Aereo da Venezia sfiora l'incidente in atterraggio a Madrid: collisione evitata per 19 secondi

Aereo da Venezia sfiora l'incidente in atterraggio a Madrid: collisione evitata per 19 secondi
di Francesco Malfetano
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Martedì 31 Dicembre 2019, 16:30

Diciannove secondi. Sono gli istanti che lo scorso 10 novembre del 2018 hanno evitato che una tranquilla serata di lavoro all'aeroporto di Madrid si trasformasse nel più grande disastro aereo degli ultimi 30 anni in Europa. Alle 20.20, a circa 29mila piedi di quota sui cieli della capitale spagnola, un Airbus A320 della low cost ungherese WizzAir partito da Craiova (Romania) con 169 persone a bordo e un Embraer E195 di Aeronova (per conto della spagnola Air Europa Express) decollato da Venezia con 99 passeggeri, stavano per incrociarsi sulla stessa rotta di volo. Una tragedia sfiorata che riapre la questione dell'enorme traffico presente sulle nostre teste - in crescita di anno in anno - e della sua difficile gestione da parte delle torri di controllo.

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Collisione aerea sfiorata, i documenti ufficiali: errore umano

Secondo i documenti ufficiali pubblicati pochi giorni fa dalla Commissione spagnola di indagine per gli incidenti nell'aviazione civile (Ciaiac), dietro il possibile disastro aereo dello scorso anno ci sarebbe un errore umano dei controllori dovuto a «una catena di eventi che, purtroppo, con il traffico attuale può capitare». A spiegarlo è Danilo Recine, pilota aereo e coordinatore nazionale piloti dell'associazione di categoria italiana Anpac. «Il rapporto spagnolo ha ricostruito come il controllore abbia detto al velivolo ungherese di scendere a 30mila piedi e come loro, in quel momento, non abbiano riposto». Un'eventualità del tutto normale («Magari le linee erano intasate a causa del troppo traffico» spiega) che ha spinto, dopo 9 secondi, la torre di controllo a ripetere l'indicazione commettendo però un errore. L'Airbus A320 ha ricevuto l'ordine di scendere fino a quota two-zero-zero, cioé 20mila piedi piuttosto che a 30mila, finendo con il rischiare di «attraversare il sentiero di volo dell'altro aereo». Lo strumento di sicurezza automatica Tcas (Sistema di allerta del traffico ed elusione di collisione) però, ha avvisato in tempo il comandante, prima attraverso una spia luminosa e poi attraverso degli alert audio.

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A quel punto, allertati i controllori, il pilota ha ripreso in mano la situazione, riuscendo ad evitare lo scontro e portando i velivoli solo a sfiorarsi a 61 metri di distanza in verticale e 370 metri in orizzontale. Vale a dire, secondo gli esperti spagnoli che hanno indagato sulla vicenda, a circa 19 secondi dalla tragedia. «Ormai basta uno smartphone e qualche app per monitorare costantemente i cieli sopra gli aeroporti - spiega Recine - e rendersi conto che ci sono moltissimi aerei in transito». Questo «porta delle difficoltà» che solo «grazie agli automatismi e alle tecnologie» a servizio sia dei controllori che dei piloti, «possono essere gestite». Perché avvenga una collisione come quella sfiorata nei cieli sopra Madrid, tra i più intasati d'Europa, «devono esserci davvero tanti eventi della catena che non funzionano» racconta il pilota 50enne.



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I PROBLEMI
I momenti più delicati sono «attorno alle aree terminali», gli aeroporti appunto, «che sono quelle non solo con più velivoli in transito, ma soprattutto con più frequenze radio occupate dai controllori e quindi con possibili ritardi nelle comunicazioni». Rallentamenti dovuti alla congestione dei cieli e, quindi, al sempre maggior numero di voli e passeggeri. Solo nell'anno appena concluso ad esempio, secondo le stime Iata (Associazione Internazionale del Trasporto Aereo, che copre circa l'85% del traffico totale), ci sono stati 4,6 miliardi di passeggeri nel mondo. Vale a dire circa 300 milioni in più del 2018 e il doppio rispetto al 2009. E la stima per il 2037 parla addirittura di 8,2 miliardi di persone pronte a volare. Numeri incredibili che ovviamente crescono assieme a quelli dei voli che ogni anno solcano le sempre più numerose rotte mondiali e, di conseguenza, assieme a quelli degli incidenti. Questi ultimi però, per fortuna, sono bilanciati al ribasso rispetto all'incremento dei decolli. Infatti, se ad esempio è vero che il numero di incidenti aerei avvenuti nel 2019 è stato maggiore (23) rispetto a quello dei 5 anni precedenti è anche vero che allacciare la cintura prima del decollo è ancora il modo più sicuro per spostarsi.

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Nel 2018 i voli complessivi sono stati 37 milioni e gli incidenti appena 18 - «Spesso peraltro sono stati causati dal meteo, come slittamenti a causa di piste ghiacciate» precisa Recina - in media uno ogni due milioni di partenze. Secondo uno studio sui dati europei realizzato lo scorso anno infatti, rapportando il numero di morti ai miliardi di chilometri percorsi, il mezzo più pericoloso è la moto (13,81 morti per miliardo), seguita da automobile a 0,72, nave (0,25), autobus (0,07), treno (0,04) e proprio l'aereo (0,03).
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