Afghanistan, atto finale. Biden: «Basta guerre, ci sono nuove minacce»

Biden: «L'evacuazione un successo straordinario». Poi il messaggio all'Isis: vi inseguiremo fino agli inferi
di Anna Guaita
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Martedì 31 Agosto 2021, 22:04 - Ultimo aggiornamento: 1 Settembre, 11:10

E’ arrivato al microfono con due ore di ritardo, ma Joe Biden è apparso combattivo e lucido. Il discorso in cui ha spiegato le ragioni e il risultato dell’uscita dall’Afghanistan, la sera prima, è stato un appuntamento storico, un momento di alto valore simbolico: «E’ la fine di un’era. Dobbiamo ora guardare alle minacce di oggi e a quelle del futuro» ha spiegato. Gli Usa, ha ricordato, erano andati in Afghanistan per sconfiggere Al Qaeda, colpevole degli attentati dell’Undici Settembre: «E’ una missione che abbiamo concluso 10 anni fa, con la presa di Osama bin Laden. Eppure siamo rimasti altri dieci anni. Ma non ero pronto a rimanere altri dieci. Mi ero impegnato con il popolo americano a finire quella guerra e oggi vi dico: è finita». 

IL SUCCESSO
Biden ha sottolineato il grande successo dell’evacuazione, che ha visto «diplomatici, soldati, membri dell’intelligence, volontari, e forze alleate rischiare la vita per salvare le vite di americani e amici». Ha risposto indirettamente a molte delle critiche che gli sono state mosse nelle ultime settimane, e ha spiegato perché non era possibile estendere la permanenza, «Avrebbe richiesto l’impegno di altre migliaia di soldati e una nuova guerra, un’escalation», cominciare l’evacuazione prima, «avrebbe significato togliere il tappeto da sotto i piedi al governo di Kabul quando si sperava che resistesse almeno qualche mese», o usare altri aeroporti, «I militari pensavano che solo Kabul permettesse l’evacuazione sicura di civili». Il presidente ha ricordato l’eroismo dei 13 soldati uccisi dal terrorismo e ha ribadito che ci si aspettava che l’esercito afghano avrebbe opposto una resistenza più decisa contro l’avanzata dei talebani. Ha lanciato una frecciatina agli americani arrivati all’aeroporto negli ultimi giorni, circa 5600: «Sin da aprile avevamo lanciato ammonimenti e inviti a lasciare il Paese – ha rivelato –. Lo abbiamo fatto 19 volte. Queste persone pensavano di voler rimanere, ma poi i talebani sono arrivati a Kabul e hanno deciso di andar via. Li abbiamo aiutati in tutti i modi, persino accompagnandoli a piedi. Eppure non dimentichiamo che ce ne sono altri 100-200, detentori di doppia cittadinanza, sulla cui sicurezza dovremo impegnarci al massimo della nostra capacità, anche con l’aiuto dell’Onu» . 

IL PAESE SPACCATO
Comunque sia stato ricevuto il discorso di ieri, resta nel Paese un’opinione pubblica divisa. Se la maggioranza finora è stata d’accordo a lasciare l’Afghanistan, una maggioranza anche più vasta e chiaramente bipartisan non voleva che i soldati si lasciassero dietro dei cittadini americani o anche degli afghani amici e collaboratori. Ora gli Usa non hanno più nessuna presenza a Kabul, e le operazioni consolari sono state spostate a Doha, nel Qatar. L’ex ambasciatore, John Bass, guiderà personalmente un ufficio del Dipartimento di Stato interamente dedicato a tentare il salvataggio di chi è rimasto in Afghanistan. Ovvia è la paura che i talebani non mantengano le promesse di dialogo e che vogliano trattenere questi individui come pedine di scambio o veri e propri ostaggi. Il presidente può dire che gli Usa hanno «leve e strumenti» per obbligare gli studenti coranici a trattare, ma a loro volta quelli hanno nelle loro mani la vita di persone che stanno molto a cuore alla Casa Bianca. Alcuni repubblicani continuano a invocare le dimissioni di Biden, e Donald Trump si è fatto risentire con la sua solita enfasi, e ha sostenuto che «bisognava colpire l‘Afghanistan anni fa, molto duramente, e poi lasciarlo marcire». Ma anche fra i democratici qualcuno suggerisce sottovoce che forse sarebbe una buona idea chiedere le dimissioni del ministro della Difesa Lloyd Austin e del segretario di Stato Tony Blinken, i due membri del “Consiglio di Guerra” più direttamente responsabili della ritirata, Lloyd dal punto di vista militare e Blinken da quello diplomatico. 

 

 

GLI AIUTI
Biden tuttavia è noto per essere moto leale verso i suoi collaboratori, e alcuni commentatori più ottimisti pensano che eventuali ricadute positive per il presidente evaporeranno, sempre che dall’Afghanistan non vengano problemi, per esempio attentati terroristici, e che le decine di migliaia di profughi accolti nel Paese riescano a essere assimilati senza incidenti. Per i 6000 americani riportati a casa, il Senato ieri ha votato una piacevole sorpresa: un pacchetto di aiuti finanziari che li sosterrà dopo l’avventura del ritorno. 

 

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