Vietnam: 100 milioni di abitanti, 328 positivi, zero decessi. Ecco i segreti di un sistema "antivirus"

Vietnam: 100 milioni di abitanti, 328 positivi, zero decessi. Ecco i segreti di un sistema "antivirus"
di Francesco Padoa
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Il mondo trema, soffre, combatte da mesi contro la pandemia. Milioni di contagiati (stiamo per arrivare a 7 milioni), migliaia di vittime (è vicina quota 400mila morti), e Paesi come Stati Uniti, ma anche Brasile e Russia che viaggiano senza tregua al ritmo di migliaia di nuovi casi positivi di coronavirus al giorno. Il mondo che si interroga sul come bloccare questo maledetto virus. Ma c'è chi c'è riuscito sul nascere, un caso unico, un vero miracolo. Si chiama Vietnam. Una «storia di successo»: così la Cnn ha definito la gestione dell'emergenza coronavirus in questo Paese, mentre i riflettori sono puntati su altri Paesi dell'Asia, dalla Corea del Sud a Hong Kong, passando per Taiwan. Il Vietnam - con una popolazione di 97 milioni di persone e un lungo tratto di confine condiviso con la Cina - non ha registrato sinora decessi a causa della pandemia. Si avete capito bene: zero morti. Nessuno dal primo positivo registrato il 23 gennaio. E, secondo i dati della Johns Hopkins University, i casi confermati di Covid-19 sono 328. Uno studio condotto da una ventina di esperti di salute pubblica del Paese ha evidenziato come il 43% dei primi 270 casi di Covid accertati fossero pazienti asintomatici.

Un risultato tanto più straordinario se si considera che il Vietnam è un paese a reddito medio-basso con un sistema sanitario molto meno avanzato rispetto ad altri nella regione asiatica. In Vietnam, visitato ogni anno da milioni di cinesi, ci sono - stando alla Banca Mondiale - otto medici ogni 10.000 persone, un terzo del rapporto rispetto alla Corea del Sud. Per gli scettici i dati ufficiali sembrano troppo positivi per essere veri. «Sono tutti i giorni nei reparti, conosco i casi, so che non ci sono stati decessi», ha detto alla Cnn Guy Thwaites, un medico, esperto di malattie infettive che lavora in uno dei principali ospedali per pazienti Covid e che dirige la Oxford University Clinical Research Unit di Ho Chi Minh City.

Come ha fatto il Vietnam? La ricetta, secondo gli esperti di salute pubblica, è in una combinazione di fattori, dalla risposta tempestiva del governo per evitare la diffusione del virus alle misure rigorose di tracciamento dei contatti e quarantena e una campagna di informazione capillare, con la mobilitazione dell'apparato della propaganda. Il Paese aveva iniziato a prepararsi all'emergenza ben prima dei primi due casi confermati il 23 gennaio (un cittadino cinese che vive in Vietnam e suo padre, che avevano viaggiato da Wuhan), all'indomani dei quali sono stati bloccati tutti i voli da e per Wuhan, la megalopoli cinese che per prima ha fatto i conti con il coronavirus. «Non abbiamo aspettato solo le linee guida dell'Oms - ha detto Pham Quang Thai, numero due del Dipartimento di controllo delle infezioni dell'Istituto nazionale di igiene ed epidemiologia di Hanoi - Abbiamo usato i dati che arrivavano dall'estero e dall'interno del Paese per agire in anticipo». Così a inizio gennaio c'era già il controllo della temperatura per i passeggeri in arrivo in aereo da Wuhan. Il Vietnam ha iniziato a prepararsi ad affrontare un focolaio di coronavirus settimane prima che venisse rilevato il suo primo caso. All'epoca, le autorità cinesi e l'Organizzazione mondiale della sanità avevano entrambe sostenuto che non vi erano "prove chiare" per la trasmissione da uomo a uomo, ma il Vietnam non voleva correre rischi.

A metà gennaio il vice premier Vu Duc Dam chiedeva alle agenzie governative «misure drastiche» per contenere la diffusione del virus. Il primo febbraio venivano sospesi tutti i voli con la Cina e il giorno arrivava lo stop ai visti per i cittadini cinesi, fino ad arrivare a fine marzo con il divieto d'ingresso per tutti gli stranieri. Ha contribuito a contenere i contagi anche la campagna di informazione che ha sfruttato giornali e tv. I pazienti Covid, ha spiegato Pham, devono fornire alle autorità un elenco dettagliato di tutte le persone incontrate negli ultimi 14 giorni e giornali e tv danno notizia di quando e dove si è recata una persona che ha contratto l'infezione. Tre giorni dopo, ha istituito un comitato direttivo nazionale per il controllo dell'epidemia - lo stesso giorno in cui l'OMS ha dichiarato pubblico il coronavirus emergenza sanitaria di rilevanza internazionale. Mentre il paese celebrava le vacanze del Capodanno lunare, il suo primo ministro Nguyen Xuan Phuc dichiarava guerra al coronavirus: «Combattere questa epidemia è come combattere il nemico», le sue parole in un vertice d'emergenza del Partito Comunista il 27 gennaio. E quando al Bach Mai Hospital di Hanoi sono stati accertati decine di casi di coronavirus, le autorità hanno subito imposto il lockdown per la struttura e tracciato quasi 100.000 persone che vi si erano recate. 

Ma il lockdown, il distanziamento, l'isolamento, sono stati realizzati grazie a un rispetto ferreo delle regole. Il metodo attuato forse non avrebbe potuto essere messo in pratica in Europa. Quando a metà aprile, dopo 8 giorni senza nuovi casì, il Vietnam "scoprì" di avere due nuovi positivi l'intervento fu immediato. Si trattava del paziente 269, maschio di 23 anni del Comune di Hurng Mai, e del Paziente 270, femmina di anni 22 anni, del distretto di Tien Dong. La procedura vietnamita è quella di rendere noto il sesso, l’età e la residenza del positivo/a e di trasferirli immediatamente in una quarantena sanitaria sicura. Un paziente di coronavirus confermato deve fornire alle autorità sanitarie un elenco esaustivo di tutte le persone che ha incontrato negli ultimi 14 giorni. Gli annunci vengono pubblicati sui giornali e trasmessi in televisione per informare il pubblico su dove e quando è stato un paziente affetto da coronavirus, chiedendo alle persone di rivolgersi alle autorità sanitarie per testare se sono stati anche lì allo stesso tempo. Tutti dunque conoscono il luogo e possono, se del posto, persino riconoscere le persone e dunque anche sapere se sono entrati in contatto con positivi. «Lo sforzo di rintracciamento dei contatti è stato così meticoloso che va oltre i contatti diretti di una persona infetta, ma rileva anche i contatti indiretti. Non credo che nessun paese abbia realizzato una quarantena a quel livello», ha detto Thwaites. E il sistema, accompagnato a lockdown selettivi – più o meno duri – che arrivano sino a blocchi semi parziali, parziali o totali di intere aree o villaggi, funziona così bene che il Vietnam conta oggi un numero totale di pazienti infetti a livello nazionale di 328 di cui ben 307 guariti.

Circa 70.000 persone sono state messe in quarantena nelle strutture governative, mentre circa 140.000 sono state isolate in casa o in hotel. Sono stati creati siti web dedicati, hotline telefoniche e app per aggiornare la popolazione sulle novità dell'epidemia. Il ministero della salute ha inoltre inviato regolarmente promemoria ai cittadini tramite messaggi sms. Anche il massiccio apparato di propaganda del paese è stato mobilitato, aumentando la consapevolezza della gente attraverso altoparlanti. Alla fine di febbraio, il ministero della salute ha pubblicato un video musicale accattivante basato su un successo pop vietnamita per insegnare alle persone come lavarsi correttamente le mani e altre misure igieniche durante l'epidemia. Conosciuta come la "canzone del lavaggio delle mani", è diventata immediatamente virale, con oltre 50 milioni di visualizzazioni su Youtube.
Così si è arrivati a fine aprile, quando - dopo tre settimane di lockdown - sono state revocate le misure di distanziamento fisico e sociale. Hanno riaperto gli uffici. Scuole e università hanno riaperto questo mese. La vita torna gradualmente alla normalità.
 

Sabato 6 Giugno 2020, 08:45 - Ultimo aggiornamento: 13:23
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