Il ministro Guerini al Messaggero: «Difesa comune Ue non più rinviabile»

Il ministro Guerini al Messaggero: «Difesa comune Ue non più rinviabile»
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 1 Settembre 2021, 00:26 - Ultimo aggiornamento: 10:43

Egregio Direttore,
ho letto con molta attenzione l’intervento del Professor Prodi sul suo giornale “Ripensare la Nato: la lezione afghana”.

Certamente gli eventi drammatici cui abbiamo assistito ci chiamano, come ho sottolineato in Parlamento, ad una profonda riflessione, sia nei contesti internazionali sia a livello nazionale, per ripensare ai nostri modelli di intervento e alla necessità di un approccio multidimensionale, coerente, efficace e condiviso, di cui chiaramente le Forze Armate sono una delle componenti. 

La Nato ha da tempo avviato un processo di revisione strategica, il cosiddetto Nato 2030. Sono convinto che la “lezione afgana” debba essere lo spunto per tracciare l’idea stessa di Nato del futuro. Una Nato che dovrà relazionarsi in maniera sempre più efficace con le altre grandi organizzazioni internazionali, prima fra tutte l’Unione Europea.

Unione chiamata con urgenza, dopo l’epilogo afgano, a definire coraggiosamente la propria autonomia strategica, valorizzando al massimo le peculiarità e gli strumenti che le sono propri, essendo l’organizzazione che, più di tutte, ha le capacità di intervenire con efficacia nella realizzazione di azioni proiettate allo sviluppo economico, culturale e sociale dei Paesi in cui siamo chiamati ad operare. 

Il tema della Difesa Comune, oggetto delle recentissime autorevoli sollecitazioni del Presidente della Repubblica, è tornato, negli ultimi due anni e anche grazie all’azione propulsiva italiana, centrale nella discussione politica europea. Una serie di iniziative concrete è stata avviata per promuovere una più forte integrazione nel settore, attraverso l’irrobustimento delle capacità, lo sviluppo di una più solida base industriale e l’adattamento dell’architettura istituzionale della Ue.

Credo sia infatti ormai chiaro a tutti, e la crisi afgana ce lo dimostra plasticamente, che siamo chiamati ad assumerci responsabilità sempre maggiori, nel quadro di quella che, già oggi, si chiama non a caso Politica di Sicurezza e Difesa Comune. La Difesa europea va perciò vista non tanto, o non solo, come la risposta ad un’esigenza operativa o finanziaria, quanto piuttosto come un tassello fondamentale e necessario alla costruzione di un’Europa più pienamente politica, indispensabile per poter competere sulla scena mondiale.
Non si tratta perciò di formare semplicemente un Esercito comune, ipotesi a mio avviso molto romantica, ma di promuovere una maggiore assunzione di responsabilità, da parte dell’Unione, nel campo della difesa e sicurezza.

Questo non in contrapposizione, ma anzi in piena sinergia con la Nato. Come ho in più occasioni sostenuto, la convinta promozione dello sviluppo e dell’acquisizione di capacità militari europee deve essere assolutamente interpretata quale naturale e coerente azione di rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza Atlantica, a conferma dell’indissolubilità del solido rapporto transatlantico, e con l’obiettivo di consentire all’Europa di contribuire in maniera sostanziale ed efficace alla sicurezza e alla stabilità globale. 

Per fare ciò è necessario e urgente un orizzonte politico e una visione comune: analisi delle minacce, definizione di una agenda politica condivisa, costruzione di capacità comuni e soprattutto volontà di utilizzarle come Unione. 

È il lavoro che stiamo conducendo insieme, con la definizione della Bussola Strategica, che vedrà la luce nel 2022 e che certamente ci porterà ad un importante e decisivo passo in avanti nella direzione della Difesa europea. La lezione afgana deve essere di stimolo per rafforzarne il coraggio e il livello di ambizione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA