Usa, ragazza schiavizzata per 16 anni: condannati il figlio dell'ex dittatore della Guinea e la moglie

Venerdì 11 Gennaio 2019 di Federica Macagnone
Sbandieravano ai quattro venti di essere dei benefattori, dichiaravano indignati di essere vittime di una cospirazione, protestavano in modo arrogante per essere stati arrestati come dei "comuni mortali". Invece, a dispetto dei loro soldi, della loro casa lussuosa di Southlake, in Texas, e della loro protervia, sono stati smascherati per quelli che erano in realtà: una coppia squallida e diabolica, crudele e determinata, capace di tenere in stato di totale schiavitù per 16 anni Djena Diallo, una ragazza che oggi ha 24 anni e che avevano prelevato dalla Guinea quando ne aveva solo cinque per portarla clandestinamente negli Usa e sottoporla a ogni tipo di angheria e umiliazioni.

Lui è Mohamed Toure, 58enne figlio di Ahmed Sekou Toure, dittatore della Guinea dal 1958 al 1984, ritenuto responsabile della scomparsa o della detenzione di decine di migliaia di avversari politici. Sua moglie, Denise Cros-Toure, 58 anni anche lei, è invece figlia del segretario di Stato dell'ex dittatore. Subito dopo la lettura del verdetto i due sono stati riportati nelle celle che li ospitano dal 26 aprile scorso, quando furono arrestati, sotto gli occhi devastati dei cinque figli che avevano assistito all'udienza. L'entità della pena verrà stabilita prossimamente: entrambi rischiano fino a 20 anni di carcere. I loro avvocati hanno già preannunciato ricorso.

Toure e la moglie vivono negli Stati Uniti dal 2000, quando fu concesso loro asilo politico. Nello stesso anno fecero arrivare clandestinamente da un villaggio della Guinea negli States Djena Diallo, che all'epoca aveva 5 anni: non per darle una vita migliore, ma per avere una schiava che vivesse segregata in casa e che si occupasse dei loro cinque bambini, pulisse l'abitazione, cucinasse e altro ancora. Il tutto senza darle assolutamente nulla in cambio: la ragazzina non è mai andata a scuola, non ha ricevuto cure mediche, non ha avuto nessuna delle mille opportunità che invece venivano offerte ai figli di casa Toure.  

Come se tutto questo non bastasse, Djena veniva sottoposta ad abusi fisici e psicologici, malmenata e presa a schiaffi ogni volta che sbagliava qualcosa, come testimoniano varie cicatrici sulle braccia e su un orecchio, e minacciata di essere rispedita in Guinea se non si fosse comportata bene e non avesse obbedito agli ordini. Una vita da incubo, durante la quale le erano stati confiscati i documenti e le veniva inibito qualunque contatto con la sua famiglia, dalla quale uscì solo nell'agosto 2016, quando riuscì finalmente a fuggire da quella casa che era diventata la sua prigione grazie all'aiuto di alcuni vicini che da tempo avevano compreso la situazione e avevano allertato la polizia.

L'avvocato dei Toure, Scott Palmer, aveva sempre sostenuto che le accuse formulate contro i suoi assistiti erano inesistenti e che la ragazza aveva mentito spudoratamente per rimanere negli Usa, visto che la coppia stava pensando di riportarla in Guinea. Secondo il legale si trattava di una macchinazione alla quale non erano estranei i genitori della ragazza, dipinti come persone intenzionate a speculare su questa storia per ottenere una montagna di denaro. «Non vediamo l'ora - ha detto - di esibire una marea di prove per confutare le accuse di questa ragazza che ha mentito, tradito e tentato di distruggere una famiglia che l'ha accolta su richiesta di suo padre per darle una vita migliore negli Stati Uniti». Quale sia stata questa "vita migliore" è un mistero: quello che è certo è che i giudici hanno deciso che Mohamed Toure e la moglie tutto sono tranne che benefattori. Così come è certo, e questo è quel che più conta, che finalmente Djena è una donna libera. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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