoccupato a The Guardian: «Se qualcuno come me, che ha lavorato a lungo nel campo della salute sessuale, ha avuto così difficoltà a orientarsi nel sistema di assistenza, non riesco a immaginare come altre persone possano riuscirci. Conosco molte persone che stanno semplicemente sedute a casa con un dolore agonizzante perché non ricevono il supporto di cui hanno bisogno. Sono piuttosto preoccupato che siamo vicini al punto che questa sarà un'altra malattia endemica, specialmente tra gli uomini gay, se non abbiamo già superato quel punto».

 

Che cos'è il vaiolo delle scimmie

Da sapere: per il virus Monkeypox, o vaiolo delle scimmie, l'Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato l'epidemia «emergenza sanitaria globale». Da inizio maggio, quando è i primi casi di Monkeypox sono stati trovati al di fuori dei Paesi africani (dove è endemica), la malattia ha colpito quasi 17mila persone in 74 Paesi. L'Europa ne ha 10..604 secondo l'ultimo bollettino congiunto del Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (Ecdc) e dell'Ufficio regionale per l'Europa dell'Oms. ll 95 per cento dei casi ha come pazienti degli uomini e c'è una forte diffusione nella comunità gay (ma non solo). Secondo Gianni Rezza, direttore Prevenzione del Ministero della Salute, in Italia i casi rilevati sono 407, «C'è massima attenzione, non allarmismo». E il professor Matteo Bassetti, infettivologo dell'Ospedale San Martino di Genova, osserva: «Questa malattia non colpisce tutta la popolazione, ma una fascia molto ristretta: giovani, prettamente maschi, che si contagiano attraverso rapporti omo/bisessuali e più raramente eterosessuali. A queste persone andrebbe indirizzata molto rapidamente una campagna di vaccinazione, il vaiolo delle scimmie è una malattia tutt'altro che semplice». Questo il quadro, ora torniamo alla drammatica testimonianza di Sebastian Kohn, pubblicata da The Guardian.

 

I festeggiamenti del New York Pride

Alcuni stralci, anche crudi ma che è giusto riportare per convincere le persone a fare attenzione: «Ho il vaiolo delle scimmie ed è stato un incubo totale - dice Kohn - Quando i festeggiamenti del New York Pride sono iniziati il ​​24 giugno, ero consapevole che il vaiolo delle scimmie era un problema emergente, specialmente per gli uomini gay, ma avevo anche l'impressione che il numero di casi in città fosse relativamente piccolo. Quello che non capivo era quanto fosse assolutamente deprimente la capacità di test: New York aveva solo la capacità di elaborare dieci test al giorno. Ho fatto sesso con diversi ragazzi durante il fine settimana. Poi una settimana dopo, il 1° luglio, ho iniziato a sentirmi molto affaticato. Avevo la febbre alta con brividi e dolori muscolari, e i miei linfonodi erano così gonfi che sporgevano di due pollici dalla gola». Kohn è risultato negativo al test anti Covid, ma in una città come New York, nonostante lui abbia l'assicurazione sanitaria, si è rivelato una impresa sia ottenere un test sul Monkeypox sia il medicinale specifico, un antivirale chiamato Tpoxx.

 

Vaiolo delle scimmie: ecco i sintomi

Racconta ancora Kohn dopo avere descritto il fallimento della risposta del sistema sanitario: «Dopo essere tornato a casa, l'eruzione cutanea ha iniziato a diffondersi e ho iniziato a sentirmi ansioso. Ho sviluppato lesioni letteralmente ovunque; hanno iniziato a sembrare punture di zanzara prima di svilupparsi in vesciche brufolose che alla fine sarebbero scoppiate, quindi si sono formate croste prima di lasciare una cicatrice. Li avevo sul cranio, sul viso, sulle braccia, sulle gambe, sui piedi, sulle mani, sul busto, sulla schiena e cinque solo sul gomito destro. Al culmine, ho avuto oltre 50 lesioni, una febbre di 39,5 e un dolore intenso, che ha provocato un attacco di panico. Ironia della sorte, l'unico posto in cui non avevo lesioni era il mio pene». Malgrado i sintomi sempre più dolorosi e insopportabili, tornare al pronto soccorso si è rivelato inutile. Fino a quando l'Irving Medical Center della Columbia University.finalmente è riuscito a procurargli il Tpoxx e gradualmente, grazie a questo antivirale, la situazione è migliorata anche se ancora Kohn è bloccato in isolamento. 

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