Università, svolta inglese: «Basta studi umanistici»

Università, svolta inglese: «Basta studi umanistici»
di Francesco Musolino
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Martedì 18 Maggio 2021, 07:49 - Ultimo aggiornamento: 07:50

Presto, studiare in Inghilterra, sarà meno esoso grazie ai contributi governativi. Ma, è presto per esultare, difatti diverse università britanniche sono già pronte a sospendere i corsi di laurea nelle discipline umanistiche. Non si tratta solo di indiscrezioni ma di un preciso piano governativo, come dimostrano le dichiarazioni di Gavin Williamson, il segretario all'istruzione nel governo di Boris Johnson: «Il numero record di persone che hanno scelto i corsi di scienza e ingegneria, dimostra che molti stanno già iniziando ad abbandonare i corsi senza uscita che lasciano ai giovani nient'altro che debiti».

Già dal mese prossimo, come riporta The Times, grazie all'intervento del governo, il tetto massimo per le tasse universitarie scenderà da 11mila a meno di 9mila euro annui con l'intento di favorire apertamente i corsi di scienza, tecnologia, medicina e le discipline tecniche.

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Prestiti agli studenti

Lo scorso anno, il ministero del Tesoro aveva espresso una crescente preoccupazione per il programma di prestiti a favore degli studenti universitari. Le stime prevedevano un costo che si aggirava intorno ai 1.000 miliardi di sterline entro il 2040 e quasi l'83% dei prestiti erogati non sarebbe mai stato rimborsato (e dopo trent'anni, vengono cancellati del tutto). Difatti, gli studi di mercato dimostrano che i neolaureati in materia umanistica guadagnano circa 14mila euro l'anno in Gran Bretagna, dunque, non abbastanza per un totale rimborso che sarebbe possibile solo dopo aver raggiunto la soglia dei 30mila euro di entrate. Un bel problema per l'erario della Regina.

A stretto giro, diverse facoltà Aston University, London South Bank e Hull University hanno colto la palla al balzo e stanno progettando di chiudere i dipartimenti di storia e geografia, tagliando anche i corsi di laurea in lingue straniere. Un vero e proprio assalto alla conoscenza in nome del mercato o una scelta scriteriata, priva di qualsiasi logica? D'altra parte, siamo certi che tecnologia e cultura siano in aperto contrasto? In un mondo a codice binario non c'è più posto per chi conosce Omero e declina i versi di Saffo? Il 62enne imprenditore miliardario americano Mark Cuban, proprietario della squadra NBA Dallas Mavericks, ha preso tutti in contropiede durante un'intervista per il podcast Recode Decode di Kara Swisher, ripresa dalla Cnbc: «quando l'intelligenza artificiale sarà in grado di codificarsi da sola, i programmatori resteranno a spasso e avremo bisogno di menti creative per dialogare con le macchine».

Informatica più richiesta

Secondo il sito Glassdoor che si occupa di ricerca sul mondo del lavoro, oggi la laurea in informatica è la più richiesta in America e il lavoro più ambito è lo sviluppatore di software applicativo, con uno stipendio medio sopra i 100mila dollari. «Ma nel prossimo futuro continua Cuban che ha venduto la società Broadcast.com a Yahoo.com per 5,7 miliardi di dollari - saranno la creatività, la collaborazione e le capacità comunicative a fare la differenza». E che dire della Silicon Valley? La Ceo di Youtube, Susan Wojcicki, si è laureata in storia e letteratura ad Harvard - prima di virare sull'economia con un dottorato mentre Stewart Butterfield, il co-fondatore di Flickr, è laureato in filosofia.

Richiesta di rimborsi

Del resto, conoscenze in linguistica e semiotica si dimostrano decisivi quando si tratta di machine learning e di istruire intelligenze artificiali sempre più avanzate. Ma le brutte notizie per le finanze della Regina non sono finite. Oggi i reclami per i rimborsi per le spese sono esigui ma The Mirror, riporta che un gruppo di 19 sindacati studenteschi fra cui Oxford e Cambridge - ha chiesto la giustizia collettiva per le tasse. Ci sarebbero oltre un milione di matricole pronte a chiedere il totale rimborso delle tasse scolastiche e degli affitti versati nei mesi in cui i campus inglesi erano chiusi e le lezioni erano solo online: ci siamo sentiti truffati, si legge nella lettera aperta consegnata alla stampa. Sì, la guerra è appena cominciata.
 

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