Brexit, Boris Johnson lancia la sfida: andiamo al voto il 12 dicembre

Giovedì 24 Ottobre 2019
Brexit, Boris Johnson lancia la sfida: andiamo al voto il 12 dicembre

Niente più Halloween Brexit, l'obiettivo sono ora le elezioni sotto Natale. Boris Johnson rompe gli indugi - dopo essere riuscito a strappare lunedì una maggioranza a Westminster solo sul primo passo del suo accordo di divorzio dall'Ue, ma non il via libera a un iter sprint per chiudere la partita entro il 31 ottobre come aveva promesso - e rilancia la carta del voto politico anticipato: annunciando per lunedì una nuova mozione del governo Tory in Parlamento per cercare di ottenere lo scioglimento della Camera dei Comuni il 6 novembre e la convocazione delle urne il 12 dicembre. La battaglia parte in salita, poiché la mozione per passare richiederà il quorum dei due terzi. 

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E le prime reazioni dei partiti di opposizione sono invece improntate a confermare l'ostruzionismo, almeno per ora. Ma la sfida sale di tono e Johnson appare determinato a mettere in imbarazzo i rivali descrivendoli come notabili asserragliati nel palazzo, impauriti dall'affrontare il giudizio «del popolo». L'annuncio è arrivato al termine di una riunione del Consiglio di gabinetto. Ed è stato formalizzato in aula dal ministro Jacob Rees-Mogg, Leader of the House, dopo che i Comuni avevano approvato con 310 sì contro 294 no i contenuti del Queen's Speech: ossia le linee programmatiche del governo. BoJo ha spiegato di essere pronto a concedere più tempo, come chiede l'opposizione, per dibattere «l'eccellente deal» da lui raggiunto con Bruxelles in extremis, ma solo a patto che i deputati dicano finalmente sì alle elezioni per rompere lo stallo in ogni caso. Altrimenti la minaccia dell'esecutivo è quello di continuare a mettere in calendario la mozione per il voto «giorno dopo giorno».

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E magari, chissà, di presentare persino un'auto-sfiducia per la quale basterebbe la maggioranza semplice. La proposta, del resto, arriverà in aula dopo che l'Ue avrà deciso - nel fine settimana - sulla durata dell'estensione dell'uscita del Regno dall'Ue oltre il 31 ottobre, sgomberando il campo dall'incubo no deal invocato dai suoi avversari. In un'intervista alla Bbc, Johnson ha invitato in primis l'opposizione laburista - il cui leader Jeremy Corbyn aveva più volte detto di essere pronto ad accettare la sfida del voto una volta che la proroga fosse stata ottenuta e che il rischio 'hard Brexit' non fosse più sul tavolo - a dire sì questa volta alle elezioni. In modo che la Camera sia sciolta il 6 novembre e possa iniziare la campagna elettorale.

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Una campagna che nelle parole del primo ministro, polemiche verso il Parlamento e i suoi ostacoli alla Brexit, sarà improntata allo slogan "Get Brexit done", cioè all'impegno di portare a termine a tre anni e mezzo dal risultato pro Leave del referendum del 2016 l'addio di Londra all'Ue e di permettere al Paese di «guardare avanti». «Sarebbe moralmente del tutto incredibile» se Corbyn e i leader degli altri partiti d'opposizione - dagli indipendentisti scozzesi dell'Snp di Nicola Sturgeon ai liberaldemocratici di Jo Swinson, entrambi categoricamente anti Brexit e favorevoli a un secondo referendum - rigettassero sia di approvare l'accordo, sia di andare subito alle elezioni restituendo così la parola «al popolo britannico», ha tuonato ancora Johnson.

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Che per rafforzare il messaggio non ha mancato di pubblicare una lettera aperta a Jeremy Corbyn sul suo profilo Twitter in cui accusa Westmister d'aver «rifiutato di prendere una decisione» e di tenere «in ostaggio il Paese», mentre paventa conseguenze negative «per il business, il lavoro e la pubblica fiducia nella democrazia» se «la paralisi continuasse fino al 2020». Non senza sfidare il numero uno del Labour - in difficoltà anche per le divisioni interne al suo partito - a rispettare gli impegni presi: «Lei aveva ripetutamente detto - gli ricorda pungente il premier - che avrebbe sostenuto immediatamente il ricorso a elezioni una volta che l'Ue avesse accettato la richiesta del Parlamento di un rinvio (della Brexit) al 31 gennaio. Suppongo che questa resti la sua posizione e che lei ora sostenga il voto affinché gli elettori possano sostituirsi a un Parlamento fallito».

Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 09:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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