Fedorov, il sindaco sequestrato: «Mariupol è allo stremo, in 100mila rischiano la vita, ma non saremo mai russi. Il Papa a Kiev? Attendiamo risposte»

Ucraina, Ivan Fedorov: «Mariupol è allo stremo, in 100mila rischiano la vita, ma non saremo mai russi»
di Franca Giansoldati
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Martedì 19 Aprile 2022, 07:46 - Ultimo aggiornamento: 10:46

Missione corridoi umanitari. «Abbiamo chiesto al Papa e al cardinale Pietro Parolin di intercedere con Putin per riuscire ad evacuare i 100 mila civili intrappolati a Mariupol. Ormai è una corsa contro il tempo, si trovano in una condizione grave. Senza acqua, cibo, medicine». 


Ti guarda dritto negli occhi trattenendo le emozioni. In una intervista alla Reuters e al Messaggero spiega di essere a Roma con una piccola delegazione di parlamentari ucraini per esporre nel dettaglio alle autorità italiane e vaticane come stanno le cose sul terreno e fornire loro informazioni precise al di là della propaganda dilagante. Ivan Fedorov è il giovane sindaco di Melitopol, città di 150 mila abitanti - tanti quanti Livorno - nell’oblast di Zaporizhia, sotto l’occupazione dei russi dall’inizio del conflitto. E’ considerato uno dei simboli della resistenza dopo essere stato rapito, sottoposto a sei giorni di «torture psicologiche pesanti» e rilasciato mediante uno scambio di prigionieri. 


Perché hanno sequestrato proprio lei?
«La mia città è stata occupata già al terzo giorno di guerra. I russi erano convinti che sarebbero stati accolti con gioia ma non è stato così. Pensavano che le autorità avrebbero manifestato l’intenzione di collaborare ma nessuno lo ha fatto. Il clima si è fatto subito pesante. La gente è scesa in piazza, coraggiosamente. I russi sono rimasti spiazzati e hanno reagito. Come sindaco sono divenuto, di conseguenza, un bersaglio. Va considerato che Melitopol è una città che offre un buon esempio di governo secondo le tradizioni e gli standard europei. Negli ultimi otto anni sono stati realizzati asili, scuole, strutture sportive, educative. Sta cambiando la mentalità dei nostri cittadini. E’ chiaro che se io avessi dichiarato pubblicamente che i russi erano buoni e bisognava collaborare, molti altri sindaci avrebbero fatto lo stesso».


Da una telecamera si vede quando viene condotto via in pieno centro. Dove la hanno portata?
«Nella stazione di polizia di Melitopol dove sono stato trattenuto per sei giorni. E’ stato pericoloso, pesantissimo dal punto di vista psicologico. Ho capito che la mia vita e quella dei civili non valeva nulla. Ogni notte venivano da me cinque o sei o sette soldati armati per interrogarmi».

 
Tortura?
«Non fisica ma psicologica».

 
Ha ancora contatti con i suoi cittadini?
«Si, l’ultima volta un’ora fa. Non c’è cibo nella mia città. Non c’è una farmacia. Metà della mia città è distrutta. Più di 200 persone nelle zone occupate sono state rapite. Non è sicuro camminare per le strade perché hanno rapito uomini d’affari, politici, vicesindaci, deputati. Penso che vogliano far diventare Melitopol parte della Federazione Russa, ma la gente non lo vuole».


Perché è andato dal Papa e dal cardinale Parolin?
«Il mio obiettivo principale era esporre in modo veritiero quale è la reale condizione delle nostre città, e qual è la prospettiva di guerra. La situazione umanitaria è pesantissima. Abbiamo trasferito loro informazioni e il Papa aveva molte domande».


Che tipo di informazioni?
«Ho implorato, assieme alla delegazione, di fare tutto il possibile per evacuare i civili da Mariupol perché è completamente occupata e i russi stanno cercando di distruggere tutto. Ci sono bambini, donne, anziani. Ho chiesto al Papa e al cardinale Parolin di parlare a Putin al fine di ottenere una risposta concreta, ad una domanda molto semplice». 


Quale?
«Se può garantire un corridoio umanitario o no? Sì o no. Se sì, cosa dobbiamo fare. Parolin ha detto che parlerà con Putin quando sarà possibile. Non ci ha detto quando. Noi gli abbiamo chiesto di fare domande secche. È molto importante perché di solito Putin risponde con un: ‘non so, forse sì, forse no’. Stavolta c’è bisogno di una risposta semplice, chiara».

 
Avrete invitato il Papa a Kiev...
«Sarebbe il più grande segnale che il mondo cattolico può fornire. Il Papa è una autorità globale indiscussa. Forse lui può davvero fermare questa guerra. Tutte le persone con autorità devono fare il possibile perché ogni minuto, ogni ora, ogni giorno è prezioso e c’è la gente che sta morendo».


Il Papa e Parolin vi hanno risposto?
«Ci stanno pensando, non vedono l’ora, ma non abbiamo una risposta concreta».


Vi sarebbero le condizioni per effettuare un viaggio simile?
«Possiamo organizzarlo a Kiev, a Leopoli, a Karkov, a Mariupol».


Mariupol è occupata...
«La zona di Mariupol no, a 50 chilometri da Mariupol possiamo organizzare il viaggio». 


Cosa ne pensa della Via Crucis al Colosseo dove una donna ucraina e una russa sono state scelte per portare assieme il peso della croce?
«Stando ai sondaggi l’87 per cento della popolazione russa è d’accordo con questa guerra contro gli ucraini. Bisogna fare tutto il possibile per fermarla».

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