Braccio di ferro Italia-Francia. Dopo gli ex terroristi rossi, i giudici francesi vogliono negare l'estradizione di un narcos kossovaro

Il presidente francese Emmanuel Macron
di Valeria Di Corrado
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Sabato 24 Settembre 2022, 18:34 - Ultimo aggiornamento: 25 Settembre, 17:12

Continua il braccio di ferro tra Italia e Francia sulle estradizioni. Aveva creato un vespaio di polemiche lo scorso giugno la decisione della Chambre de l'Instruction della Corte d'Appello di Parigi di negare la richiesta del nostro Paese di estradare dieci ex terroristi rossi, tra cui l'ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, ritenuto dalla giustizia italiana uno dei mandanti dell'omicidio del commissario Calabresi. Ora la storia si ripete anche per un narcots di origini kossovare, Gzim Idrizi, condannato il 30 novembre del 2017 dalla Corte d’appello di Messina a 10 anni di reclusione con l'accusa di aver fatto parte (sin dal novembre del 2000) di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.

LA STORIA

Il 51enne, originario di Dakovica e di nazionalità francese, si è trasferito da diversi anni Oltralpe: risiede con la sua famiglia a Farébersviller, un piccolo comune nella regione del Grand Est, ai confini con la Germania. Il 30 giugno scorso è stato arrestato sulla base di un mandato di cattura internazionale spiccato dall'Italia due anni prima (il 24 giugno del 2020). Ma il procuratore transalpino a quanto pare non intende approvare la consegna all’Italia, «infatti - spiega il suo difensore, l’avvocato Alexandro Maria Tirelli - il ricercato è tornato in libertà. Noi come difesa italiana proponiamo alla corte d’appello di Messina la rescissione del giudicato, cioé un annullamento, poiché secondo noi il processo è stato celebrato in maniera totalmente irregolare».

Due giorni fa si è tenuta l’udienza davanti alla “Chambre de l’Instruction” della Corte di appello di Metz per la discussione del provvedimento d’estradizione. Il rischio, stando a quanto si legge dai primi documenti, è che i giudici francesi respingano la richiesta dell'Italia in quanto il processo a carico del narcos franco-kossovaro è stato celebrato in contumacia. «Noi chiediamo l’annullamento della sentenza, poiché l’imputato non è stato nemmeno messo a conoscenza del processo, che si è celebrato in sua assenza e senza avvisarlo, pur essendo residente in Francia da molti anni, addirittura ormai è diventato cittadino transalpino», ha concluso l'avvocato Tirelli.

LA DECISIONE

La stessa ragione per la quale la "Chambre de l'Instruction" della Corte di appello di Parigi aveva respinto l'estradizione degli ex terroristi rossi. Nelle motivazioni della decisione, infatti, si legge che le sentenze di condanna in Italia nei loro confronti sono state rese quando gli imputati erano "latitanti e contumaci" e che sono stati "condannati al termine di una procedura alla quale non erano presenti".

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