Mariupol, il comandante ucraino scrive al Papa: «Combatterò fino alla fine, aiuti i bambini a uscire da questo inferno»

Mariupol, il comandante ucraino scrive al Papa: «Combatterò fino alla fine, aiuti i bambini a uscire da questo inferno»
di Franca Giansoldati
3 Minuti di Lettura
Martedì 19 Aprile 2022, 12:03 - Ultimo aggiornamento: 15:27

Città del Vaticano - «Santità, Papa Francesco! Non sono cattolico, sono ortodosso. Credo in Dio e so che la luce vince sempre le tenebre». E' una lettera disperata quella che il comandante della 36a Brigata Separata dei Marines, il maggiore Serhiy Volyna da Mariupol ha fatto avere al pontefice. Una sorta di ultima missiva e dal tono dello scritto si comprende bene che il militare (appartenente ad una formazione militare di estrema destra) sa di essere una sorta di condannato a morte. Il testo sta circolando in queste ore ed è stato fatto avere in Vaticano attraverso canali diplomatici. 

La Gran Bretagna invia in Ucraina Stormer e Starstreak: i lanciamissili di Johnson che possono abbattare gli aerei russi

Donbass, a Izium 15mila persone intrappolate dai russi. «Rischia di diventare la nuova Bucha»

La missiva

Scrive il maggiore: «Non ho visto i suoi appelli al mondo e non ho letto tutte le sue recenti dichiarazioni; sto combattendo da più di 50 giorni, completamente circondato, e tutto ciò per cui ho tempo è una battaglia feroce per ogni metro di questa città che è circondata dal nemico. Io sono un guerriero. Sono un ufficiale che ha fatto un giuramento di fedeltà al suo paese. E sono pronto a combattere fino alla fine. Nonostante la forza schiacciante del nemico, nonostante le condizioni disumane del campo di battaglia, il costante fuoco dell'artiglieria e dei razzi, la mancanza di acqua, cibo e medicine. Probabilmente avete visto molto nella vostra vita. Ma sono sicuro che non hai mai visto le cose che stanno accadendo a Mariupol. Perché questo è l'aspetto dell'inferno sulla terra».

 

La lettera prosegue descrivendo sommariamente gli orrori quotidiani. «Donne con bambini e neonati vivono nei bunker della fabbrica, hanno fame e freddo. Ogni giorno vivono nel mirino degli aerei nemici. I feriti muoiono ogni giorno perché non ci sono medicine, né acqua, né cibo. Mi rivolgo a voi per chiedere aiuto. Perché è arrivato il momento in cui le preghiere non sono sufficienti. Aiuti a salvarli. Dopo il bombardamento del teatro di prosa, nessuno ha più fiducia negli occupanti russi. Porti la verità al mondo, evacui le persone e salvi le loro vite dalle mani di Satana, che vuole bruciare tutti gli esseri viventi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA